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di Gianpaolo Marro

La Stampa, 30 aprile 2025

Attualmente sono quattro alternativamente chiuse. L’annuncio al convegno con l’appello per rivedere il regime detentivo speciale. “Nel carcere di Cuneo presto riapriranno due sezioni del 41 bis. Attualmente sono quattro alternativamente chiuse: i detenuti sono 46 e la capienza è di 92. A breve arriveranno altri 22 reclusi con questo regime detentivo speciale”. Così Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti ha annunciato ieri (martedì 29 aprile) al convegno a Cuneo nella sala Giolitti della Provincia, organizzato per far conoscere nel dettaglio la realtà del 41 bis, i numeri e soprattutto riflettere su questa misura.

La critica al provvedimento - “Condividiamo con la Camera penale la critica per questo provvedimento: alcune delle norme del regolamento sono davvero capziose e non hanno nulla a che fare con la sicurezza nazionale. C’è un’attenzione spasmodica rispetto a queste regole - ha aggiunto -. Il riferimento è ad esempio al numero massimo di pennarelli (12) che il detenuto può avere, la dimensione delle fotografie dei familiari da tenere in cella e ancora la limitazione del numero di libri a disposizione. Queste restrizioni non hanno nessuna ricaduta evidente sulla sicurezza nazionale. Rischia di essere una cattiveria voluta contro il detenuto per costringerlo a collaborare o confessare. Dopo molti anni di polemiche e appelli ci sono le prime sentenze della Corte Costituzionale, ad esempio quella sulle ore d’aria in deroga all’ordinamento penitenziario. Adesso sono due al giorno (una al mattino e una al pomeriggio, con altri detenuti per un massimo di quattro). Dopo il pronunciamento dei giudici gli istituti si devono organizzare per garantire quattro ore al giorno (due al mattino e altrettante al pomeriggio). Cuneo ha problemi perché gli spazi del passeggio sono particolarmente sacrificati”.

La notizia dell’imminente apertura di nuove sezioni per i detenuti in regime di 41 bis è stata confermata da Alberto Valmaggia, garante cuneese delle persone detenute. “Presto il Cerialdo raddoppierà la capienza per quanto riguarda le sezioni dei detenuti con regime speciale. Il 41 bis è uno degli elementi critici che ci sono all’interno del carcere di Cuneo. Un tassello di questa realtà, ma aggiungo il tema dell’accoglienza e il caso del reparto sottoterra. Il carcere è un sistema complesso”.

La situazione in Piemonte - In Piemonte oltre a Cuneo anche l’istituto penale di Novara ha una sezione 41 bis con 70 posti e 68 reclusi. In Italia i detenuti sottoposti a questo regime sono 749 (13 sono donne) in 12 sezioni specifiche. “Possibile che siano tutti capi mafia - è la domanda del garante regionale - o ci sono anche persone che si vogliono spingere a collaborare?”.

Al convegno è stata fatta una riflessione sulla logica e la natura dell’esecuzione penale del 41 bis. Dora Bissoni presidente della sezione di Cuneo della Camera Penale del Piemonte Occidentale e Valle d’Aosta: “Quest’anno ricorre il 50° dell’ordine penitenziario, sicuramente l’articolo 41 bis ha bisogno di una ristrutturazione e un adeguamento ai tempi”. “Serve un riequilibrio della gestione del regime di detenzione speciale. Difficile trovarne un’utilità sociale. Norme capziose - ha aggiunto Mellano, in scadenza di mandato da garante regionale - che finiscono per oberare i magistrati di sorveglianza. Ci sono richieste paradossali presentate dai detenuti che sperano di ottenere cose normali nella vita in carcere. Ma anche quando ci sono ordinanze della magistratura di sorveglianza di accoglimento delle richieste del recluso spesso l’amministrazione di oppone e gli avvocati devono così chiedere il giudizio di ottemperanza. Il dubbio? Si tratta davvero di uno strumento eccellente di lotta alla mafia o invece è una sorta di tortura democratica?”.

La difficoltà - Una radiografia del lavoro del magistrato di sorveglianza è stata tracciata da Elisabetta Piccinelli, in servizio a Cuneo e come magistrato è in prima linea nei colloqui nelle carceri del Cerialdo, a Fossano e Saluzzo: “Per quanto riguarda il regime del 41 bis ricevo segnalazioni e reclami per tanti casi quotidiani: dall’impossibilità di consegnare direttamente ai figli dolci e giochi, alla richiesta di acquistare riviste, usare pentolame e ancora il problema dei colloqui con i famigliari solo dietro a un vetro divisorio. Emblematico il caso del detenuto che chiedeva di abbracciare il figlio di 14 anni e non è stato possibile. Spesso è leso il diritto soggettivo. Non si possono sospendere i diritti fondamentali. E poi c’è il divieto di acquistare quotidiani regionali e locali dell’area geografica di appartenenza”.

Secondo Davide Bianchi ricercatore di diritto penale a Giurisprudenza di Torino quella del 41 bis “è una tormentata storia normativa con critiche e appelli alla revisione e alla riforma. Un’esorbitanza di costrizioni. Si tratta di un istituto per finalità collaborative ai fini investigativi e per finalità simbolica. Necessaria una riforma al più presto. I detenuti, anche quelli che sono responsabili dei reati più gravi, sono persone”.

“Si deve attuare in modo intelligente il 41 bis - ha detto Mellano -. Teniamo conto che è una norma eccezionale e temporanea, nata con le stragi di mafia e l’attacco alle istituzioni. La sua stabilizzazione e permanenza nell’ordinamento non è proprio un meccanismo liberale”. Anche Alessandro Brustia avvocato penalista già presidente della Camera penale di Novara ha portato alcuni esempi significativi: “Quella del 41 bis è una norma nata in una stagione per fortuna superata, quella dello stragismo mafioso e quindi a distanza di 33 anni mantenere nel nostro ordinamento una norma emergenziale è ridicolo. Questo regime si è trasformato da istituto preventivo quale era in un sostanziale sadico aggravamento di pena. Ipotizzare una modifica del 41 bis non può più essere nella patria di Cesare Beccaria una bestemmia. Si tratta di una guerra dichiarata dallo Stato alle persone sottoposte a questo regime a cui vengono negati i diritti più elementari. L’ultimo ricorso che ho seguito per un detenuto è stato per il divieto all’utilizzo della melatonina per dormire”.

“Da 22 anni si parla sempre dello stesso argomento - così Alessandro Ferrero presidente dell’ordine degli avvocati di Cuneo -. Ci sono stati interventi della Corte costituzionale e della giurisprudenza. Forse basterebbe il buon senso per l’applicazione delle regole. Un detenuto anche condannato con gravi reati che reclama il pane morbido o quello integrale: ma dove siamo, non deve esistere? Negare l’acquisto di una rivista porno è tortura non per finalità di sicurezza. La filosofia è se non collabori o non confessi non ti concedo un beneficio anche a costo di violare i diritti essenziali. Non è ammissibile. Ci deve essere sempre un limite”.