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di Liana Milella

 

La Repubblica, 2 giugno 2019

 

Uno spettro si aggira al Csm. E preoccupa il Quirinale. È quello di un possibile scioglimento qualora, dalla procura di Perugia, dovessero arrivare ulteriori prove di un coinvolgimento di singoli consiglieri di palazzo dei Marescialli - tra le file della corrente centrista di Unicost e quelle di Magistratura indipendente, il gruppo che rappresenta la destra - nelle trattative con la politica.

L'obiettivo era, ed è, nominare non solo il capo della procura di Roma, ma anche quelli di altri uffici giudiziari, da Torino alla stessa Perugia dove, per una coincidenza, è andato in pensione il procuratore Luigi De Ficchy proprio a fine maggio. Lo spettro ha una sua forte consistenza. E rischia di aumentare di volume giorno dopo giorno.

È nato con l'esplodere dell'inchiesta e del caso Palamara, che ieri ha lasciato l'Anm, di cui è stato presidente negli anni del governo Berlusconi, autosospendendosi, ed è stato di fatto scaricato da Unicost, la sua corrente, che già annuncia di volersi costituire parte civile nel suo futuro processo. Lo spettro è cresciuto con il coinvolgimento di Luigi Spina, Unicost anche lui, che ieri si è dimesso dal Consiglio.

È aumentato ulteriormente con la notizia che altri due consiglieri, entrambi di Mi, Corrado Cartoni e Antonio Lepre, partecipavano agli incontri con Palamara, e i deputati Pd Luca Lotti e Cosimo Maria Ferri, quest'ultimo magistrato e da sempre leader super votato di Mi, anche quando andò al Csm. Tre consiglieri su 16 togati coinvolti nell'inchiesta sono un brutto colpo. Soprattutto perché due di questi - Spina e Lepre - sono ex pm, il primo a Castrovillari, il secondo a Paola, entrambi paesi della Calabria.

Spina ieri si è già dimesso. Cartoni (ex giudice civile a Roma) e Lepre sono coinvolti negli incontri e solo le carte dell'inchiesta potranno dire di più. Ma proprio l'assurdo gioco delle correnti li lascia senza "eredi", perché non esiste il primo dei non eletti, in quanto per i quattro posti di pm le correnti avevano candidato giusto quattro pm. Per Spina, e per eventuali altri pm dimissionari, bisognerà andare ad elezioni suppletive.

Nel frattempo il Consiglio resterà incompleto proprio quando anche un solo voto può fare la differenza per eleggere il capo di un ufficio importante. "È una crisi istituzionale senza precedenti" diceva ieri un componente del Consiglio mentre si dirigeva alla festa del 2 giugno nei giardini del Quirinale.

Una crisi che ieri ha spinto il vice presidente David Ermini, reduce dall'incontro del giorno prima con Sergio Mattarella, a riunire di sabato il comitato di presidenza, lui stesso e i vertici della Cassazione, che per una coincidenza appartengono pure loro alle stesse due correnti coinvolte nello scandalo, il primo presidente Giovanni Mammone di Mi e il procuratore generale Riccardo Fuzio di Unicost. Sul tavolo le dimissioni di Spina, ma anche lo spettro di una delegittimazione complessiva che potrebbe spingere a un gesto clamoroso come le dimissioni di una parte consistente dei togati.

Tra l'ipotesi minimalista di un plenum burocratico solo per prendere atto delle dimissioni di Spina, e quella massimalista di un plenum per affrontare a 360 gradi lo scandalo delle toghe sporche, nonché delle nomine eterodirette dalla politica, Ermini ha imposto la seconda strada. Da un lato chiedere a Perugia tutte le carte per fissare i confini della "malattia" che ha colpito il Csm, e quindi trovare, se esistono, gli antidoti; dall'altra, un plenum - in cui Mattarella non sarà presente - per affrontare pubblicamente le conseguenze e le implicazioni di quello che ormai non è più solo il caso Palamara, ma il caso Csm. Con l'immediata conseguenza di bloccare sine die qualsiasi nomina.