sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Antonio Esposito

Il Fatto Quotidiano, 13 ottobre 2022

Come previsto, la “riforma Cartabia” sul sistema di elezione dei membri togati del Csm ha avuto l’effetto di rafforzare lo strapotere delle correnti dell’Anm - (vere e proprie metastasi del Csm) - che sono riuscite a far eleggere ben 19 componenti su 20 travolgendo gli oltre 40 candidati tra “Indipendenti”, “sorteggiati ex lege per parità di genere” e altri “sorteggiati con la presenza di un notaio”. Solo uno di questi ultimi è stato eletto (grazie ai resti del proporzionale).

Hanno vinto - come era prevedibile, atteso il sistema elettorale adottato - le correnti maggioritarie e, cioè, “M.I.” con 7 togati ed “Area” con 6, mentre “Unicost” ne ha eletti 4 e “M.D.” 2 (di cui 1 P.M., neo-fuoriuscito di Area, che ha corso con il sostegno della corrente M.D.). Naturalmente, sono stati eletti “pezzi da 90” della vita associativa e correntizia come Maurizio Carbone, ex segretario generale dell’ANM ed ex Presidente nazionale di Area; e come Paola D’Ovidio, segretario generale di M.I.; e così Eduardo Cilenti ex segretario generale ANM, componente commissione per la riforma del CSM presso il Ministero di Giustizia, e componente eletto dell’organo di autogoverno della giustizia tributaria; e, così, anche Antonello Cosentino (Area), ex Presidente della giunta esecutiva dell’ANM presso la Cassazione; e, così, ancora, Tullio Morello, ritenuto esponente di punta di Area. Non ce l’ha fatta un magistrato importante e noto come Woodcock, così come non ce l’hanno fatta altri magistrati abbastanza noti come Carlo La Speranza e Gregorio Capasso, a dimostrazione che, anche con la riforma Cartabia, senza il sostegno delle correnti non si va da nessuna parte. Va ricordato che la riforma del sistema elettorale ha trovato la sua genesi nella circostanza che nel 2019, il CSM era stato travolto da polemiche e scandali legati al fenomeno delle degenerazioni delle correnti dell’ANM che avevano, da anni, occupato ed inquinato il CSM. Orbene, atteso l’effetto perverso scaturito dal nuovo sistema elettorale, sorgono spontanee alcune domande da porsi rispettivamente al Capo dello Stato, alla ministra di Giustizia, l’ex ciellina Cartabia e a quei magistrati (la maggior parte) che hanno votato per i candidati delle correnti.

Che cosa ne pensa il Capo dello Stato, che è anche il Presidente del CSM - preso atto dei risultati della riforma - del fatto che sia la classe politica che i magistrati hanno disatteso i suoi moniti, lanciati all’indomani dello scandalo dell’indegno “mercato delle nomine”, con i quali aveva invitato - atteso il “quadro sconcertante ed inaccettabile emerso” - appunto, la classe politica e i magistrati a provvedere alla “riforma della composizione e formazione del C.S.M. con il superamento di logiche di appartenenza”, e “a porre attenzione critica al ruolo e alla utilità stessa delle correnti interne alla vita associativa dei magistrati”?

Che cosa pensa dei risultati della riforma, la ministra Cartabia che istituì, nel marzo 2021, la commissione ministeriale che, nella relazione conclusiva per la riforma del CSM, aveva indicato le modifiche da attuare per “ostacolare il consolidarsi di aggregazioni di interessi che trascendano il corretto esercizio delle funzioni consiliari” e “nell’ottica di ridurre il peso delle correnti nella competizione elettorale”?

Ed, infine, c’è da chiedersi se, tra i tanti magistrati che hanno votato per i candidati delle correnti, non ci siano anche quelli che, quando il torbido sistema stava per crollare, cercavano ipocriticamente scampo denunziando il malcostume - (per anni denunciato, invano, dal Fatto Quotidiano e da tutti i magistrati conosciuto) - e gridavano: “No alle logiche spartitorie”; “basta degenerazioni correntizie e giochi di potere”, volevano recuperare “l’etica della funzione” e cambiare “metodi di selezione e di rappresentanza” e invocavano “il riscatto o saremo perduti”. Il torbido sistema non è crollato, il riscatto non c’è stato; vi è stata, invece, l’impostura, consueta in questo Paese di “Gattopardi”, di invocare (fraudolentemente) il cambiamento perché nulla cambi per poter così festeggiare: “lunga vita alle correnti” (che garantiscono prestigiosi incarichi e brillanti carriere).