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di Matteo Borgetto

La Stampa, 31 luglio 2024

Due giorni di tensioni, rivolte e danneggiamenti al carcere di Cerialdo, dove nella tarda mattinata di ieri i detenuti della prima e quarta sezione hanno distrutto le telecamere di videosorveglianza ed i vetri dei box degli agenti di polizia penitenziaria, devastato le suppellettili e appiccato anche il fuoco. A denunciarlo i sindacati Osapp, Uilpa e Sappe. La protesta sarebbe legata alla mancata autorizzazione su alcune telefonate. “Si sarebbero sentite anche esplosioni - ha spiegato Gennarino De Fazio, segretario generale dell’Uilpa - forse dovute allo scoppio di bombolette da campeggio utilizzate per preparare pasti e vivande. I rivoltosi hanno vandalizzato gli ambienti comuni”.

I disordini sono proseguiti per diverse ore: richiamati gli agenti cuneesi liberi dal servizio, è stato necessario attendere rinforzi dei colleghi da altre carceri del Piemonte. Nessuno scontro, né feriti, dopo ore di trattative la situazione è rientrata, “ma la prima sezione detentiva sarebbe diventata inagibile” dicono i sindacati e dopo l’intervento dei vigili del fuoco, 5 detenuti sono stati trasferiti. Già lunedì pomeriggio, nel padiglione Gesso, numerosi detenuti di origine araba si erano contrapposti a italiani e albanesi, pare per il controllo del traffico interno di sostanze illecite e cellulari.

“Dopo un’aggressione sulle scale comuni, alcuni reclusi della 2ª sezione sono riusciti a impossessarsi dell’ascensore - dice Leonardo Beneduci, segretario generale Osapp - tentando di salire nella quarta sezione per vendicarsi. Molti detenuti rifiutavano di rientrare in cella e sostavano nei corridoi, allestiti con tavoli e sedie. Grazie al tempestivo intervento della polizia penitenziaria e alle sirene dell’allarme generale, la situazione si è placata”.

“Le sezioni detentive del padiglione Gesso, inaugurato nel 2011 sono attualmente distrutte - aggiunge Beneduci -: soffitto scoperchiato, centraline automatiche dei cancelli rotti, citofoni elettronici sradicati, piastrelle rotte, muri sporchi e sgretolati, tali da dover dichiarare l’inagibilità”. E conclude: “Da tempo chiediamo al Presidente della Repubblica e alla premier Meloni di dichiarare lo stato di emergenza delle carceri e commissariare il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. I vertici devono intervenire con la massima urgenza prima che si verifichino ulteriori violenze tra detenuti, salvaguardando l’incolumità dei poliziotti in servizio”.

“Le carceri sono polveriere, le deflagrazioni frequentissime con la polizia inerme e prima vittima del sistema- aggiunge De Fazio - L’apparato rischia di esplodere definitivamente, lasciare macerie e morti. Servono misure emergenziali a effetto tangibile e immediato, non le fantasie del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e le chiacchiere del Governo”.

Il segretario generale Sappe, Donato Capece: “Il personale è sempre meno e allo stremo, lavora più di 12 ore al giorno, stiamo vivendo un’estate di fuoco nelle carceri. Necessari provvedimenti immediati, concreti, risolutivi: espulsioni detenuti stranieri, invio tossicodipendenti e psichiatrici in comunità di recupero”.