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di Francesco Grignetti


La Stampa, 26 maggio 2020

 

Sarà un conclave di maggioranza, oggi, ad affrontare una riforma tra le più complicate e scivolose: quella del Consiglio superiore della magistratura. Il tema è noto. La politica tutta, indistintamente, vuole limitare il peso delle correnti organizzate dentro la magistratura.

Quel sentimento che fa gridare al presidente dimissionario dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz: "È in atto un disegno per colpire l'intera magistratura e l'associazionismo che nessuno sconfiggerà mai. Occorre reagire con forza e respingere l'idea che la magistratura è quella che emerge dalle ricostruzioni dei giornali. Noi siamo un'altra cosa".

Un urlo di orgoglio che però cade nel momento peggiore della magistratura italiana, tra la coda dello scandalo Palamara e lo scontro aperto tra le correnti. Il problema della politica è come vincere questa battaglia. Il ministro Alfonso Bonafede aveva ipotizzato una riforma già ai tempi della maggioranza giallo-verde, poi riscritta con la maggioranza attuale. Tra la prima e la seconda ipotesi, è caduta l'idea di imporre un sorteggio ai magistrati per entrare nel Consiglio superiore della magistratura. Resta il nodo di quale sistema elettorale.

Spiega uno degli esperti del Pd: "Non possiamo sbagliare. Guai a cercare un sistema elettorale che dovrebbe ridurre il peso delle correnti e poi scoprire che invece l'ha accentuato". Mai come stavolta i toni dei politici sono critici contro i magistrati. Il centro destra torna a chiedere la separazione delle carriere, come anche gli avvocati dell'Unione camere penali. Per Matteo Renzi è uno "scandalo incredibile, ma nessuno ne parla se non tocca Luca Lotti o Cosimo Ferri".

Dice anche Francesca Businarolo, M5S, presidente della commissione Giustizia alla Camera e molto vicina al Guardasigilli: "Occorre un'immediata riforma dell'organo di autogoverno per restituire credibilità e solidità a una essenziale articolazione del potere statale". E Andrea Giorgis, sottosegretario alla Giustizia, Pd: "Al più presto riformare il Csm, il sistema delle carriere dei magistrati e la disciplina del conferimento degli incarichi direttivi".

Un vecchio saggio come Giancarlo Caselli è sgomento: "Le intercettazioni rivelano un groviglio di manovre e spesso anche di baratti che hanno consentito a molti di parlare di un suq. È uno tsunami". Franco Roberti, già procuratore nazionale antimafia, oggi eurodeputato Pd, chiede la più radicale delle riforme: "Vanno abolite le carriere dei magistrati".

Intanto all'interno dell'Anm si cerca di trovare una tregua. Sia pure armata. Resta in piedi la giunta dimissionaria per l'ordinaria amministrazione. Obiettivo minimo è avere una voce proprio ora che il Parlamento intende riscrivere le regole sull'autogoverno della magistratura stessa.