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di Valentina Stella

Il Dubbio, 12 marzo 2022

Sono 456 i subemendamenti presentati dai gruppi in Commissione Giustizia alla Camera. Il presidente Perantoni: “Serve la massima collaborazione di tutti”.

Sono 456 i subemendamenti presentati dai gruppi in Commissione Giustizia alla Camera alla proposta del governo sulla riforma del Csm: insieme agli emendamenti già depositati al testo base, dovranno essere esaminate circa 700 proposte di modifica. “Un numero importante che richiede la massima collaborazione di tutti - ha detto il presidente della commissione Mario Perantoni -. Lunedì sera faremo un ufficio di presidenza per stabilire i prossimi passaggi”.

Ma la tensione subito si alza a colpi di dichiarazione alla stampa. Si prefigurano due campi di lotta: quello tra partiti e quello tra partiti e Governo. Una battaglia difficilissima per la quale è davvero complesso fare pronostici. Quello che sappiamo è che bisogna correre perché sia la ministra che il Presidente Mattarella hanno ricordato più volte che il Csm deve essere eletto tra luglio e settembre con una nuova legge elettorale. Il tempo stringe, eppure tale riforma, che si annunciava epocale per sanare i mali della magistratura, avrebbe meritato più meditazione. Volendo pensare allo scenario più buio, potrebbe succedere che, se i partiti non si mettono d’accordo, si arrivi in Aula con il testo base originario di Bonafede, una vera sconfitta per tutti, tranne che per il Movimento Cinque Stelle, a cui converrebbe far saltare il banco. E Draghi, che aveva detto in conferenza stampa che non avrebbe posto la fiducia, si troverebbe a sconfessare se stesso.

Tale scenario apocalittico può essere scongiurato solo se tutti saranno disponibili a cedere su qualche punto, ma è davvero difficile pensare che si possa trovare in due settimane un compromesso, considerato che la riforma dovrebbe approdare in Aula il 28 marzo. Ma vediamo cosa hanno detto ieri i deputati.

Il primo a parlare è il capogruppo azzurro in Commissione, Pierantonio Zanettin: “I magistrati non eletti, ma nominati per ruoli politici come quelli di ministro, sottosegretario o assessore, non devono poter rientrare in magistratura. Per noi le “porte girevoli” devono essere rigide. Fra le altre nostre proposte più significative, ci sono quella del sorteggio temperato per l’elezione della componente togata del Csm e quella per la separazione delle funzioni”. Sugli ultimi due punti c’è piena convergenza con la Lega, come spiega l’onorevole Roberto Turri: “Abbiamo presentato una sessantina di subemendamenti. Sono sui temi che non abbiamo mai nascosto di prediligere, come la separazione delle funzioni e l’introduzione del sorteggio temperato nel sistema elettorale. Come avevamo detto nell’incontro con il ministro Cartabia, insistiamo per una scelta forte, più coraggiosa, dopo i problemi emersi nell’ultimo periodo”.

Posizione dura anche quella del M5S in merito al tema dei magistrati in politica: “Per noi - ha detto l’onorevole Eugenio Saitta - fra le priorità ci sono le porte girevoli rigide anche per membri del governo e delle giunte regionali”. Sulla stessa questione si è espressa la deputata di Italia Viva, Lucia Annibali: “I subemendamenti sono diretti a garantire l’indipendenza della magistratura realizzando la separazione tra la carriera politica e quella giudiziaria.

Per questo prevediamo che i magistrati che hanno ricoperto una carica politica siano collocati, al termine del mandato, fuori ruolo e per quelli che hanno ricoperto una carica elettiva che non possano più essere ricollocati in ruolo, neppure con incarichi diversi da quelli giurisdizionali, giudicanti o requirenti”. Preoccupazione arriva dal Pd, attraverso il deputato Walter Verini, relatore della riforma: “Dal punto di vista politico, non è tanto la quantità di subemendamenti a preoccupare ma un altro aspetto: la riforma può e deve essere migliorata.

Ma non può essere stravolta. Nel Cdm che licenziò il maxiemendamento Cartabia, Draghi lo definì un punto di sintesi importante, dicendo che non sarebbe stata posta la fiducia. Ma aggiunse che sui miglioramenti sarebbe servita condivisione. Senza condivisione la riforma avrà una vita parlamentare molto, molto difficile”. Gli replica il responsabile giustizia di Azione, Enrico Costa: “La riforma del Csm è basata sul disegno di legge Bonafede, testo approvato dal Governo giallorosso Conte bis, rispetto al quale eravamo all’opposizione. Comprendiamo che il Pd chieda di non stravolgere la riforma: stavano nel Governo Conte bis che approvò il ddl.

Impensabile che le forze che erano all’opposizione di quell’esecutivo possano approvarlo senza radicali interventi. Gli emendamenti presentati dal nuovo esecutivo non sono sufficienti a ribaltarne l’impianto”. Pertanto, spiega Costa, “abbiamo presentato una serie di proposte su temi fondamentali quali, tra le altre, responsabilità civile e disciplinare, serie valutazioni di professionalità, stop ai fuori ruolo, no ai passaggi di funzioni da Pm a giudice e viceversa, stop effettivo alle porte girevoli. Auspichiamo che il Governo non blindi un testo basato su un ddl del Governo Conte e che sia consentito al Parlamento di esprimersi”.