di Alessandro Sala
Corriere della Sera, 21 novembre 2024
Brambilla: “Storico”. Via libera alla Camera, il testo passa al Senato. Salgono le sanzioni per tutte le fattispecie di reato. L’uccisione non necessaria di un animale sarà punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, che possono salire a quattro se questa avviene “con sevizie o prolungandone volutamente le sofferenze”. In altre parole, per la prima volta si apre la possibilità per i responsabili di tali azioni di finire davvero in carcere, considerando che le pene fino a tre anni non comportano una reale detenzione. È una delle principali novità della proposta di legge sul maltrattamento degli animali, che porta la prima firma di Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati e presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, approvata oggi dall’Aula della Camera con 101 voti a favore e 95 astenuti, oltre a 2 soli contrari.
Si tratta di un primo ma importante passo, anche perché tra le diverse modifiche che il testo punta ad introdurre nell’ordinamento, incentrate su inasprimenti di pene per le diverse fattispecie, è prevista una modifica sostanziale anche dal punto di vista concettuale: il titolo del Codice penale che raccoglie questi reati non sarà più “Dei delitti contro il sentimento dell’uomo per gli animali”, che sostanzialmente tutelava le persone dando valore alla loro empatia e alla loro pietas nei confronti di altri esseri viventi, ma diventerà “Dei delitti contro gli animali”, che li trasforma di fatto in soggetti e non più semplicemente oggetto del diritto. Una rivoluzione quasi filosofica, anche se nel Codice civile continueranno ad avere lo status di “res”, ovvero di cose, con tutto quello che ne consegue a livello di tutela legale, ma questo cambiamento potrà agevolare in futuro un’armonizzazione.
Le nuove norme aumentano dunque le pene con l’obiettivo di accrescere la deterrenza. “Sappiamo bene che alla base di tanti delitti commessi contro gli animali c’è una diffusa percezione di impunità - commenta l’on. Brambilla -. Ora tutto questo cesserà e nei casi più gravi ci sarà la reale prospettiva del carcere. Per numero e importanza degli articoli modificati, si tratta senza dubbio della riforma più incisiva da decenni su questa materia, una riforma per cui mi batto da quattro legislature e che finalmente inizia a vedere la luce. Un atto doveroso che risponde alle istanze di tante associazioni ambientaliste e animaliste e soprattutto di tutti gli italiani che amano gli animali e vogliono vederli rispettati”.
Le pene aumenteranno in tutte le situazioni di violenza nei confronti degli animali. Nel caso del maltrattamento senza uccisione le pene salgono fino a 2 anni, con un minimo di 6 mesi, accompagnati da una multa tra i 5 e i 30 mila euro che oggi è invece alternativa alla reclusione. La multa in caso di uccisione dell’animale è invece raddoppiata e andrà da 10 a 60 mila euro. Raddoppia anche la sanzione pecuniaria massima per chi organizza spettacoli e manifestazioni “con sevizie e strazio per gli animali”, che passa da 15 a 30 mila euro. Aumentano poi le pene per la violazione del divieto di combattimenti o competizioni clandestine tra animali: la detenzione sale anche in questo caso fino ad un massimo di 4 anni, quindi con possibilità di carcerazione. Passerà guai anche chi partecipa a qualsiasi titolo a questi eventi, con condanne da 3 mesi a 2 anni e multe tra i 5 e i 30 mila euro.
Diventano poi perseguibili d’ufficio l’uccisione o il danneggiamento degli animali altrui, con pene che pure qui arrivano fino a quattro anni, a cui potrà essere aggiunta una sanzione da 10 a 60 mila euro. Vengono inoltre estese le misure di prevenzione previste dal codice antimafia anche ai soggetti abitualmente dediti all’organizzazione dei combattimenti o al traffico di cuccioli. Per quest’ultimo è previsto un aumento delle pene fino a 18 mesi con multa fino a 30 mila euro.
Sono poi stabilite nuove aggravanti per tutti i reati se i fatti sono commessi alla presenza di minori, nei confronti di più animali o se il fatto viene poi documentato e diffuso via web, come avvenuto in recenti casi di cronaca come quello della capretta di Anagni maltrattata durante una festa in un agriturismo o del gatto gettato “per divertimento” da un cavalcavia a Lanusei.
A livello nazionale viene introdotto il divieto di tenere cani o altri animali alla catena, già previsto da alcune leggi regionali, con sanzioni da 500 a 5 mila euro. Su questo punto le opposizioni avrebbero voluto eliminare le eccezioni previste, considerate peggiorative rispetto a quanto previsto da alcune Regioni dove il divieto è più rigido.
Aumentano le pene in caso di uccisione, cattura e detenzione di animali di specie protette con un passaggio di quelle massime a un anno, con ammenda raddoppiata a 8 mila euro. Si inasprisce anche la punizione per la distruzione e il deterioramento di habitat in siti protetti, essendo la tutela della biodiversità fondamentale per la sopravvivenza della fauna selvatica, oltre che oggetto di tutela introdotto due anni fa nella Costituzione, per cui si prevede l’arresto da 3 mesi a 2 anni (prima il tetto era 18 mesi), con raddoppio dell’ammenda fino a 6 mila euro.
Infine un punto su cui è stata registrata l’unanimità dell’aula, ovvero l’aumento delle pene pecuniarie previste dall’art 727 per l’abbandono o la detenzione degli animali in condizioni incompatibili, che passano a un massimo di 10 mila euro con un minimo di 5 mila, che in combinazione con le nuove norme del Codice della strada che prevede una pena maggiore in caso di abbandoni sulle strade o nelle loro pertinenze (rientranze, aree di sosta, svincoli) porta l’ammenda minima a poco meno di 7 mila euro.
“Questo - sottolinea ancora Brambilla - è il cambiamento che in molti attendevano, credo che se ne coglierà presto la portata. Alla percezione di sostanziale impunità, che accompagna chi commette crimini contro gli animali, corrisponde un sentimento di profonda indignazione in ampi settori dell’opinione pubblica, di tutti gli orientamenti politici e culturali, un sentimento che non era e non è possibile ignorare. A chi invece sogna l’impunità, e qualcuno c’è anche nell’Aula della Camera, solo perché le vittime sono animali e non possono parlare, dico che continui a sognare o si trasferisca in un altro Paese, perché qui per l’impunità non c’è più spazio”.










