di Barbara Morra
La Stampa, 5 ottobre 2025
Si è concluso con una condanna a due mesi il singolare processo a T.R., 45 anni, detenuto presso la casa circondariale di Cuneo, imputato per interruzione di pubblico servizio. Il motivo? Un’ora intera trascorsa aggrappato alle griglie anti-scavalcamento del “passeggio” interno del carcere, durante l’ora d’aria. Era il 4 ottobre 2021 quando l’uomo, al termine delle due ore previste all’aperto, si è rifiutato di rientrare in cella. Tre agenti di polizia penitenziaria, come ricostruito in aula, lo hanno invitato più volte a scendere, ricevendo in cambio solo una richiesta perentoria: “Voglio una cella singola!”. Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Alessandro Bombardiere, la protesta plateale ha inevitabilmente bloccato il normale svolgimento delle attività di sorveglianza dell’istituto, da qui l’accusa di interruzione di pubblico servizio.
Il rappresentante dell’accusa ha chiesto la condanna a due mesi, tenendo conto del parziale vizio di mente riconosciuto da una perizia psichiatrica. L’avvocata della difesa, invece, ha cercato di smontare l’impianto accusatorio puntando sull’eccentricità del gesto: “Un comportamento bizzarro non può necessariamente assumere rilevanza penale” ha detto. “È stato già sanzionato in via disciplinare. Inoltre, le sue condizioni di salute sono gravissime. Mi appello al vizio parziale di mente accertato dalla perizia”. Il giudice, pur accogliendo in parte le attenuanti, ha deciso per la condanna: due mesi. Nessuna pena accessoria o custodia aggravata.










