di Sandro Marotta
La Stampa, 12 settembre 2025
Il direttore del dipartimento di Medicina legale dell’Asl di Torino: “Quella di Cuneo è una situazione che difficilmente si risolverà in tempi brevi”. “Sembra che tutte le celle d’Italia dedicate agli obesi siano occupate”: così il medico legale Roberto Testi, direttore del dipartimento di Medicina legale dell’Asl di Torino, sul caso del detenuto cuneese che, a causa di una grave obesità e del diabete, da più di 15 giorni è ricoverato e piantonato nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale di Cuneo. Il suo caso ha fatto emergere un vuoto di strutture e tutele sanitarie per le persone obese private della libertà e, scavando, si scopre che la situazione è complessa perché ci sono dei temi in conflitto tra loro, come la costituzionalità delle cure, le risorse della sanità e l’obbligo di detenzione e sicurezza.
“Al momento non sappiamo cosa fare di lui - dichiara Roberto Testi, direttore del dipartimento di Medicina legale dell’Asl di Torino - perché le celle “bariatriche” si trovano solo nel carcere di Torino, ma sono tutte occupate e lo saranno per molto tempo”.
Tutto gira intorno alle “camere di pernottamento per soggetti ristretti affetti da disabilità motoria”, cioè celle per disabili e obesi; sono stanze che hanno “una porta di ingresso più grande, la doccia interna, le rampe per il passaggio delle carrozzine”, come ha spiegato a La Stampa l’ex garante regionale dei detenuti Bruno Mellano.
La mancanza di spazi dedicati ai reclusi obesi sembra essere un problema strutturale italiano: “Come provveditorato regionale ho provato a chiedere ad altri istituti se ci fossero celle bariatriche libere, ma sembra che tutte quelle d’Italia siano occupate - continua il medico legale Testi. È una situazione che difficilmente si risolverà in tempi brevi”.
Questa settimana il magistrato di sorveglianza - il giudice che monitora la condizione dei detenuti - dovrebbe decidere sulla sua sorte. Il problema a lungo termine però rimane e potrebbero emergere anche questioni costituzionali sul trattamento nutrizionale; si apre infatti lo scenario di un “caso Cospito” al contrario, dove cioè si vieterebbe a un detenuto di mangiare in nome della sua salute. Questo però violerebbe, tra gli altri, gli articoli della Costituzione relativi ai diritti inviolabili dell’uomo e al fatto che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”.
“Gli agenti non possono dire a una persona in carcere di non mangiare - argomenta Testi -. Tutti hanno il diritto di ricevere cibo da casa, cucinare in cella, comprare il “sopravvitto”. Questo non è un problema di carenza di sorveglianza e nemmeno di sanità, perché noi curiamo tutti. Il punto è prima di tutto che cosa deciderà il magistrato e dopo cosa farà lui della sua salute”.
Un’altra opzione diversa dalla detenzione sarebbe ricoverarlo alle Molinette, l’unica struttura in Piemonte dove è presente sia un reparto generico destinato al ricovero dei reclusi (il “repartino” con 19 posti letto), sia uno specifico di chirurgia bariatrica. Anche qui la questione è complessa: “La chirurgia bariatrica non ha posti letto dedicati - precisa Mario Morino, direttore della Chirurgia Generale 1 alle Molinette -, non c’è un reparto specifico, perché l’obesità è solo la situazione che innesca altre patologie su cui poi intervengono gli specialisti di ciascun settore, per esempio il nefrologo o il cardiologo. Solo dopo si ricorre all’intervento di riduzione del peso, ambito su cui Torino è effettivamente il punto di riferimento regionale”.
Sul quadro dell’uomo di più di 260 chili potrebbe incidere anche l’episodio in cui, quando era ospitato in una Rsa della provincia di Cuneo, ha minacciato di morte il personale. Per questo è stato rinviato a Cerialdo, anche se non ci è mai rientrato perché, appunto, le celle non lo consentivano.











