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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 1 novembre 2025

L’organo di giustizia disciplinare di una categoria non era mai stato sottratto all’elezione da parte dei propri appartenenti. Di Pietro contro Gratteri, Falcone oppure Borsellino, il ponte di Messina ed Enzo Tortora, il professor Vassalli e a momenti pure Pericle l’ateniese: sotto i fumogeni di questo gioco delle figurine, che galvanizza i favorevoli e ipnotizza pure i contrari alla legge spacciata come “separazione delle carriere” tra giudici e pm (0,21% in 5 anni) e tra pm e giudici (0,83%), scolora un fatto: e cioè che, con l’indignata autorevolezza anticorrentismo di chi ha riempito il ministero della Giustizia proprio di ex questuanti e ex compagni di chat correntizie di Palamara, l’approvata riforma costituzionale di iniziativa governativa stabilisce - nel separare due Consigli superiori della magistratura tra pm e giudici - il sorteggio dei loro membri, nonché dei membri di una nuova Alta Corte destinata a sottrarre al Csm la giustizia disciplinare sulle toghe. 

È la prima volta che il sorteggio entra nell’individuazione dei rappresentanti di un organo di rilevanza costituzionale, peraltro in contrasto con la raccomandazione che l’organo consultivo “Greco” dei 47 Paesi del Consiglio d’Europa ha rivolto in passato (ad esempio a Bulgaria, Portogallo, Slovacchia Azerbaijan, Montenegro) affinché almeno metà dei componenti di queste istituzioni sia costituita da magistrati eletti dai loro pari. È la prima volta che dalla giustizia disciplinare di una categoria viene esclusa l’elezione da parte dei propri appartenenti (come avvocati, ingegneri, giornalisti). 

È la prima volta che nella procedura di revisione costituzionale il governo dichiara (e ottiene) che il Parlamento nelle quattro letture neppure ritocchi una sola riga. Ed è la prima volta che succede con una truffa delle etichette, cioè con sorteggio vero solo per i componenti togati (estrazione secca su platea generale di magistrati, in un trionfo del grillino “uno vale uno” ora imbracciato dalla destra), e con sorteggio invece finto per i componenti laici, estratti su una rosa scelta e votata dai partiti in Parlamento: basterà che nella futura legge ordinaria (a cui per i dettagli attuativi rimanda la riforma costituzionale) la maggioranza restringa il listino dei sorteggiabili a un listino contenuto, se non addirittura all’esatto numero di componenti laici, ed ecco che per loro il sorteggio (finto) diventerà una elezione (vera), con ben diversi legittimazione, peso, competenza. 

Questa distorsione si sommerà alla sorteggiabilità all’Alta Corte disciplinare solo di magistrati con funzioni di legittimità, quindi con iniezione nel sistema di una dose di gerarchia stridente con la pure costituzionale norma per la quale invece “i magistrati si distinguono tra loro soltanto per diversità di funzioni”. 

E si aggiungerà alla regola per cui il magistrato condannato dall’Alta Corte disciplinare sarà espropriato del diritto riconosciuto dalla Costituzione a qualunque cittadino di ricorrere in Cassazione, perché potrà impugnare la sentenza solo davanti alla medesima Alta Corte, e cioè solo davanti a “colleghi” di quelli che hanno preso la decisione impugnata: il che, per chi propaganda la grossolana retorica del giudice condizionato dalla “colleganza” col pm, é esilarante contraddizione, al pari del fatto che a esercitare l’azione disciplinare contro i giudici resterà come oggi, oltre che il Guardasigilli, il vertice dei pm intanto però separati dai giudici, e cioè il procuratore generale della Cassazione. 

Quando a gennaio 2025 la riforma fu votata al Senato in prima lettura, il ministero della Giustizia festeggiò pubblicando sulla home page una spettacolosa grafica di due togati con la parrucca in una bolgia di pugni alzati, bandiere tricolori e astanti urlanti, salvo poi precipitarsi a rimuoverla come “non intenzionale pubblicazione” di una “simulazione con Intelligenza artificiale, non appropriata” e “non autorizzata”. Ma preveggente.