di Simona Lorenzetti
Corriere della Sera, 11 ottobre 2023
Le violenze emergono dagli atti dell’indagine che coinvolge 23 agenti del carcere Cerialdo. Sono accusati di tortura, ma loro respingono gli addebiti mossi dagli inquirenti. Prima le botte, le umiliazioni e le minacce. Poi la cella di isolamento. Ecco cosa succedeva all’interno del penitenziario Cerialdo di Cuneo, nel padiglione Gesso, ai detenuti che osavano disturbare la routine carceraria. Gli atti dell’inchiesta raccolgono una serie di crudeli soprusi nei confronti di cinque pakistani, che tra il 20 e il 21 giugno 2023 erano finiti nel girone infernale ideato da un gruppo di agenti della polizia penitenziaria.
Quella sera un ragazzo aveva chiesto di essere accompagnato in infermeria, aveva forti dolori a una gamba. Ma nessuno lo stava ascoltando. Ecco perché i compagni, per protesta, avevano iniziato a battere sui blindi per attirare l’attenzione del personale di sorveglianza. Poco dopo l’uomo è stato portato dal medico, ma per gli altri detenuti sono iniziate diverse ore da incubo. Tanto da spingere il procuratore capo Onelio Dodero e il sostituto Mario Pesucci a formulare l’accusa di tortura, sottolineando che le guardie “con crudeltà e con più condotte costituenti violenza e minacce gravi, comportando altresì un trattamento inumano e degradante per la persona, cagionavano acute sofferenze fisiche e un verificabile trauma psichico”.
La sequenza degli eventi racconta che gli indagati sarebbero entrati nelle celle e si sarebbero accaniti a suon di calci e pugni contro i cinque pakistani, apostrofandoli con volgari epiteti. Poi li avrebbero “trasportati di peso” sino all’infermeria “continuando a colpirli”, trascinandoli giù per le scale e facendoli sbattere “la testa contro il muro”. I detenuti sarebbero stati poi rinchiusi in una stanza “adiacente a quella delle visite” e ancora una volta brutalmente malmenati. Infine, sarebbero stati messi in una cella di isolamento priva di finestre, materassi, cuscini, lenzuola e acqua in bagno. Gli agenti avrebbero quindi impedito al medico di controllare il loro stato di salute. Una delle vittime sarebbe stata anche costretta a spogliarsi e a rimanere in mutande, “ragione per cui - si legge negli atti - ha pianto tutta la notte”.
Precedentemente a questa spedizione punitiva ve ne sarebbero state altre. Il primo pestaggio ricostruito dagli inquirenti risalirebbe al 15 ottobre 2021: un uomo sarebbe stato punito a suon di botte al suo rientro in carcere dopo essere finito in ospedale per alcuni tagli sulle braccia che si era autoinferto. E ancora, nel dicembre 2021, un altro ospite del carcere sarebbe stato picchiato perché aveva avuto un atteggiamento aggressivo: durante il trasferimento nella cella di isolamento, ricostruiscono gli inquirenti, lo straniero sarebbe stato picchiato mentre era nudo e neutralizzato “con uno storditore elettrico”.
Nei giorni scorsi la Procura ha eseguito diverse perquisizioni e sequestri. Sono 23 gli agenti indagati: le accuse nei loro confronti sono tortura, lesioni e abuso di autorità. L’inchiesta è partita dalle segnalazioni di alcune vittime e da un esposto del garante regionale dei detenuti. Gli indagati (difesi tra gli altri dagli avvocati Alessandro Ferrero, Paolo Dotta, Susanna Battagli, Leonardo Roberi e Fabrizio Drago) respingono le contestazioni e la ricostruzione delle violenze rappresentata dagli investigatori della polizia penitenziaria. Nel frattempo, i magistrati hanno chiesto al gip di disporre un incidente probatorio per cristallizzare le dichiarazioni delle vittime.










