di Antonio Ferrero
La Stampa, 12 settembre 2025
Il racconto Davide Danni, presidente di “Panaté Società Benefit”. Da domani a domenica Cuneo ospita il festival “Art.27 Expo - Fatti in carcere”. “Fino al 2019 non sapevo cosa potesse esserci dietro quelle mura, allora mi sono detto: se non possiamo portare la città dentro al carcere portiamo il carcere nelle città. Così è sorta l’idea di far nascere queste realtà di economia carceraria, metterle insieme e dire: facciamoci vedere, facciamoci conoscere, portiamo un messaggio di buone pratiche. Questo è il principio che ha sempre connotato questa manifestazione.
Noi non vogliamo portare fuori la polemica, non portiamo fuori i limiti, non portiamo fuori tutte le cose che non vanno. Tutti sanno che ci sono tantissimi problemi irrisolti nelle carceri, ma se noi portiamo fuori delle buone pratiche che possono diventare modelli di stimolo, allora faremo qualcosa che potrà veramente essere utile per un cambiamento”.
Tutto nasce nel 2019 - Davide Danni, presidente di “Panaté Società Benefit” e cofondatore dell’Associazione Art.27 che da tre anni organizza “Art.27 - Expo” a Cuneo, racconta l’origine della sua attività. “L’occasione di portare il lavoro in carcere nasce da un caso fortuito successo nel 2019, quando noi eravamo già operativi con un piccolo laboratorio di produzione di prodotti da forno. Avevamo cominciato a fare questi prodotti da utilizzare nell’ambito dei nostri locali e in modo fortuito veniamo in contatto con il dottor Gaetano Pessolano, responsabile dell’area trattamentale della Casa Circondariale di Cuneo, che viene a sapere che abbiamo questa attività esterna e così ci provoca dicendo: perché non venite a fare questo lavoro all’interno del carcere e provate a coinvolgere qualche detenuto nel processo di lavoro? Quindi siamo proprio passati dal negozio al carcere da perfetti ignoranti delle dinamiche di un carcere”.
Aspetto umano ed economico - È molto istruttiva la vicenda di Danni e della sua società perché fin dall’inizio coniuga l’aspetto umano a quello imprenditoriale. “Quindi inizia questa avventura dentro al carcere, creando una sorta di modello ibrido tra un’attività profit tradizionale è un’attività non profit. Certo, è un modello particolare e difficile da gestire perché è un’impresa che deve avere anche una finalità di inclusione ma, al tempo stesso, deve limitare i rischi connessi a coinvolgere persone con fragilità e con delle storie alle spalle e che, ovviamente, vanno accompagnati in un percorso di inserimento”.
“Non è volontariato, facciamo impresa” - In questa attività, però il fondatore della società Panatè è molto netto nello spazzare via i dubbi legati alle motivazioni della sua azione: non si tratta di volontariato ma di impresa attenta alla dignità umana. “Non esiste il concetto di volontariato né da parte loro né da parte nostra. Su questo tema c’è ancora poca chiarezza. Noi vogliamo fare impresa ma restituendo dignità alla persona e l’uomo ottiene la dignità quando ha un lavoro, se può portare soldi in famiglia, comprarsi le medicine, le sigarette. Il nostro obiettivo è che l’uomo torni a essere uomo.
Il festival Art.27 Expo - Fatti in carcere - Ecco, il festival “Art.27 Expo - Fatti in carcere” che si apre domani e oggi ha la sua anteprima presso la casa circondariale di Cuneo con il tavolo tecnico “Il lavoro come strumento per l’attuazione del dettato costituzionale” (introdotto dal presidente del Cnel Renato Brunetta), vuole smentire questi luoghi comuni. La stessa differenziazione dell’offerta di eventi presenti a Cuneo da domani a domenica dimostra come quello dell’economia carceraria sia un tema che riguarda tutti, anche chi non ha alcun interesse per le sorti dei detenuti. Infatti, oltre ai diversi tavoli di riflessione tecnica, che riuniranno alcuni tra i principali esperti di tematiche legate alla giustizia e dell’organizzazione dei sistemi carcerari su scala nazionale, ci saranno numerose occasioni di approfondimento indirizzate alla cittadinanza nel suo complesso, con concerti, spettacoli teatrali, talk e presentazioni che uniranno libri, fumetti e poesia.
La storia di Massimiliano Cirillo - In questo senso è esemplare il caso di Massimiliano Cirillo, un detenuto che nel 2019 ha iniziato a lavorare con noi, nel 2023 è stato scarcerato e da allora continua a lavorare con noi e tutti i giorni, da uomo libero, entra nel carcere di Cuneo e gestisce il laboratorio”.
Una sfida che diventa nazionale - Da quest’anno, la sfida si allarga a tutto il territorio nazionale: “Alla fine ognuno di noi ha la possibilità di essere utile al cambiamento, ognuno per il suo ruolo ha la possibilità di essere parte attiva in questo percorso. L’obiettivo del festival e dell’associazione è avere la funzione di fare advocacy, richiamare l’attenzione e sensibilizzare il territorio”. La forza del progetto è proprio nella semplicità modesta con cui Davide Danni sintetizza la sua iniziativa: “Obiettivamente, non è nulla di strano rispetto cosa si faceva fuori: si tratta di coinvolgere delle persone dentro a un processo di lavoro insegnando loro un mestiere facendole sentire utili a un progetto che è anche di crescita personale”.











