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di Giulia Merlo


Il Domani, 19 dicembre 2021

 

Tutte le notizie giuridiche della settimana, il dibattito tra magistrati e avvocati, le novità legislative e l'analisi delle riforme. La prossima settimana dovremmo finalmente avere a disposizione gli emendamenti ministeriali alla riforma dell'ordinamento giudiziario. A quel punto sarà possibile offrire una riflessione più articolata sul terzo pilastro delle riforme previste dal Pnrr. In attesa, tuttavia, il dibattito non si è placato. Anzi, le novità emerse dopo i colloqui tra la ministra della Giustizia Marta Cartabia e la maggioranza hanno animato le riflessioni tra gruppi associativi nella magistratura, che trovate riassunte in questa newsletter.

Sul fronte del dibattito, l'entrata in vigore del decreto legislativo sulla presunzione di innocenza è lo spunto per il segretario di Unicost, Stefano Latorre, di esprimere la sua posizione critica sul testo, che già è stato oggetto di approfondita disamina. Inoltre, uno spunto di riflessione storica: il 12 dicembre è stato l'anniversario della strage di Piazza Fontana. Una fase buia della storia della repubblica, raccontata e attualizzata dal giornalista Enrico Deaglio.

Tempi e contenuti del ddl di riforma - Gli emendamenti del governo al ddl di riforma dell'ordinamento giudiziario arriveranno in consiglio dei ministri la prossima settimana. Ma, come ha sottolineato la ministra Marta Cartabia, il testo "non sarà blindato" e quindi potrà essere discusso e modificato dal dibattito parlamentare. Questo significa che il governo non è orientato a mettere la fiducia sul testo, come già stato per il ddl civile e penale. Il testo dovrebbe arrivare in aula a Montecitorio a gennaio, prima dell'elezione del capo dello stato, per poi essere approvato successivamente. Il termine ideale è quello di luglio, quando si svolgeranno le prossime elezioni del Csm che dovrebbero avvenire con la nuova legge elettorale.

Il clima in maggioranza resta buono, ma restano alcune differenze sulle quali il responsabile di via Arenula sta mediando. In particolare, l'aspetto controverso riguarda il sistema elettorale del Csm: il centrodestra e in particolare Forza Italia, infatti, promuove il sorteggio temperato rispetto alla soluzione maggioritaria pensata dalla ministra. Controverse sono anche le regole per disciplinare le porte girevoli, ovvero il passaggio dei magistrati alla politica e poi il rientro in toga.

Le posizioni sulla legge elettorale del Csm - I gruppi associativi della magistratura, da divisi che erano nel giudizio sul sistema proporzionale del singolo voto trasferibile contenuto nella bozza Luciani, commentano in maniera più compatta l'ipotesi di sistema maggioritario anticipato dalla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, per la prossima elezione del Csm.

L'unico gruppo non contrario a quanto anticipato è quello di Magistratura indipendente. Il segretario, Angelo Piraino, ha detto che "Del nuovo sistema elettorale del Csm possiamo valutare solo le linee fondamentali, che prevedono meccanismi di voto che non si prestano ad accordi opachi tra correnti, accorciano la distanza tra l'elettore e l'eletto e garantiscono un adeguato numero di candidati e una adeguata rappresentanza di genere". Tuttavia, prima di dare una valutazione preferisce aspettare il testo scritto.

Su tutt'altra linea gli altri gruppi associativi. Il coordinamento di Area ha pubblicato un duro comunicato in cui scrive che "la linea di intervento ministeriale è molto lontana dalle attese e dalle esigenze di riforma della magistratura e dell'autogoverno orientate a rimuovere le cause della deriva correntista e clientelare drammaticamente emersa negli ultimi due anni". Secondo Area, con il sistema maggioritario, bi-nominale e a unica preferenza in collegi di grandi dimensioni "si determina che gli eletti saranno tutti riferibili ai due gruppi associativi che raccolgono i maggiori consensi, così lasciando fuori le altre identità culturali". La paura di Area è che l'effetto sia quello di uno strapotere della politica nel Csm: "Due gruppi contrapposti che, alternativamente, acquisiranno una maggioranza relativa di scarsa misura, verrà di fatto dominato dagli eletti dal Parlamento, che costituiranno il vero ago della bilancia. Questa dinamica rischierà di aumentare il peso della politica e dei partiti sulle scelte del Csm".

Dello stesso avviso anche Autonomia & Indipendenza, secondo cui la riforma contiene "il rischio di un rafforzamento di tutti quegli elementi di sistema che la riforma vorrebbe combattere. La persistente presenza di un sistema maggioritario rafforzato dalla presenza di collegi binominali, con modestissimi correttivi proporzionali, verrebbe infatti a sopprimere il pluralismo di vedute all'interno del Csm contribuendo a realizzare una sorta di bipolarismo giudiziario destinato ad ideologizzare la magistratura ed a renderla definitivamente subalterna ai gruppi politici". Inoltre, A&I sottolinea come la riforma non tocchi la componente laica, che nel caso Palamara ha avuto la sua quota di responsabilità.

In un documento, Unicost scrive che il meccanismo del maggioritario binominale "non realizza l'obiettivo di ridurre il peso delle correnti, poichè i candidati, per avere chances concrete di elezione, avrebbero comunque bisogno dell'appoggio di un gruppo". Con una interpretazione simile a quella di A&I, aggiunge che il sistema "porterebbe alla formazione di due poli contrapposti, non funzionale al ruolo del Csm che non ha esigenze di governabilità, bensì di rappresentanza di tutte le componenti culturali della Magistratura. Di conseguenza, i laici diventerebbero ago della bilancia nelle scelte del Csm".

Infine, anche Magistratura democratica esprime "il suo dissenso più netto rispetto a questo sistema di elezione di un organo che non ha necessità, per il suo funzionamento, di garantire la formazione di una stabile maggioranza". Anche perchè, secondo Md, questo sistema non garantisce il necessario pluralismo nè una adeguata rappresentanza di genere. Paradossalmente, si legge, "il sistema proposto conduce a risultati esattamente opposti alle finalità dichiarate di eliminare "il potere delle correnti", che sceglieranno per ciascun collegio "il" candidato, concentrando su questo le preferenze, in modo da farlo arrivare almeno secondo".

Le porte girevoli con la politica - La riforma dell'ordinamento giudiziario contiene anche un capitolo per disciplinare le porte girevoli tra magistratura e politica e collocamento fuori ruolo.

L'argomento è tornato al centro del dibattito dopo il caso Maresca della settimana scorsa, quando si è saputo che l'ex candidato sindaco del centrodestra e oggi leader dell'opposizione in comune di Napoli prenderà servizio alla corte d'appello di Campobasso. La cosa è possibile secondo il testo unico sugli enti locali e il suo non è l'unico caso, ma la riforma dovrebbe renderlo impossibile. La questione del grande numero di fuori ruolo è stata recentemente sollevata con una interpellanza urgente al governo dal deputato di Azione, Enrico Costa, visti i dati sulla carenza di organico nei palazzi di giustizia e sulla mole di arretrato che appesantisce i tribunali.