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di Giada Lo Porto

La Repubblica, 28 novembre 2025

È stato violentato in carcere per tre giorni consecutivi e nessuno se n’è accorto. È stata la vittima a sussurrare con un filo di voce ciò che accadeva in cella, nel carcere Cerialdo di Cuneo, durante un colloquio con la psicologa dell’istituto penitenziario. È una vicenda delicatissima che riguarda violenze e minacce avvenute qualche giorno fa ai danni di un detenuto con difficoltà nel muoversi, fragilità psichiche e un passato difficile, costellato da autolesionismo e tentativi di suicidio. Secondo quanto si apprende l’uomo, italiano, 61 anni, in carcere da tanti anni per reati di truffa e lesioni personali, sarebbe stato stuprato da un altro detenuto di origine africana, in carcere per questioni legate alla droga: condividevano la cella, l’aggressore era il suo “piantone” e avrebbe dovuto aiutare il compagno non autosufficiente nelle necessità personali e nelle attività che non era in grado di svolgere. Erano da poco tempo in cella insieme.

Dopo aver trovato la forza di parlare dell’accaduto, qualche giorno fa il detenuto è stato portato in ospedale, al dipartimento di “emergenza accettazione” dell’azienda sanitaria Santa Croce e Carle di Cuneo. “Mi ha stuprato - ha confidato l’uomo visibilmente scosso al personale sanitario che ha riportato le sue dichiarazioni nel referto -, mi ha minacciato con un coltello e ha tentato di strangolarmi. Gli abusi vanno avanti da tre giorni”. La diagnosi del 20 novembre scorso non lascia spazio a dubbi: violenza sessuale.

L’uomo è ora tornato nella stessa struttura carceraria. Lui e il compagno di cella che lo avrebbe stuprato sono stati separati dalla restante popolazione detenuta e si trovano in isolamento. La violenza è avvenuta nel padiglione “Gesso” al terzo piano, nella parte in cui non ci sono in servizio gli agenti di polizia penitenziaria. Gli ambienti si chiamano “Sezioni aperte a trattamento avanzato con sorveglianza dinamica”: c’è un solo agente che fa su e giù in un’area di tre piani. Con “sorveglianza dinamica” si intende l’apertura delle celle per i detenuti in media e bassa sicurezza per alcune ore al giorno: una misura disposta anni fa, tramite una circolare del dipartimento di amministrazione penitenziaria, che concede la possibilità di muoversi all’interno della propria sezione.

La polizia penitenziaria non è più chiamata ad attuare un controllo “statico” su quei detenuti. A Cuneo riguarda un totale di 17 celle i cui detenuti possono circolare all’interno della sezione e sarebbero proprio le sezioni dove in genere avverrebbero più frequentemente aggressioni. Ma com’è possibile che nessuno se ne sia accorto? Secondo quanto emerge, le telecamere ci sarebbero, ma parzialmente rotte. Lo scorso giugno, a Genova, un episodio simile ai danni di un ragazzino seviziato e torturato in cella, aveva portato a una rivolta nel carcere Marassi: 200 detenuti erano saliti sui tetti per protestare contro lo stupro del loro compagno da parte di altri quattro reclusi: per quella vicenda sono circa 80 le persone indagate per devastazione e rivolta.

“La violenza sessuale perpetrata nel carcere di Cuneo - dice il segretario generale Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) Leo Beneduci - rappresenta l’ennesima sconfitta dello Stato di cui una incolpevole inerme e bistrattata polizia penitenziaria è costretta a prendere atto. Le condizioni del personale nel penitenziario di Cuneo sono, infatti tra le più disastrose in ambito nazionale, tra sovraffollamento detentivo e carenza di addetti, disorganizzazione e periodiche assenze dei vertici dalla struttura per incarichi esterni di dubbia utilità. Nei turni notturni un unico agente deve provvedere alla sorveglianza per tre piani detentivi con gli esiti che sono purtroppo evidenti. È quindi della massima urgenza che rispetto ad eventi di una gravità inaudita quale quello occorso a Cuneo in luogo delle doglianze e delle accuse di rito, si provveda per correttivi quali l’incremento del personale di vigilanza e l’avvicinamento dei responsabili scarsamente disponibili e attenti”.