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di Giovanni M. Jacobazzi

Il Dubbio, 21 ottobre 2022

Il partito di Renzi e Calenda sarebbe determinante per raggiungere il quorum di 360 voti. “Urge insediare il nuovo Consiglio superiore della magistratura”. A dirlo è stato ieri dalle colonne del Giornale Matteo Renzi.

Il leader di Italia viva, commentando l’assoluzione questa settimana dei suoi genitori davanti alla Corte d’appello Firenze, ha rivolto l’invito ai presidenti di Camera e Senato affinché convochino quanto prima le aule per eleggere i dieci componenti laici di Palazzo dei Marescialli. I venti togati, come si ricorderà, sono già stati eletti.

La nuova consiliatura si sarebbe dovuta insediare alla fine dello scorso mese di settembre ma a causa della crisi del governo Draghi, e con il successivo ricorso alle elezioni anticipate, il passaggio di consegne è slittato a data da destinarsi. Al momento, dunque, il Csm sta operando in regime di ‘prorogatio’.

Sulla assegnazione dei posti per la prima volta la maggioranza di centro destra potrebbe fare l’en plein. Il Dubbio aveva riportato nelle scorse settimane alcune indiscrezioni secondo cui, grazie proprio all’appoggio di Renzi, ci sarebbero i numeri per non lasciare al Pd e ai 5stelle alcun posto.

Al momento, senza l’accordo con i renziani, la suddivisione dei 10 posti è 7 alla maggioranza e 3 all’opposizione. Per essere più precisi, 3 a Fratelli d’Italia, 2 ciascuno a Lega e Forza Italia, uno a testa per Pd, Italia viva - Azione e M5s.

La legge prevede che ogni eletto debba ricevere i tre quinti dei voti dell’intero Parlamento. Su 600 votanti, il quorum necessario è quindi di 360. Il centrodestra ha 352 seggi, non sufficienti per poter eleggere tutti i componenti laici. Per evitare di dover scendere a patti con il Pd e con il M5s, sarebbe allora necessario un accordo preventivo con Italia viva - Azione che ha 30 seggi e potrebbe così incassare tutti i posti destinati all’opposizione. In cambio Italia viva - Azione avrebbe 3 posti.

Se si realizzasse questo scenario, il centrodestra potrebbe anche conquistare la vice presidenza del Csm, da decenni appannaggio esclusivo di esponenti della sinistra o, comunque, di centrosinistra. A quel punto, però, la partita è destinata a complicarsi. Fra i vari partiti della coalizione di centrodestra, solo Forza Italia ha oggi i candidati maggiormente spendibili: Francesco Paolo Sisto, Elisabetta Alberti Casellati e Pierantonio Zanettin.

Tutte figure autorevoli e in grado di ricoprire senza problemi il ruolo di vice del capo dello Stato che è appunto il presidente del Csm. Sisto e Casellati sono stati entrambi sottosegretari alla Giustizia. Zanettin, come anche Casellati, è stato componente del Csm nel 2014- 2018. Il problema risiede nel fatto che i tre sono senatori e che quindi dovrebbero dimettersi da Palazzo Madama.

Per quanto riguarda Sisto e Caselatti bisognerebbe anche indire delle elezioni supplettive, essendo stati eletti nell’uninominale. Elezioni non necessarie per Zanettin che è stato invece eletto nel plurinominale. Una decisione, quella delle dimissioni, che non potrà non avere il via libera di Giorgia Meloni visto che i numeri Senato sono alquanto risicati. Per quanto riguarda gli altri componenti, oltre ai nomi già circolati come Francesco Urraro per la Lega e Lucia Annibali per Italia viva, negli ultimi giorni starebbe prendendo piede l’ipotesi Pieremilio Sammarco, avvocato romano e professore di diritto all’università di Bergamo. Il padre di Sammarco, Carlo, era stato presidente del tribunale di Roma. La sua sarebbe una di quelle candidature di ‘alto profilo’ e non strettamente politiche reclamate dal presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia.