di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2026
La scarsità delle risorse limita la platea dei soggetti interessati. Richiesta possibile anche quando il giudizio è ancora in corso. Che sia una legge “epocale”, copyright Carlo Nordio, oppure un “indulto mascherato”, opinione di Nicola Gratteri, la legge sulla detenzione domiciliare per i detenuti con problemi di dipendenza, da sostanze o alcol, entra in vigore domani. Ma si tratta di un avvio a scartamento ridotto, sia per la necessità di un’ulteriore messa a punto delle misure attuative sia per l’esiguità delle risorse disponibili che ne ridimensionano nei fatti l’impatto.
In ogni caso, la legge n. 140 introduce la possibilità, alternativa rispetto alla messa alla prova, per una particolare, seppure assai consistente, categoria di detenuti, di scontare la pena in strutture residenziali o anche semiresidenziali (escludendo quindi il pernottamento). La pena da scontare non deve comunque essere superiore agli otto anni, limite che scende a quattro per tutta una serie di reati considerati comunque di gravità più elevata; per i condannati poi per altri e ancora più gravi delitti la misura è invece impraticabile.
Alla domanda devono essere allegati la documentazione relativa alla tossicodipendenza o alcoldipendenza, il programma terapeutico finalizzato al recupero e la valutazione sull’idoneità del percorso, oltre all’indispensabile indicazione del collegamento tra dipendenza e reato. Il tribunale concede la misura se ritiene che il programma contribuisce concretamente al recupero del richiedente ed è in grado di prevenire il rischio di commissione di ulteriori reati.
Per la determinazione dei criteri di dipendenza tutto è affidato a una Commissione costituita presso la Presidenza del Consiglio, la cui composizione e funzionamento sono affidati a un decreto, a competenza mista (interessati anche i ministeri della Giustizia e della salute, da emanare entro Natale. Interessate sono le strutture private accreditate o quelle pubbliche residenziali del Servizio sanitario nazionale specializzate per la cura e per la riabilitazione dalle tossicodipendenze o alcoldipendenze.
A partire da domani sarà poi possibile la presentazione della domanda anche nel corso dei procedimenti e dei processi pendenti, con l’esclusione di quelli per i quali è stata pronunciata la sentenza di primo grado. La richiesta potrà interessare l’applicazione su richiesta di una pena detentiva non superiore a otto anni oppure a quattro. Cruciale è però il tema delle risorse, perché se è vero che la platea dei potenziali interessati è di circa 10mila detenuti, come ricordato da Nordio, i 19 milioni annui di fondo a disposizione rischiano di limitare la misura a qualche centinaio di persone all’anno.










