di Paolo Mastrolilli
La Stampa, 19 luglio 2021
Felix Pablo Rigau: "Arrestata nelle proteste che seguiva come giornalista. Non ha un avvocato e le hanno negato l'habeas corpus. Il mondo ci aiuti".
"Le forze di sicurezza cubane stanno abusando di mia sorella Neife Rigau, in questo momento, mentre parliamo. È stata arrestata domenica scorsa a Camagüey, durante le proteste che seguiva come giornalista. La polizia non ci ha dato alcuna notizia sulle sue condizioni, ma sappiamo che è stata trasferita presso la Segunda Unidad de la Policía Nacional Revolucionaria, in un sito noto come "todo el mundo canta", perché chiunque ci finisce confessa qualsiasi cosa. Non ha un avvocato, le hanno negato l'habeas corpus, è probabile che la stiano torturando. Mi appello all'intera comunità internazionale, l'Unione Europea, la Santa Sede, gli Usa, l'Onu, per lei e tutti gli altri detenuti nelle stesse condizioni, affinché venga fatta la massima pressione possibile su L'Avana per la loro liberazione, o quanto meno il rispetto delle più elementari norme del diritto".
Felix Pablo Rigau sa che rischia grosso a parlare con i media, ma lo fa perché ormai ha perso ogni speranza. Sua sorella Neife Rigau, 22 anni, è scomparsa da domenica con Henry Constantin e Iris Mariño, colleghi del sito di informazione indipendente "La Hora de Cuba". E non è l'unica, anzi. Secondo alcune stime, i detenuti della repressione seguita alla protesta sono centinaia, in tutto il Paese. Non si tratta di dissidenti di professione o complottisti, ma gente normale. Come Isabel Maria Amador Pardìas e Karem del Pilar Refeca Ramon, due ragazze molto impegnate nella loro parrocchia di Bayamo, che secondo la denuncia del Movimiento Cristiano Liberación sono state prese dalla polizia nelle loro case e scomparse.
Cosa è successo a Neife?
"È stata arrestata durante le manifestazioni di domenica dalla Unidad Técnica Investigativa del Ministerio del Interior, a Camagüey. Quindi è stata trasferita alla Segunda Unidad de la Policía Nacional Revolucionaria (Pnr)".
Di cosa è accusata?
"Un delitto che non ha commesso, la protesta violenta. Neife è una persona molto pacifica, non era neanche andata a manifestare. Fa la giornalista per "La Hora de Cuba", stava solo seguendo gli eventi".
Le avete parlato?
"No, nessun familiare ha potuto farlo".
Come sapete dove si trova?
"Il marito di una detenuta ha seguito la polizia, poi i familiari sono rimasti ore davanti al carcere. Il Tribunale provinciale avrebbe dovuto rispondere del caso entro 96 ore, ma non lo ha fatto. Lo ha trasferito alla Fiscalìa, la procura, prendendo così altre 72 ore per emettere un'accusa. Le hanno negato l'habeas corpus, non ha un avvocato, ci hanno impedito anche di consegnarle acqua, cibo o effetti personali".
L'unità dove si trova è nota come "Todo el mundo canta". Temete abusi?
"Certo, è famigerata come le peggiori carceri dell'Avana. È presumibile che venga torturata, la sua salute non è buona".
Cosa vi aspettate?
"Non ne abbiamo idea. Avrebbero già dovuto avviare il procedimento legale, ma non è accaduto. È scomparsa".
Neife ha 22 anni, che persona è?
"Una giovane studentessa come tante altre, interessata soprattutto all'ambiente. Fa la giornalista indipendente per "La Hora de Cuba".
È una militante politica?
"No. Il suo impegno politico è l'indipendenza dell'informazione, alternativa alle notizie ufficiali".
Perché è andata a protestare?
"Non era andata a protestare, ma a seguire la manifestazione per lavoro. Poi certo, milioni di cubani sono scesi in strada, per i motivi che conoscete. Manca tutto, dal cibo alla libertà. I cubani sono stanchi di decenni di repressione, non sanno più come sopravvivere. Il governo pensa solo a mantenersi al potere, ignorando i cittadini".
Cosa chiede alla comunità internazionale?
"Mi appello all'Ue, gli Usa, il Vaticano, l'Onu, il mondo intero, non solo per mia sorella, ma per tutti i cubani e le centinaia di arrestati. Sono persone normali che protestavano pacificamente: vanno liberati e ascoltati. Non è più una questione ideologica, ma di sopravvivenza".











