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di Valentina Stella

Il Dubbio, 13 aprile 2022

Intervista all’ex presidente dell’Unione Camere Penali Italiane: “Noi avvocati non siamo ospiti nei Tribunali, siamo invece coprotagonisti dell’esercizio della giurisdizione: non vedo perché dovremmo rappresentare una interferenza”.

Per l’avvocato Beniamino Migliucci, past president dell’Unione Camere Penali Italiane, la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario di cui si sta discutendo è “blanda, debole”, ed è per questo che non comprende come la magistratura possa pensare a iniziative come quella dell’astensione. “Cosa avrebbero fatto se avessero approvato la separazione delle carriere?”.

In base a quanto emerso fino ad ora, cosa pensa della riforma?

Per quanto si è appreso, ritengo sia una riforma molto debole che non risolve effettivamente i problemi che anche l’Unione delle Camere Penali, nel tempo, ha evidenziato. Si tratta di un piccolo passo avanti, ma ho la sensazione che, nonostante lo scandalo Palamara, non vi sia stata una presa di coscienza delle reali criticità della magistratura.

Questa consapevolezza a chi manca, alla politica o alla magistratura?

Innanzitutto, ad una parte della magistratura. Quest’ultima è sicuramente una istituzione importante del Paese ma quanto emerso in questi anni, a partire dai famosi fatti dell’Hotel Champagne, avrebbe dovuto indurre ad una maggiore riflessione e autocritica. E invece una larga fetta della magistratura ha reagito male, chiudendosi in sé stessa e ponendosi in contrapposizione a qualsiasi tentativo di riforma, quasi che quest’ultima fosse da considerare una offesa all’autonomia e alla indipendenza delle toghe.

Qual è il punto più debole della bozza di riforma?

Lei sa che quando ero Presidente dell’Ucpi abbiamo raccolto le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere. È questo quello che manca: una vera riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario che conferirebbe maggiore autorevolezza al Giudice e così alle sentenze, rispetto alle indagini. Tutto il resto si risolve in un pannicello caldo. Ad esempio, la riforma dei magistrati fuori ruolo: si prospetta una diminuzione del loro numero, ma non si capisce perché debbano occupare totalmente il ministero della Giustizia e non si aprano significativamente le porte ad avvocati e professori universitari. In più, i magistrati continueranno a ricoprire ruoli in alcuni Ministeri dove non occorre la loro presenza, proseguendo ad alimentare una commistione impropria tra politica e magistratura.

Elementi positivi invece?

Sicuramente l’introduzione del fascicolo delle performance, grazie all’emendamento dell’onorevole Enrico Costa. Fino ad oggi questo era un argomento tabù. Noi siamo sempre stati contrari alla responsabilità diretta dei magistrati, ma allo stesso tempo crediamo che occorra trasparenza per l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi e debba prevalere la qualità. Abbiamo sempre sostenuto la necessità di valutazioni più serie e mirate, non pilotate dal potere delle correnti. Se il 70%, ad esempio, delle inchieste di un pm si concludono con una assoluzione, o se nella stessa percentuale le sentenze di un giudice vengono riformate, allora è chiaro che siamo in presenza di una anomalia che va presa in considerazione per lo sviluppo della carriera. Non è possibile che tutti vengano sempre ritenuti bravi e meritevoli.

Il fascicolo è uno degli elementi maggiormente stigmatizzato dalla magistratura ma anche il Pd ha parlato di schedatura...

Davvero non capisco come si possa parlare di schedatura. Qui nessuno vuole schedare i magistrati, ma semplicemente avere più elementi a disposizione per valutare la loro professionalità, considerato che fino ad oggi non sembra aver prevalso il merito, ma piuttosto l’appartenenza alle varie correnti. E poi penso che la gran parte della magistratura, che lavora bene e con dedizione, sarà ben felice di veder valorizzato il proprio operato. Tornando al Pd, questo dimostra che resiste una subalternità da parte di alcuni partiti verso la magistratura, che fin che possono frenano velleità riformatrici, ma non in questo caso, visto anche il placet della Ministra Cartabia sulle valutazioni di professionalità.

Cosa pensa dell’ipotesi di uno sciopero come prospettato dal Presidente Anm ma anche da singoli magistrati?

Credo che sia una iniziativa davvero fuori luogo, che fa male alla magistratura stessa. In più, non capisco di cosa si lamentino visto che siamo in presenza di una riforma blanda, frutto dell’ennesimo compromesso politico. Cosa avrebbero fatto se, ad esempio, si fosse giunti ad una vera riforma che garantisse la terzietà anche ordinamentale del giudice?

Non ritiene però fondata l’obiezione che ha fatto per esempio Eugenio Albamonte, Segretario di AreaDg, quando in una intervista ci ha detto: “una valutazione della performance giudiziaria dei provvedimenti come parametro di valutazione professionale del magistrato porta al paradosso che gli unici che avranno la valutazione positiva saranno quelli della Cassazione perché sono gli ultimi a giudicare”?

Si tratta di un ragionamento illogico, perché si afferma “io non devo essere giudicato perché chi è sopra di me non verrà giudicato”. Innanzitutto, la professionalità dovrebbe essere valutata anche per diventare Consiglieri di Cassazione. Inoltre, il parametro delle sentenze impugnate dinanzi alla Cedu potrebbe consentire di saggiare la validità delle sentenze di legittimità.

Il Consigliere del Csm Nino Di Matteo, commentando all’AdnKronos la riforma, in riferimento alla partecipazione degli avvocati nei pareri per le valutazioni di professionalità ha detto che così i magistrati saranno più esposti a possibili interferenze esterne. Che ne pensa?

Le parole del dottor Di Matteo rappresentano l’idea di una magistratura chiusa e autoreferenziale, per cui, come dice il titolo di una vecchia canzone di Caterina Caselli “nessuno mi può giudicare”, si respinge la possibilità per l’avvocatura di esprimere pareri. Ma non dovrebbe essere così. Noi non siamo ospiti nei Tribunali, siamo coprotagonisti dell’esercizio della giurisdizione quindi non vedo perché dovremmo rappresentare una indebita interferenza.