di Liana Milella
La Repubblica, 10 giugno 2021
Il professore di Diritto pubblico chiamato dalla ministra Cartabia a scrivere la riforma: "Una magistratura senza liste per battere le correnti"
Professor Massimo Luciani buonasera. Su incarico della Guardasigilli Marta Cartabia, lei ha ridisegnato l'architettura del futuro Csm. Lo si può fare senza toccare la Costituzione? L'ex ministro Flick dice di no.
"Non la penso come lui. È vero che anche la nostra commissione ha proposto degli aggiustamenti costituzionali, ma molto si può fare anche a Costituzione invariata. E credo che il nostro lavoro abbia dimostrato proprio questo".
A che interventi pensa?
"C'è l'imbarazzo della scelta. Citerei, nell'ordine, il cambio della legge elettorale per i togati, norme stringenti per l'accesso dei magistrati alle cariche politiche, disciplina rigorosa del fuori ruolo, lavoro degli uffici programmato in modo da garantirne l'efficienza...".
Si fermi, sarà una riforma vera o una riformicchia?
"Guardi, basta leggere la relazione per capire che non è così, fermo restando che la ministra Cartabia farà le sue valutazioni politiche".
Bisogna ridare prestigio a un organo costituzionale come il Csm, ma al contempo all'intera magistratura dopo i colpi del caso Palamara. L'ha ripetutamente chiesto Mattarella. Bastano ritocchi qua e là?
"La sento scettica, ma sta sbagliando. È vero che non s'immagina una riscrittura integrale delle norme, ma si disegna una riforma molto significativa. Però senza un grande rinnovamento culturale della magistratura, degli operatori del diritto, della politica, ma anche dei media, da questa grave crisi non si esce: le leggi aiutano a risolvere i problemi, ma sono le persone che ci riescono".
Senta, i giornalisti hanno fatto la loro parte. Denunciando gli accordi sottobanco privi della moralità istituzionale che dovrebbe essere il dna di una toga. Ma le toghe che hanno fatto?
"Guardando dall'esterno, mi pare evidente l'ansia di rinnovamento che serpeggia nell'intero corpo della magistratura, specialmente tra i più giovani. Il diritto è una missione prima che una professione, e per i magistrati dev'esserlo in modo particolare".
Sono scettica, per quello che vedo. Perché, in chiave anti-correnti e anti accordi di partito, ha escluso l'ipotesi di un rinnovo parziale del Csm ogni due anni? A Cartabia l'idea piaceva...
"È un'idea meritevole della massima considerazione. C'è però un problema: la sorte del vicepresidente. Si poteva ridurre il suo mandato a due anni? Penso proprio di no, perché il rapporto con il capo dello Stato dev'essere saldo e duraturo. E poi una parte del Consiglio non avrebbe mai potuto esprimere il vicepresidente. Allora abbiamo affidato la scelta del vice al capo dello Stato. Ma serve una riforma costituzionale".
Un Csm dove le interferenze della politica si sentono e dove le correnti la fanno da padrone su nomine, carriere, sanzioni disciplinari. La sua scure dove colpisce?
"A parte questi toni così forti, abbiamo proposto nuove regole per formare le commissioni, principi rigorosi per attribuire gli incarichi, in linea con il ddl Bonafede, freni significativi al carrierismo".
Fatta la legge, trovato l'inganno. Lei propone il "voto singolo trasferibile", ogni toga vota, ma poi conta un numero magico e imprevedibile, il "quoziente" tra il numero dei voti validi e quello dei seggi più uno. Scommetterebbe sull'impenetrabilità del sistema?
"Abbiamo immaginato candidature individuali (non di lista!) per favorire chi non è legato alle correnti. Quanto al "quoziente" si tratta di un semplice calcolo matematico che c'è in tutti i sistemi proporzionali che non utilizzano il metodo del cosiddetto divisore, che è una cosa ancora più complicata".
Scommette su questo?
"Scommetto che renderà molto più difficile la vita a chi vorrebbe comprimere il pluralismo interno della magistratura. Ma sarebbe un gravissimo errore pensare che esista un sistema elettorale capace di eliminare il potere di forze organizzate".
Ma ha letto il libro di Palamara, il Sistema appunto? Perché non ha scelto il sorteggio?
"Un sorteggio puro e semplice sarebbe in frontale contrasto con la Costituzione, che parla esplicitamente di elezione".
E una formula mista?
"Per carità. Immaginiamo che si sorteggi prima e si elegga dopo. Lei si figura cosa sarebbe disposto a fare uno sconosciuto baciato dalla sorte per farsi eleggere? Non sarebbe facile preda delle correnti? All'opposto, se si vota e si sorteggia, poi il risultato è ovvio: le correnti condizionano comunque il voto, con in più l'inconveniente che tra gli eletti la sorte magari ci consegna i meno bravi".
Le promozioni. Magistrati che vivono per guadagnarsi un posto negli uffici che contano. Lei prevede criteri obiettivi e trasparenza dei curricula. Potrà bastare?
"Abbiamo limitato il carrierismo. L'aspirazione ad avere un incarico direttivo è legittima, ma non deve diventare una professione nella professione".
Tornerà quell'anzianità che umiliò Falcone e consentì ai suoi nemici di fargli una sporca guerra?
"Non so cosa decideranno governo e Parlamento. Noi abbiamo immaginato che le istituzioni siano ancora in grado di scegliere i magistrati migliori, senza ricorrere ad automatismi".
A differenza di Bonafede lei riapre le "porte girevoli", chi si candida può tornare in un incarico collegiale. Ma perché dovrei farmi giudicare da chi ha fatto politica ed è compromesso?
"Qui c'è un grande equivoco. Il nostro testo non è affatto meno incisivo del precedente. Tant'è che abbiamo previsto condizioni rigorosissime per l'accesso dei magistrati alla politica, comprese le cariche nei piccoli comuni che prima erano escluse. Nonché l'aspettativa senza assegni".
Però li fate rientrare.
"La Costituzione impone di conservare il posto di lavoro a chi è eletto. È una previsione difficilmente superabile. Tuttavia, ammesso che davvero ci sia chi intenderà candidarsi nonostante tutte le limitazioni previste, chi rientrerà potrà fare solo il giudice con altri, in una sede molto lontana dal luogo in cui è stato eletto".
Da quando in qua l'ideologia rispetta i limiti territoriali?
"Ma secondo lei è così semplice far prevalere un pregiudizio ideologico quando si sta in un collegio? La vigilanza degli altri sarà attentissima e preverrà i pericoli".
Le riforme sulla giustizia passeranno dopo che i cittadini avranno deciso se firmare o no per i referendum radical-leghisti. Questo non le farà apparire minimaliste soprattutto sulla separazione delle carriere?
"La questione non era di nostra competenza. Nondimeno abbiamo confermato il limite dei due passaggi, che non è affatto inefficace".
Anche la prescrizione non ricadeva nei suoi compiti, ma lei come la pensa?
"È un istituto di civiltà giuridica, ma come sempre c'è il rischio che se ne abusi. È un problema di delicato bilanciamento tra valori giuridici contrapposti. Possibile mai che in questo Paese si debba ragionare di cose così complesse a furia di slogan e preconcetti, e non di argomenti razionali?".











