di Liana Milella
La Repubblica, 8 agosto 2020
Il Cdm approva la legge delega. Il ministro: "Sarebbe stata così anche senza il caso Palamara". Proteste contro il sorteggio per l'elezione. Il caso Palamara costerà molto alla magistratura. Lo dimostra la riforma del Csm firmata dal Guardasigilli Alfonso Bonafede.
Che dopo molti mal di pancia passa in Consiglio dei ministri. E suscita subito la rivolta delle toghe che definiscono "svilente" il sistema del sorteggio che rispunta nella legge elettorale e già pensano alla futura guerra non solo sulla burocratizzazione del Csm e sulle nuove minacce disciplinari, ma pure sull'organizzazione delle procure e sulle regole anti correnti.
È una legge delega. La discussione parlamentare sarà lunga. Destinata a compensare i distinguo di Pd, Iv e Leu. Ma per ora Bonafede è soddisfatto e può dire "è una riforma essenziale per scardinare il correntismo. Lo sarebbe stata anche senza il caso Palamara".
Qual era l'obiettivo? Evitare tutto ciò che il caso Palamara ha squadernato. La soluzione sta nella nuova legge elettorale, doppio turno, obbligo di liste con almeno 10 concorrenti, la scure di sorteggiarne altri se non si raggiunge la quota. Ancora: la parità di genere per mandare al Csm le toghe rosa, visto che sono oltre la metà della magistratura.
Ancora: obbligo di esprimere quattro preferenze. Ma di prima mattina la corrente di sinistra delle toghe, Area, scrive che la riforma "potenzierà gli aspetti meno nobili dei gruppi associativi, inducendoli a scambiare i distretti come figurine". Nel mirino c'è quel sorteggio che "la gran parte della magistratura ha respinto, ritenendola svilente e di incerta legittimità costituzionale".
Niente male come antipasto. Contro una riforma che vuole "rimodulare, secondo principi di trasparenza e di valorizzazione del merito, i criteri di assegnazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi".
Lì punta Bonafede. Lì trova pienamente alleati Pd, Iv e Leu. Che invece hanno ostacolato, alla fine vincendo la battaglia, la sua richiesta di escludere i parlamentari dal novero dei possibili candidati a diventare membri laici del Csm. Resta fuori solo chi è stato al governo negli ultimi due anni. Penalizzati i togati del Csm in uscita. Niente incarichi di vertice per quattro anni. Sulle misure anti correnti sono tutti d'accordo. Cancellate per legge.
Nel futuro Csm niente più Area, Unicost, Mi, Autonomia e indipendenza. Non basta. Il vice presidente non avrà più il potere di scegliere i componenti delle singole commissioni. Saranno sorteggiati. Sarà il caso a decidere chi dovrà far parte delle due commissioni strategiche, la prima, che può decidere di allontanare una toga dalla sua sede.
La quinta che può scegliere i capi degli uffici. Un Csm con le unghie corte. Perché la legge toglie ogni discrezionalità nella scelta dei futuri capi degli uffici giudiziari. Obbligatorio attenersi "all'ordine temporale delle vacanze; all'audizione dei candidati; alla frequentazione, presso la Scuola della magistratura, di specifici corsi". Risorge pure l'anzianità come "criterio residuale a parità di valutazione". Dopo il caso Falcone sembrava messo in soffitta, invece rieccolo.
Il capitolo più pesante non è quello delle toghe in politica - se sono elette non possono mai più tornare indietro - ma la vita negli uffici. Verifiche ogni tre mesi sull'efficienza nel lavoro, pena deferimenti disciplinari. Gli avvocati entrano nei consigli giudiziari e daranno giudizi sui giudici. Un procuratore dovrà aspettare 5 anni prima di poter correre per un altro ufficio. Nel lungo elenco di obblighi pure "i criteri di priorità", un'obbligatorietà temperata dell'azione penale a fronte di un'obbligatorietà che non ammetteva esclusioni per alcun reato.










