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di Simona Musco

Il Dubbio, 29 ottobre 2026

Con 1.759 voti il candidato di Autogoverno diffuso precede Egle Pilla di Area e Salvatore Casciaro di Magistratura indipendente, battuto per sei preferenze. Si addensano le tensioni nella corrente conservatrice, che rischia la scissione. Per i ragionamenti politici bisognerà attendere la fine dello spoglio, quando la nuova geografia delle correnti sarà più chiara e sarà possibile valutare con maggiore precisione gli equilibri all’interno della magistratura. Ma al termine della lunga prima giornata di conteggi un dato è già certo: nel collegio unico nazionale, il più ambito e politicamente significativo perché votato da tutti i magistrati italiani, il primo eletto non appartiene a una delle correnti tradizionali. È Giovanni Nardecchia, sostituto procuratore in Cassazione, candidato indipendente per il gruppo “Autogoverno diffuso”.

In magistratura dal 1992, Nardecchia ha maturato una lunga esperienza nella giurisdizione, lavorando come giudice civile, giudice delegato ai fallimenti e giudice delle esecuzioni nei tribunali di Como e Monza. Dal 2020 è in servizio a Palazzo Cavour. Con un passato progressista nel “Movimento per la Giustizia” - la corrente fondata da Giovanni Falcone insieme ad Armando Spataro - si è presentato in continuità con l’esperienza dell’indipendente uscente Roberto Fontana, conquistando 1.759 voti su un totale di 8.507 schede. Un risultato significativo, ottenuto senza un gruppo strutturato alle spalle, ma “toccando i temi giusti”, commentano a margine del voto dal neonato gruppo. Un segnale, forse, di una certa disaffezione verso la retorica correntizia, anche se tra i candidati della cerchia di Nardecchia non mancavano figure con un passato nelle formazioni tradizionali.

La tendenza, almeno per ora, sembra premiare soprattutto l’area progressista. Insieme a Nardecchia risulta eletta Egle Pilla, candidata di Area, seconda più votata con 1.710 preferenze. Un risultato che segna una battuta d’arresto per Magistratura indipendente, rimasta fuori dal collegio per appena sei voti: Salvatore Casciaro, già segretario dell’Anm, si è fermato a 1.704 preferenze, chiudendo al terzo posto. La crisi che ha investito la corrente conservatrice, ritenuta vicina alla destra di governo, emerge anche dal risultato di Luisa De Renzis, sostituta procuratrice generale candidata da indipendente, che ha raccolto 996 voti, sottraendo consensi a Mi. Sul risultato potrebbe aver pesato infatti anche il sostegno dell’ex segretario della corrente, Claudio Galoppi.

“Una guerra fratricida”, commentano dall’esterno le toghe, mentre si attende il risultato di Cosimo Maria Ferri, ex esponente di Mi, dato per certo tra i nuovi membri del Csm. Un quadro che restituisce l’immagine di una corrente attraversata da divisioni interne, proprio mentre si ridefiniscono gli equilibri della rappresentanza in seno al Consiglio superiore della magistratura. Quattro anni fa era stata proprio Magistratura indipendente a conquistare il collegio unico nazionale, con Paola D’Ovidio al primo posto con 1.861 voti, seguita da Antonello Cosentino di Area con 1.226. Oggi gli equilibri appaiono cambiati.

E circolano già voci di una possibile scissione, dopo i malumori che hanno attraversato la corrente nei mesi scorsi, fino all’espulsione di chi ha deciso di candidarsi da indipendente per violazione dello Statuto. Unicost, pur senza ottenere un seggio, ha incassato un buon risultato con i 1.308 voti di Elisabetta Ceniccola. Il giudice Luca Lorenzetti, candidato di “Altra Proposta”, espressione delle toghe sorteggiate, ha invece raccolto 202 voti. Alla fine dello scrutinio del collegio unico nazionale si contano 365 schede nulle e 460 bianche: un dato che potrebbe indicare, pur senza consentire conclusioni definitive, una certa disaffezione verso il voto.

Per le correnti il quadro è più favorevole nel collegio 1 pm, che comprende i distretti di Brescia, Firenze, Genova, Milano, Perugia, Roma, Torino, Trento, Trieste e Venezia. Qui il più votato è Stefano Buccini, esponente di Magistratura indipendente e sostituto procuratore a Venezia, con 941 voti. Al secondo posto, dopo una rimonta nelle ultime fasi dello scrutinio, si è piazzato Eugenio Albamonte, sostituto alla Dna, ex presidente dell’Anm e candidato di Area, con 926 preferenze. Segue Roberta Amadeo, di Md, che ha ottenuto 902 voti, che rientra in Consiglio come terza più votata tra i non eletti. Unicost, con Rosalia Affinito, ha ottenuto 755 voti, mentre i due candidati sorteggiati, Maria Cardellicchio e Giacomo Pestelli, si sono fermati rispettivamente a 57 e 219 preferenze. Anche in questo collegio il numero delle schede bianche e nulle è significativo: 429 su un totale di 4.229 voti.

Non mancano neppure episodi curiosi durante le operazioni di voto. Qualcuno sulla scheda ha scritto “Champagne”, in un riferimento non troppo velato allo scandalo che terremotò la magistratura nel 2019; altri si sono confusi, indicando il nome di Casciaro o quello di Fabio Regolo, candidato nel collegio 2 pm. “Eppure non era complicato”, ironizzano gli stanchissimi componenti del collegio elettorale, alle prese con una giornata di conteggi lunga ed estenuante.

Alle 18 via all’ultimo scrutinio della giornata, quello del collegio 2 pm, che comprende i distretti di Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Catania, Catanzaro, L’Aquila, Lecce, Messina, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria e Salerno. A contendersi i due seggi Raffaele Barela, di “Altra Proposta”, pm a Napoli; Gaetano Bono, di Mi, sostituto procuratore generale a Caltanissetta; Monica Campese, indipendente in servizio a Napoli; Lucia Anna Campo, indipendente e pm a Chieti; Giuliano Caputo, di Unicost, pm a Napoli; Gianluca De Leo, di Area, pm a Palermo; Fabio Regolo, di Md, pm a Reggio Calabria; e Giorgia Spiri, indipendente e pm a Messina. A spuntarla è Giuliano Caputo con 972 voti, seguito da Gianluca De Leo con 900. Buon risultato anche per Bono (867) che però rimane fuori. Un risultato ancora provvisorio, dunque, in attesa di tracciare un quadro definitivo dei nuovi equilibri.