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di Liana Miella


La Repubblica, 8 novembre 2020

 

Oggi forse il voto. La sinistra di Area candida Poniz ma chiede il voto palese perché teme dissensi anche interni. Da Magistratura indipendente però arriva una pressante richiesta di "discontinuità" proprio rispetto all'ex giunta Poniz. Da una parte c'è Bonafede, che va avanti nella sua strategia anti-Covid sulla giustizia. Dall'altra c'è una nuova Anm, che dovrebbe analizzare quei testi, ed è in allarme per le indiscrezioni, ma si presenta pesantemente divisa al primo appuntamento per eleggere il futuro presidente.

Una giornata tra interventi in presenza e interventi a distanza via Teams in cui si perde una mattina perfino per decidere chi debba presiedere l'assemblea, e in cui a più riprese riemerge la preoccupazione per quei due articoli che già camminano verso la Gazzetta ufficiale. In consiglio dei ministri, l'altra notte, il Guardasigilli Alfonso Bonafede non ha perso tempo e li ha fatti inserire nel decreto Ristori bis. Portano i numeri progressivi 23 e 24 e sono destinati, inevitabilmente, a rallentare ancora i tempi della giustizia. Ma di fronte al Covid non si può scherzare. Per fare i processi a tutti i costi non si può contribuire ad aumentare il numero dei contagi e dei positivi.

Processi senza pm e difensori. Prescrizione bloccata - Ecco i due articoli che angosciano i magistrati. Vorrebbero che l'Anm intervenisse a giudicarli, ma l'Anm ancora non c'è. E rischia di non esserci, se oggi i 36 eletti non si mettono d'accordo, forse per un'altra settimana. L'articolo 23 del decreto Ristori bis stabilisce che, per via dell'emergenza epidemiologica, a meno che non sia necessaria una nuova istruzione del dibattimento, gli appelli contro le sentenze di primo grado saranno fatti in camera di consiglio "senza l'intervento del pubblico ministero e dei difensori, salvo che una delle parti private o il pm faccia richiesta di discussione orale o che l'imputato manifesti la volontà di comparire". Non è certo una decisione da poco.

Ma non basta. Perché l'articolo successivo, il 24, impone lo stop del corso della prescrizione e dei termini di custodia cautelare quando "l'udienza è rinviata per l'assenza del testimone, del consulente tecnico, del perito o dell'imputato in un procedimento connesso citati a comparire per esigenze di acquisizione della prova".

Ci vorrebbe una Anm nel pieno delle sue funzioni e dei suoi vertici per affrontare una discussione con il Guardasigilli su queste norme e sulle possibili conseguenze in termini di effettiva durata dei processi. Ma al momento i 36 componenti eletti tra il 18 e il 20 ottobre da 6mila colleghi - su 10mila, e questo è già un bel problema - sono bloccati dalle trattative tra le correnti per decidere il presidente, il segretario, la giunta.

Il miraggio di un governo unitario - A parole tutti vogliono un governo unitario per il sindacato dei giudici. In concreto però nessuno sembra credere veramente nella possibilità di arrivare a una giunta in cui entrino tutte e cinque le correnti, o almeno tre o quattro, perché fuori resterebbero Articolocentouno di Andrea Reale e forse pure i davighiani di Autonomia e indipendenza. Al momento lo scontro tra la corrente di sinistra di Area e i conservatori di Magistratura indipendente è durissimo e si dipana lungo un'intera giornata di interventi. Che rivelano come il caso Palamara e le ormai famose chat rappresentino tuttora un veleno che guasta i rapporti all'interno della magistratura in un'astiosa guerra di accuse reciproche. Come quando Antonio Sangermano, ex pm del processo Ruby, ex Unicost che con un gruppo di transfughi ha dato vita al Movimento per la Costituzione e si è candidato dentro Magistratura indipendente, dà del "mistificatore" all'ex presidente dell'Anm Luca Poniz, primo dei neoeletti con 739 voti, che con un altolà sulla questione morale è entrato in rotta di collisione con Mi, che si è rifugiata nelle dimissioni.

Ma adesso Sangermano spara a zero su tutti, contesta "un uso strumentale della questione morale per eliminare avversari", rifiuta "un'indegna ammucchiata di potere". Un siluro a Poniz, accompagnato da un complimento alla possibile candidata donna presidente Silvia Albano, mentre negli stessi minuti dietro le quinte s'incontrano i segretari di Area Eugenio Albamonte, di Mi Paola D'Ovidio, di Unicost Francesco Cananzi nel disperato tentativo di raggiungere un accordo. Ma quando sono le 18 e gli interventi sono finiti è fumata grigia. Quindi si va a oggi.

L'Anm "ruota di scorta dei giallorossi" - Dovrebbero starci tutti. Ma tutti invece sono contro tutti. Per via di quella parola - "discontinuità" - che proprio le toghe di destra di Magistratura indipendente buttano in campo. Discontinuità da chi? Dalla politica e dal governo giallorosso? Oppure, o anche, dalla precedente giunta Poniz? Chi via via parla di quella corrente non lascia dubbi. Come Maria Cristina Ribera, pm a Napoli, che disegna un'Anm che non sia "soggetto politico" perché solo questa sarebbe "la grande forza" del sindacato dei giudici che poi "ne garantisce l'indipendenza". Una "discontinuità" dalla politica che produce la crisi della stessa Anm dove sbaglia chi vuole occuparsi di politica dell'immigrazione.

Di certo un tema caro alla sinistra di Area che scende in campo contro i decreti sicurezza. Lo dice Maria Angioni, giudice del lavoro al tribunale di Sassari ed eletta con ArticoloCentouno. Mentre il sindacato delle toghe dovrebbe puntare tutto sui "carichi esigibili", il lavoro che si può chiedere a ciascun magistrato, quello e non altro, un totem per Mi, come dimostrano le parole di Salvatore Casciaro, consigliere alla Corte di appello di Romina, e quelle di Andrea Reale e dei suoi neo eletti.

Albano o Poniz? - Ce la farà Luca Poniz oggi a diventare di nuovo presidente dell'Anm? Il segretario di Area Albamonte gioca per lui e cerca il difficile consenso di Mi. Lui, Poniz, pm a Milano, insiste sulla "questione morale", su una battaglia "che continua aprendo una pagina nuova con regole condivise". Poniz, che di sé dice "non ho mai cumulato incarichi", contesta "il carrierismo associativo" (dall'Anm al Csm e viceversa). Ma non rinuncia a un'Anm che "tutela la magistratura dagli attacchi della politica", quando la politica aggredisce chi indaga sulla politica corrotta. Lui al vertice o Silvia Albano, giudice civile a Roma, esperta di immigrazione?

A chi disquisisce sulla "politicità" dell'Anm lei risponde: "Politicità vuol dire fare scelte di valore, quello che i magistrati fanno ogni giorno. Ma è anche parlare dei carichi esigibili, ed anche dei diritti fondamentali delle persone". Certo, tant'è che, chiude Albano, "l'Anm viene convocata nella commissione Giustizia di Camera e Senato per esprimere il parere sulle leggi".

È possibile una giunta unitaria? "Di fronte a una situazione drammatica" secondo lei è possibile. Una giunta che "avrebbe la responsabilità grandissima di ricostruire la fiducia sulla magistratura tutta. Ma l'unità deve partire da un'assunzione di responsabilità. Elena Paciotti diceva che l'unanimità non è unanimismo. Abbiamo idee diverse, ma se il comitato direttivo centrale è forte, un confronto sulle idee è possibile". Vedremo se oggi ce la faranno a superare gli steccati.