di Barbara Morra
La Stampa, 7 marzo 2025
L’associazione “Nessuno tocchi Caino”, i Garanti territoriali dei detenuti e Unione Camere penali hanno visitato le Case di reclusione in provincia. “Dopo la visita a quello di Cuneo al carcere di Fossano ci siamo rifatti gli occhi e l’anima”. Così Rita Bernardini, presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” che, nei giorni scorsi, insieme ai garanti territoriali per i detenuti e l’Unione delle Camere penali, ha visitato le case di reclusione della Granda nell’ambito di un giro più vasto in tutto l’universo carcerario del Piemonte.
A Fossano i componenti della delegazione, guidati dal garante regionale Bruno Mellano, hanno condiviso osservazioni a caldo denunciando “il silenzio assordante della politica e della società civile sul carcere”. Il riferimento è alla recente ondata di suicidi dietro alle sbarre, segnale di un malessere certificato dalla magistratura di sorveglianza e legato “al mancato rispetto dei diritti umani dei detenuti” a partire dal sovraffollamento. “Noi garanti siamo osservatori privilegiati, abbiamo il potere di ingresso nelle carceri senza necessità di autorizzazione preventiva. Possiamo avere il polso della situazione che talvolta può sfuggire anche alle amministrazioni penitenziarie e alla politica” ha esordito Mellano.
Questo “polso della situazione” ha fatto dire all’ex deputata, membro del partito radicale che i 114 detenuti di Fossano si trovano “in una dimensione umana”. “Sapevo che questo carcere era situato in un vecchio convento e pensavo che, proprio per questo, i detenuti stessero male invece le strutture antiche quando non sono oltre la capienza regolamentare determinano una condizione più umana che non le carceri di cemento che venivano chiamate carceri d’oro; a Fossano si sente il muro quasi familiare, i colori, gli spazi, i tre cortili”. Dora Bissoni, avvocata e referente di Cuneo per l’Unione camere penali, faceva parte della delegazione: “Dal 99 ho iniziato la pratica da avvocato frequentando il carcere (di Cuneo ndr) ma non l’ho mai percepito così. Grazie all’architetto Cesare Burdese che ci accompagnava ho guardato con occhi diversi: ho compreso che se le realtà non si recepiscono in modo concreto non si possono mutare. Chi amministra i nostri soldi dovrebbe fare questa esperienza di dialogo e rapporto diretto con le situazioni a maggior ragione nel carcere”. Su Fossano: “Al carcere di Fossano è stato come vedere la luce dopo la notte non tanto quanto alla struttura ma perché in un carcere come Cuneo c’è la percezione di una mancanza di futuro”.
Sergio D’Elia, segretario di “Nessuno tocchi Caino” ha descritto la visita alla sezione isolamento del Cerialdo come “una sorta di discesa agli inferi”: “Scendi finché non ti infili in un budello lungo circa 50 metri. Con l’architetto lo abbiamo misurato: 1,82 metri di larghezza e 2,20 di altezza, senza ventilazioni e finestre. È buio e ti chiedi in che posto ti stai infilando, un bassofondo di un luogo di privazione della libertà, una cantina. Ci sono sette celle, dalla zero alla sei. Siamo entrati: c’è una finestra alta con le sbarre e la rete metallica a maglie così fini che non si vede quasi oltre e, fuori, a un metro, un muro di cemento. Manca la luce naturale, manca l’aria e non si può vedere nulla, è un luogo di privazione di tutto. Cuneo è una pena non solo per i detenuti ma anche per i detenenti”. L’invito è ad andare oltre la dimensione del carcere: “Non è una struttura da cambiare o migliorare ma da superare, aiutateci a farlo”. Davide Mosso dell’Osservatorio carcere ha sottolineato la piaga della mancanza di occupazione: “A Cuneo ci sono 388 persone e solo 3 per ognuna delle 3 sezioni svolgono lavori a turnazione: fare la spesa, pulire e raccogliere ordini per lo spaccio”.










