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di Errico Novi

Il Dubbio, 6 aprile 2022

Via libera, anche dal Pd, all’emendamento che vincola promozioni e incarichi di giudici e pm alle performance raccolte nella “banca dati”. Con un doppio livello. Uno sulle toghe ordinarie, che vedranno le loro valutazioni di professionalità subordinate all’ormai famoso “fascicolo delle performance”, proposto dal vicesegretario di Azione Enrico Costa.

L’altro per i giudici amministrativi e contabili, che mezza maggioranza vuole - non senza validi motivi - assoggettare al medesimo regime previsto per gli ordinari in materia di “porte girevoli”, anche quando la “contaminazione” con la politica consiste in un incarico da capo di gabinetto.

Andiamo con ordine. Intanto ieri ha fatto cilecca il via all’esame formale degli emendamenti nella commissione Giustizia di Montecitorio: un solo voto, ne restano altri 250, tanti quanti i subemendamenti depositati dai partiti al testo Cartabia (che a propria volta integra il ddl base di Alfonso Bonafede). Il presidente della commissione Mario Perantoni, deputato 5S, spiega che, certo, l’articolo 1, in quanto “incipit” era “un’occasione per i vari gruppi di esprimere le posizioni di carattere generale”, dopodiché si deve procedere “quanto prima”. Forse andrà meglio oggi, con nuovo step dell’esame dalle 14. Ma la vera partita si è giocata in sede politica, cioè nel doppio round della riunione fra i capigruppo Giustizia della maggioranza, la guardasigilli e altri rappresentanti del governo, inclusi i dirigenti della Presidenza del Consiglio. Un dato è ormai acquisito: il via libera alla proposta di Azione sul “fascicolo”.

Lunedì è arrivato il parere favorevole di Cartabia. All’inizio, davanti alla prima versione della norma, i rappresentanti del Pd hanno obiettato che si rischiava “un accanimento nei confronti della magistratura, uno scivolamento verso pretese punitive che non sembrano coerenti con l’impianto complessivo della riforma”. Ma le preoccupazioni dem sono poi state superate: via Arenula ha riformulato il testo, dettagliatissimo, di Costa, alla fine accolto positivamente da tutti. Il ministero ha assicurato che la norma non irrigidisce l’ottica valutativa nei confronti delle toghe.Il fascicolo viene istituito non solo “ai fini delle valutazioni di professionalità” ma anche per “il conferimento degli incarichi” direttivi e semidirettivi.

Tale banca dati sulle performance includerà “per ogni anno di attività i dati statistici e la documentazione necessaria per valutare il complesso dell’attività svolta, inclusa quella cautelare, sotto il profilo sia quantitativo che qualitativo, la tempestività nell’adozione dei provvedimenti, la sussistenza di caratteri di significativa anomalia in relazione all’esito degli atti e dei provvedimenti nelle successive fasi o nei gradi del procedimento e del giudizio”. C’è tutto: di fatto d’ora in poi gli scatti di carriera e di stipendio (a questo servono le valutazioni di professionalità) e le nomine di procuratori capo o presidenti di Tribunale non potranno prescindere da tale documentazione.

E attenti al passaggio della norma in cui si richiama l’eventuale “significativa anomalia” di troppo ricorrenti bocciature per le decisioni (nel caso dei giudici, anche civili) o per le richieste (nel caso dei pm): è il meccanismo a cui da tempo guardava Enrico Costa anche come alternativa al divieto, per il pm, di impugnare le assoluzioni. “Intanto la riformulazione del ministero”, spiega Costa al Dubbio, “ha semplicemente l’obiettivo, come è stato spiegato nella riunione, di ricomprendere nella norma tutti i casi possibili, anche le performance dei giudici civili. In secondo luogo, con un fascicolo del genere anche le famose valutazioni degli avvocati potranno avvenire su basi certe. Ancora”, prosegue il vicesegretario di Azione, “finora il 99 per cento di valutazioni di professionalità positive deliberate dal Csm derivava dal fatto che in realtà non si guarda in concreto l’opera di quel giudice o di quel pm: gli si dà un voto positivo di natura politica”.

Riguardo all’accordo raggiunto, sulla proposta, dalla maggioranza, Costa osserva: “C’era stato il no al sorteggio, il no al mio emendamento che avrebbe recuperato nel ddl sul Csm la responsabilità diretta del magistrato non ammessa a referendum: non fosse passata neppure la mia proposta sul fascicolo delle performance, allora saremmo tornati alla carica sui primi due punti”.Il “saremmo” di Costa pare implicitamente alludere anche al centrodestra propriamente detto, che dunque, a fronte dell’ok alla “banca dati” sui flop delle toghe, sarebbe pronta a dire addio al sorteggio temperato. Non alla separazione delle funzioni, sulla quale si dovrà discutere ancora. D’altronde, lunedì c’era stato il via libera anche all’altro emendamento sottoposto due giorni fa da Costa agli alleati, relativo all’illecito disciplinare tipizzato per il pm che induca l’adozione di misure restrittive della libertà personale grazie all’occultamento di elementi favorevoli all’indagato.

È ormai acquisito pure l’ok sull’emendamento che introduce un’ulteriore ipotesi di illecito per il magistrato che violi le norme sulla presunzione d’innocenza. Una vera e propria stretta sulla magistratura, dunque: improvvisa e imprevedibile. Grande spazio meriterebbe pure il capitolo sul quale si è infiammata la doppia riunione politica di ieri: i limiti al rientro nella giurisdizione per i fuori ruolo, e in particolare per i magistrati amministrativi e contabili. Già lunedì il legislativo di Palazzo Chigi, il mitico Dagl, aveva chiesto di prevedere una “decontaminazione” più rapida per i giudici di Consiglio di Stato e Tar, inclusi quelli cooptati nei ministeri come capi di gabinetto. Ieri mattina ne ha discusso, con i partiti e Cartabia, il capo del dipartimento, Carlo Deodato, direttamente interessato dalla misura in quanto ex presidente di sezione al Consiglio di Stato. A quanto si apprende, con apprezzabile fair play la presidenza del Consiglio ha consegnato ieri pomeriggio un parere favorevole alla soluzione ormai acquisita come “lodo Caliendo” (dal nome del senatore di FI): dopo l’esperienza da tecnico nel governo, anche il giudice amministrativo deve stare per un anno lontano dalla giurisdizione, con ulteriori tre anni “low profile”, cioè senza possibilità di assumere ruoli direttivi.

Solo Italia Viva, con gli emendamenti a prima firma Catello Vitiello condivisi anche dal coraggioso ex magistrato Cosimo Ferri (altro che presenza inopportuna) aveva proposto un divieto di rientro definitivo al pari dei magistrati eletti in Parlamento. Comunque, anche la soluzione passata ieri sera è severa. Ed è un altro segno della virata hard assunta dalla riforma.