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di Ilaria Carra e Carmine R. Guarino

La Repubblica, 13 maggio 2025

Emanuele De Maria da un anno e mezzo poteva entrare e uscire da Bollate per lavorare. “Lui aveva i requisiti per poterlo fare visto l’ottimo percorso che aveva fatto all’interno del carcere. E posso assicurare che non era emersa alcuna spia che avrebbe potuto compiere quello che ha fatto”. È ancora “sconvolto” dall’accaduto il suo avvocato, Daniele Tropea, che lo seguiva da tre anni, dalla condanna definitiva nel 2021 per il femminicidio commesso nel 2016, quando aveva ucciso a coltellate una 23enne tunisina a Castel Volturno. Poi l’ha rifatto, venerdì scorso, ammazzando Chamila Wijesuriya, la collega barista con cui aveva una relazione. Sempre accoltellata, sempre alla gola. Poi il lancio nel vuoto, domenica a pranzo, dalle terrazze del Duomo.

Il carcere di Bollate è una struttura ritenuta molto attenta al tema della rieducazione dei detenuti. Più della metà ha un impiego, in un’ottica di reinserimento sociale e affrancamento economico in vista della scarcerazione. Su 1.380 carcerati, poco più di 700 sono difatti occupati in attività lavorative. Di questi circa 200 godono del regime previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario: sono i cosiddetti “ventunisti”, come De Maria, che vanno e vengono dal carcere per lavorare all’esterno. Il carcere lo propone, il magistrato di sorveglianza approva. E si monitora nel tempo con le relazioni inviate dal posto di lavoro e l’osservazione di educatori e psicologi. C’è poi una quarantina di detenuti in semilibertà, che quindi possono uscire non solo per lavorare e circa 180 sono alle dipendenze di datori di lavoro esterni ma lavorano all’interno dell’istituto (è previsto dall’articolo 20).

L’avvocato bresciano, che De Maria scelse su suggerimento di un compagno di cella, ricorda che “aveva ottenuto il parere positivo degli educatori e degli psicologi che lo seguivano per il permesso di lavorare all’esterno, oltre all’approvazione del magistrato di sorveglianza. Non aveva mai sgarrato e a breve avrebbe potuto chiedere di accedere allo step successivo, la semilibertà. E dall’hotel i feedback erano più che positivi. Ripeto, è sempre stato rigoroso”. Il suo fascicolo è ora al vaglio del ministero della Giustizia che ha chiesto gli atti al carcere sul suo percorso per studiarlo e valutare un’eventuale ispezione.

Di pari passo prosegue l’indagine per ricostruire cos’abbia fatto De Maria in quelle 48 ore durante le quali - uscito dal carcere ma mai arrivato al lavoro - ha prima ammazzato Chamila e ha poi quasi ucciso il collega Hani Nasr, ritenuto un ostacolo alla sua relazione con la vittima. Il primo passaggio del killer sotto una telecamera di videosorveglianza è delle 14,40 di venerdì: sta entrando nel metrò lilla, a Ponale, mano nella mano con la 50enne che ucciderà un’ora dopo con due fendenti alla gola. I due restano una decina di minuti sulla banchina, ma non salgono a bordo e risalgono. Alle 15,13 la coppia entra nel Parco nord da via Gorki, a Cinisello Balsamo, a pochi metri dalla casa in cui la donna viveva con marito e figlio. È lì che morirà, con l’assassino che la lascerà con le mani giunte sul petto e alcune foglie in bocca, lì tra gli alberi. De Maria porta via borsa e telefono della barista e riappare alle 17,36 sulle scale, a Bignami. È al cellulare di lei, sta chiedendo perdono a sua madre: “Ho fatto una cazzata”. Poi lo getta in un cestino.

La sera e la notte successiva il 35enne sparisce. Ricompare alle 5,20 di sabato in piazzale Bacone. Venti minuti dopo è in via Napo Torriani, appostato. Qui alle 6,19 si scaglia contro Hani Nasr. La telecamera riprende la fuga dell’aggressore, con in mano un sacchetto di plastica bianco, verso piazza San Camillo de Lellis e via Tenca dove le telecamere lo perdono. Sei ore dopo, alle 12,30, De Maria è in Duomo: acquista il biglietto per salire sulle terrazze, da dove il giorno dopo alle 13,42 si ucciderà. E forse alle 6 di domenica mattina, prima di quel volo nel vuoto, passa di nuovo al Parco nord: somiglia al receptionist l’ombra che transita nella stessa zona dove nel pomeriggio verrà trovato il cadavere di Chamila.