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di Marco Turco

unionemonregalese.it, 10 febbraio 2026

Il progetto “Panatè” nato nella casa circondariale di Cuneo. “Non facciamo “buonismo”: facciamo impresa”. Ancora una volta parliamo di qualcosa di bello: della società benefit “Panatè”, nata nel 2019 presso la Casa Circondariale di Cuneo ed oggi presente anche nelle carceri di Fossano e Torino, oltre che con un laboratorio esterno a Magliano Alpi. La “iena” Giulio Golia entra nel carcere di Cuneo e racconta il progetto di reinserimento “Panaté”, una realtà che prova a creare un’economia “dentro e fuori” dal carcere offrendo lavoro vero ai detenuti che aderiscono. Contratti regolari, stipendi e contributi, per dare un senso agli anni di pena e ridurre il rischio di ricadute. Nel progetto lavorano circa 40 persone, di cui 24 detenuti.

Era il 2019 quando l’imprenditore monregalese Davide Danni iniziava il suo progetto: una cooperativa per far produrre il pane nelle carceri. Lui, oggi, dice che lo ha fatto “con tanta buona volontà… ma con un po’ di incoscienza e inconsapevolezza”. Ma in cuor suo sapeva benissimo che stava facendo nascere qualcosa di importante. “Non abbiamo solo creato un ponte per unire carcere, lavoro e cultura, ma abbiamo iniziato a percorrerlo insieme alle tante realtà che hanno preso parte a questa iniziativa”. 

Il servizio di Golia dura circa 20 minuti. La “iena” ha intervistato non solo Danni, ma anche i lavoratori (detenuti o ex) che hanno scelto di raccontare la loro storia. Storie difficili, di chi oggi sa di aver commesso errori, anche gravi, e sa che è giusto pagare il debito con la giustizia. Ma sa anche che ci deve essere un “dopo”: che la vita non può ridursi allo stereotipo di chi viene additato come “ex carcerato”.

Il concetto che la società ribadisce ogni volta è: “Non stiamo “facendo buonismo”, non facciamo beneficenza: noi stiamo facendo impresa. Siamo imprenditori e facciamo il nostro lavoro”. Il lavoro nelle carceri è un sistema che - sembra quasi assurdo doverlo ripetere - porta davvero un circuito virtuoso: attraverso il reale reinserimento del lavoro, riduce di molto la recidiva; e rappresenta un guadagno reale, per l’imprenditore e per i lavoratori.