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di Liana Milella

La Repubblica, 6 aprile 2022

Scontro tra la responsabile Giustizia dei dem Anna Rossomando e il deputato di Iv e tuttora magistrato Cosimo Maria Ferri. Sul tavolo la legge elettorale: renziani e Lega chiedono mani libere al Senato e non vogliono chiudere l’accordo.

Lite Rossomando-Ferri durante le trattative politiche sulla riforma del Csm e un pesante warning del Pd sul rischio che il centrodestra e Italia viva, sotto sotto, “vogliano affossare la legge”. L’accusa è netta. E arriva dalla responsabile Giustizia dei Dem Anna Rossomando, vice presidente del Senato, preoccupata dalla piega che sta prendendo la discussione durante l’ennesimo incontro di maggioranza, alla presenza del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Un incontro che proseguirà in serata per tentare di affrontare la questione più calda, proprio quella della legge elettorale per scegliere i futuri membri togati del Csm.

Ma che cosa è accaduto nell’incontro tenutosi in mattinata, alla Camera, prima che la commissione Giustizia cominciasse a votare i primi emendamenti? È presto detto. Alla riunione partecipa sempre il deputato di Italia viva Cosimo Maria Ferri che ormai ha assunto un ruolo di protagonista. E che in un’intervista al Dubbio - il quotidiano del Consiglio nazionale forense - rivendica il suo diritto di essere presente alle trattative in quanto parlamentare di Iv. Anche se è sotto inchiesta disciplinare al Csm per le trattative all’hotel Champagne nel maggio 2019 per scegliere il procuratore di Roma. In polemica con le toghe di Area che parlano di un evidente “conflitto di interessi”, lui replica parlando di “un attacco gravissimo” e di “un’interferenza” rispetto alle sue prerogative, tant’è che scriverà al presidente della Camera Roberto Fico per lamentarsi.

Succede allora che Rossomando e Ferri litigano. La prima accusa il secondo di voler affossare la riforma. Il secondo insiste sulla sua linea di avere pienamente mani libere al Senato. Proprio come chiede la Lega con la senatrice Giulia Bongiorno, che è anche la responsabile Giustizia del suo partito.

Al centro della discussione c’è ancora la legge elettorale, dove Ferri si batte per il sorteggio “temperato” - prima si sorteggiano i candidati, poi si vola sui nomi, un modo per aggirare la Costituzione che parla di membri “eletti” - su cui è d’accordo anche Forza Italia. Un braccio di ferro che sta andando avanti da settimane. Su cui la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha posto una pesante ipoteca, quella che il sorteggio sia del tutto incostituzionale, e quindi proprio lei, che è stata la presidente della Consulta, non potrebbe mai consentirne l’approvazione. Senza contare che sicuramente il Quirinale potrebbe non firmare neppure la legge proprio per il vulnus in essa contenuto.

Da qui il nuova alert del Pd - che già nelle scorse settimane aveva annusato cattiva areai - sul rischio che, alla fine, la riforma venga fatta saltare, affossandola soprattutto dal punto di vista dei tempi rispetto alle prossime elezioni del Csm.