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di Sandro Marotta

La Stampa, 27 marzo 2026

I timori dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” dopo un’ispezione all’istituto penitenziario del Cerialdo. “La decisione di chiudere il 41 bis è giusta, ma con quali agenti si governerà nella fase successiva?”. È la domanda di Sergio d’Elia, segretario dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” presieduta da Rita Bernardini, entrata nel carcere di Cuneo per un’ispezione accompagnata dal direttore della struttura, dall’educatore e dal responsabile dell’area educativa. Tra i 18 partecipanti c’erano avvocati, rappresentanti di associazioni e politici sia di destra che di sinistra. Un passo indietro. La sezione dove sono recluse le persone condannate per terrorismo e mafia verrà chiusa perché i suoi 45 detenuti saranno probabilmente trasferiti ad Alessandria.

L’ha deciso dal governo già alla fine dell’anno scorso, per allinearsi alla norma che prevedrebbe “istituti esclusivamente dedicati, preferibilmente in aree insulari e custoditi da reparti specializzati”. In Italia, circa 750 detenuti in regime speciale sono rinchiusi in 12 istituti, di cui 11 che convivono con altre sezioni. In Piemonte sono a Cuneo e Novara, il nuovo “polo” unico sarà Alessandria.

“Il 41 bis va chiuso in tutta Italia, va bene chiuderlo anche a Cuneo, ma qui significa che quella sezione, che ha 91 posti, con due detenuti per cella porterà 180 persone in più - continua D’Elia -. Il reparto speciale della penitenziaria, il Gom, se ne andrà. Già ora il personale è in sofferenza, con quali agenti si gestiranno questi nuovi arrivi?”.

L’apparente paradosso è che, pur andandosene alcuni detenuti, ne arriveranno molti altri e Cuneo, che ora accoglie 389 reclusi, potrebbe diventare un carcere da 500 posti. Cifra che richiederebbe anche una riorganizzazione nella quantità e nella qualità delle attività da garantire: “Nel 41 bis l’obiettivo è interrompere le comunicazioni tra il detenuto e mondo esterno, le relazioni sono limitate a gruppi di 4 detenuti scelti dall’amministrazione - spiega Bruno Mellano, ex garante regionale dei detenuti -.

Si passerà da una popolazione che per definizione fa poche attività, a una che invece dovrebbe studiare, lavorare, fare laboratori culturali e altro”. Già mesi fa il direttore Domenico Minervini sottolineava la difficoltà di far dare un lavoro a tutti i reclusi, a causa della carenza di risorse.

Più detenuti vuol dire anche che “dovranno aumentare anche il servizio sanitario e degli operatori - aggiunge la consigliera regionale Avs, Giulia Marro -: ad aprile verrà attivato un mediatore culturale, che ha un altissimo valore perché ci sono molte persone con background migratorio. Ricordo che a Cuneo una figura del genere non c’è mai stata”.

Una criticità emersa durante la visita dei giorni scorsi, è la condizione dell’isolamento. “Non si può fare una sezione di quel tipo nel seminterrato - ha detto D’Elia -. L’anno scorso era la stessa situazione, è insostenibile dal punto di vista umano e va chiuso”.

“Ci sono tante note dolenti non solo per la vita del carcerato e la finalità della pena, ma anche per chi ci lavora - ha sottolineato Dora Bissoni, presidente della camera penale Vittorio Chiusano, sezione di Cuneo -. C’è molto da rivedere, è necessaria tanta attenzione su un istituto che dovrebbe essere umano, ma allo stesso tempo educativo”.