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di Liana Milella

La Repubblica, 10 maggio 2024

Un emendamento presentato da Costa (Azione) obbligherà il ministero della Giustizia a verificare l’esistenza di ingressi abusivi. Cafiero De Raho (M5S): “Siamo al controllo politico sulla magistratura?”. Un nuovo “potere” per gli ispettori di via Arenula, la longa manus del Guardasigilli da sempre. E per Carlo Nordio adesso. Un potere assai invasivo che può penetrare facilmente il segreto istruttorio. Non solo la possibilità, ma il “dovere” per gli 007 ministeriali della Giustizia, di verificare se dalle procure siano partiti accessi non necessari, e quindi illegittimi, alle banche dati. Un emendamento di Enrico Costa, il responsabile Giustizia di Azione, al ddl Cybersicurezza in discussione alla Camera lo renderà possibile.

E dunque proprio Costa colpisce ancora. Ormai, sulla giustizia, propone più norme della maggioranza. E tutte davvero preoccupanti. Ossessionato, dopo il caso Striano, nato dalla denuncia a Perugia del suo amico Guido Crosetto, dai possibili accessi accessi abusivi nelle banche dati. Tant’è che sia lui, sia Tommaso Calderone di Forza Italia, avevano proposto di punire con l’arresto per ricettazione il giornalista che utilizzasse notizie frutto di un ingresso non autorizzato alle banche dati. Ma il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano non ha dato il via libera e i due emendamenti sono stati ritirati.

Ma ecco qua un nuovo emendamento al ddl sulla Cybersicurezza, che ha scatenato la bagarre alla Camera in commissione Giustizia. Contro Pd, M5S e Avs, furibondo e ovviamente contrario l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho oggi deputato di M5S che parla di “controllo politico sulle indagini”. Ma Costa ha ottenuto il pieno appoggio della maggioranza e il via libera alla sua proposta. E vediamo che succede con il suo emendamento che dà agli ispettori di vita Arenula un potere, ma anche un onere in più, e cioè quello di verificare se ci siano stati accessi abusivi della procura sotto esame, anche per una verifica ordinaria, nelle banche dati. L’emendamento non spiega come questo potrà essere possibile. E non è dato sapere se gli addetti all’ispettorato siano già in grado o debbano chiedere gli strumenti per effettuare una simile verifica invasiva perché comporterebbe di fatto l’accesso alle indagini stesse, per verificare se una richiesta alla banca dati è compatibile con il contenuto dell’inchiesta.

Ma tant’è. Adesso la possibilità e il potere ce l’hanno. Perché la proposta del responsabile Giustizia di Azione recita così: “Nelle ispezioni è verificato altresì il rispetto delle prescrizioni di sicurezza negli accessi alle banche dati in uso agli uffici giudiziari”. Nella relazione tecnica Costa spiega innanzitutto che si tratta di una misura a costo zero perché “non determina nuovi o maggiori oneri a carico della finanza in quanto gli adempimenti in questione verranno svolti nell’ambito dell’attività dell’ispettorato generale presso il ministero della Giustizia, avvalendosi delle risorse umane, finanziarie e strumentali già previste a legislazione vigente”.

Una proposta criticata da tutti i capigruppo dell’opposizione, Pd, M5s, Avs. Valentina D’Orso, la capogruppo M5S in commissione Giustizia, dice di essere “fortemente preoccupata” perché, in assenza di maggiori dettagli su quali debbano essere le anomalie, “viene il legittimo sospetto che questo sia il grimaldello con cui il governo intende esercitare indebite ingerenze sulle indagini delle procure in violazione peraltro del segreto investigativo”.

In effetti basta leggere la norma per rendersi conto che essa dà ampia libertà agli ispettori di cercare negli uffici dei pm gli eventuali eccessi abusivi nelle banche dati. Ma questo consentirà loro di entrare inevitabilmente nel merito di indagini anche delicate. Tant’è che anche la pattuglia parlamentare di Alleanza Verdi e sinistra, con Devis Dori e Filiberto Zaratti, ha spiegato come la maggiore preoccupazione si concentra sul rischio che la norma Costa possa portare “a un controllo politico delle attività giurisdizionali”.

Inutilmente il capogruppo del Pd Federico Gianassi cerca di frenare la maggioranza e farla riflettere proprio su questo pericolo. Perché, spiega, “la proposta di Costa non chiarisce a quali condizioni l’organo ispettivo del ministero possa intervenire per verificare regolarità e sicurezza dell’accesso alle banche dati, che riguarda procedimenti penali in fase di indagine e quindi coperti da riservatezza”. Il punto è questo, un eventuale verifica “abusiva” per scoprire un eccesso abusivo. Come spiega Gianassi “è pericoloso che si consenta di controllare dando questo strumento a un organo politico come il ministero, attraverso l’ispettorato, che è un organo amministrativo”. Tant’è. Ormai l’emendamento è passato. E in aula, con la maggioranza allargata ad Azione e Iv, non avrà nessun problema.