di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 13 luglio 2019
"Fatti gravi, compromessa la credibilità", scrive la sezione disciplinare, che ha contestato all'ex pm di aver messo le sue funzioni di magistrato a disposizione dell'imprenditore Centofanti in cambio di viaggi e regali. Cade però l'accusa di aver avuto in dono anche un anello per un'amica.
La Sezione disciplinare del Csm ha sospeso in via cautelare dalle funzioni e dallo stipendio il pm romano Luca Palamara, indagato a Perugia per corruzione. I fatti contestati, si legge nella motivazione, "appaiono oggettivamente e incontrovertibilmente gravi e tali da rendere incompatibile con gli stessi l'esercizio delle funzioni, perché idonei a compromettere irrimediabilmente, allo stato degli atti, la credibilità del magistrato, anche sotto il profilo dell'imparzialità e dell'equilibrio".
E sulle cene con i dem Luca Lotti e Cosimo Ferri e alcuni consiglieri Csm (ora dimessi o sospesi) censura il "risiko giudiziario" compiuto per suoi interessi personali. Si citano anche i 40mila euro che secondo la procura di Perugia avrebbe ricevuto per "agevolare e favorire Giancarlo Longo nell'ambito della nomina a Procuratore di gela", oggetto ancora di indagine.
Palamara: "Era prevedibile" - Il tribunale delle toghe ha così accolto la richiesta avanzata dal Pg della Cassazione Riccardo Fuzio. "Era prevedibile, sono sereno. Quello che mi interessa è difendermi nel processo", ha commentato Palamara che di fronte alla sezione disciplinare aveva rivendicato la "libera manifestazione di idee e valutazioni personali".
La difesa, gli avvocati Luca e Benedetto Marzocchi Buratti e Roberto Rampioni, ha confermato che farà ricorso in Cassazione. Palamara era stato audito martedì a palazzo dei Marescialli e aveva respinto ogni accusa. Sui soggiorni pagati o prenotati da Centofanti, l'ex presidente Anm aveva detto: "Il pagamento del prezzo avveniva da parte sua e poi venivano restituiti i soldi". Ma la contestazione si è appuntata su circa 6.600 euro residui, non giustificati. Quanto alle cene, Palamara aveva rivendicato una "libera manifestazione di idee e valutazioni personali".
"Con l'imputato Lotti programmava i propri obiettivi" - Nell'ordinanza la sezione disciplinare contesta la tesi delle libere valutazioni personali. Perché non c'erano "interlocutori occasionali", ma "un soggetto indagato e poi imputato (l'on. Luca Lotti) da una delle procure in gioco (quella di Roma), da parte di un soggetto (l'incolpato) che afferma di essere stato sempre consapevole, dell'esistenza di indagini a suo carico da parte della procura di Perugia, anch'essa considerata nel "risiko giudiziario")". E c'era una "programmazione delle azioni ritenute necessarie ai propri obiettivi".
L'anello che non c'è più - A Palamara viene contestato di aver violato i suoi doveri di magistrato per le vicende al centro dell'inchiesta di Perugia, dove è accusato di aver messo le sue funzioni di magistrato a disposizione dell'imprenditore e suo amico Fabrizio Centofanti in cambio di viaggi e regali. Tra questi un anello che nella motivazione del provvedimento di sospensione, però, non c'è più.










