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di Agata Pagani

lafedelta.it, 6 novembre 2022

Quasi tutti i detenuti sono impegnati tra scuola, progetti e laboratori. Un carcere in cui si crescono progetti e opportunità. Il Santa Caterina è un luogo in cui si cerca, concretamente, di dare una seconda opportunità ai detenuti. È quanto emerge dal racconto che hanno fatto la direttrice Assuntina Di Rienzo, il comandante Lorenzo Vanacore e le educatrici dell’area trattamentale Antonella Aragno e Michela Manzone, che abbiamo incontrato per conoscere più a fondo la realtà del carcere, al centro della città.

Come sottolineato dal Garante regionale Bruno Mellano, il carcere di Bollate dipinto da Cosima Buccoliero e Serena Uccello nel libro “Senza sbarre”, presentato proprio al Santa Caterina nelle scorse settimane, è molto simile a quello di Fossano. Nella città degli Acaja, infatti, il carcere è a custodia attenuata: vi risiedono, in sostanza, detenuti con pene lievi, a fine pena, o con percorsi detentivi per i quali sono stati previsti percorsi formativi o di reinserimento lavorativo.

Dei 90 detenuti attualmente ospitati nel carcere di Fossano 11 lavorano nei laboratori che hanno sede nel secondo e terzo cortile, 10 in esterno, 10 frequentano il corso di saldo carpenteria, 30 si alternano in attività lavorative interne alla struttura, 15 frequentano la scuola (tra loro due hanno iniziato l’università) e una decina sono pensionati o invalidi: “Non esiste, insomma, un detenuto, che non sia in pensione o invalido, che non sia impegnato in attività di studio o lavoro” ci hanno spiegato.

Quella raccontata è la storia di un percorso complesso che sta realizzando la missione del carcere di custodia attenuata: creare opportunità di lavoro e di apprendimento o,per dirlo in altre parole, di riscatto.

“Sono a Fossano da febbraio 2019 e in questi giorni ho avuto la proroga fino al 2025 - ci ha detto Assuntina Di Rienzo, la direttrice -. Fossano è lo stimolo che mi mancava. Ne avevo sentito parlare tanto e sono molto contenta. Dico sempre che tutto va coltivato, come i fiori, e che si parte dal lavoro di squadra. Poco dopo di me è arrivato anche il comandante Vanacore e, con l’area trattamentale, abbiamo costituito un gruppo di lavoro molto proficuo. Siamo anche stati fortunati perché abbiamo avuto un importante contributo economico dal Provveditorato che ha dato la possibilità di realizzare le idee che avevamo. Anche l’ingresso della cooperativa Perla in carcere è stata una circostanza fortunata. Sembra un bisticcio di parole, ma è una vera perla. Tutti insieme crediamo fortemente in quello che facciamo, nel creare opportunità”.

Grazie al contributo ricevuto è stato infatti possibile dare vita a idee e progetti che direttrice, comandante ed educatrici condividevano da tempo e che hanno dato una svolta agli inserimenti lavorativi. In questo momento ci sono 5 laboratori in carcere, due nel secondo cortile, quello detentivo e tre nel terzo, quello non detentivo dove hanno accesso detenuti che possono essere assegnati a lavori in esterno o in semi libertà.

Nel terzo cortile c’è il laboratorio di trasformazione dei prodotti della cooperativa Pensolato coordinato dalla cooperativa Perla. Da giugno 2022 i prodotti lavorati all’interno del carcere, a Fossano, oltre che nel negozio di via Sacco e agli orti del Casalito, sono in vendita anche al mercoledì con un banco al mercato dei produttori. Sempre nel terzo cortile c’è il laboratorio di panificazione con Mondo Pane e quello di restauro mobili con Blue Lab e cooperativa Perla. Nel secondo cortile c’è il laboratorio di assemblaggio materiale plastico, coordinato da Dream Green, che in questo momento assembla giocattoli per la ditta Quercetti, e “Fili della stessa trama”, laboratorio di ceramica sempre gestito dalla cooperativa Perla.

Cinque opportunità di lavoro che hanno una missione in comune: offrire una seconda opportunità a chi, dopo aver commesso un errore, intende rientrare nella società civile nel rispetto della legalità che passa, principalmente, attraverso lavoro e affetti stabili.

Anche sul fronte degli affetti, infatti, il carcere di Fossano ha fatto un passo importante: “Siamo l’unico carcere in Italia ad aver organizzato una cena per tutti i detenuti e tutte le loro famiglie. Abbiamo offerto una cena preparata con i prodotti dei nostri laboratori. Altre carceri hanno fatto dei pranzi e per alcuni detenuti scelti. Noi li abbiamo… Scelti tutti” ha detto il comandante Vanacore.

I progetti non si fermano perché i dati parlano chiaro: quando la pena non è castigo, ma formazione e riscatto, il rischio di recidiva scende moltissimo: “L’anno prossimo attiveremo un corso per panificazione e pasticceria: si tratta di professionalità molto richieste in questo momento quindi danno vere opportunità lavorative per quando il detenuto uscirà” - ci spiegano.

Poi ci sono i sogni, che con collaborazione e determinazione possono trasformarsi in obiettivi concreti: “Sarebbe bello aprire un negozio che dia su via San Giovanni Bosco, una porta sull’esterno” spiega Antonella Aragno, una delle educatrici.

Ancora più in grande sogna il comandante Vanacore: “Vorrei aprire il terzo cortile alla città, farlo diventare una piazza su cui si affacciano i laboratori. Un luogo dove vendere ciò che si produce in carcere sia qui che in altre case di reclusione, dove ospitare, magari, un ristorante”. Un sogno che ha già dimostrato di essere realizzabile dal punto di vista della sicurezza, con iniziative come il “Natale di Barabba” di qualche anno fa o i momenti conviviali alla partenza della camminata Passi di riscatto.

Intanto proseguono i progetti e i percorsi di formazione e inserimento lavorativo con l’uscita dal carcere, ogni giorno, di detenuti: “Vorremmo che sempre più persone sapessero che a Fossano non c’è una ‘bestia’, ma un edificio che ospita persone e potrebbe diventare luogo produttivo per la comunità lavorando insieme” è l’ultimo appello che lanciano dal Santa Caterina.