di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 4 febbraio 2020
Solo col colonialismo sistematico il concetto di razza diventa biologico. La superiorità non si basa più su ricchezza, potenza e cultura, ma sulla purezza del sangue. Pensavo che il razzismo, con tutti gli orrori che ha provocato, fosse stato cancellato, o per lo meno rimosso dalla coscienza pubblica. E invece, come una malattia da cui crediamo di essere guariti e vaccinati, ecco che con ripugnanza la vediamo ritornare. Nei pressi di casa mia hanno divelto alcune pietre di inciampo. Quando ho visto i buchi sull'asfalto sono rimasta basita. Mi piaceva, quando ci passavo, fare qualche passo di lato per non calpestarle e spesso mi fermavo per leggere i nomi e immaginare l'orrore dell'arrivo di due SS coi loro urlacci e i loro fucili. Entravano sbattendo gli stivali sul suolo, percuotevano la porta dei ricercati col calcio del fucile. E come trascinavano fuori un uomo, un bambino, una donna, quasi fossero dei criminali. E invece erano solo degli ebrei, nati in Italia, con passaporto italiano, parlanti lingua italiana, persone che mai e poi mai avrebbero creduto che potessero, da un giorno all'altro diventare i peggiori nemici del proprio paese. Vorrei ricordare che il concetto di razza come differenza basata sulla biologia nasce solo nell'800, col colonialismo. L'ostilità contro gli stranieri e i diversi c'è sempre stata, ma era chiamata xenofobia, dal greco xenos, ovvero straniero. Un popolo si dichiarava superiore a un altro per potenza militare, per religione, per cultura, non per sangue. Solo col colonialismo sistematico il concetto di razza diventa biologico.
La superiorità non si basa più su ricchezza, potenza e cultura, ma sulla purezza del sangue. Ed è una idea perversa perché mentre potenza e ricchezza si possono acquisire e quindi cambiare il proprio stato, la biologia non si può modificare. È un destino a cui si deve sottostare. Il primo a teorizzare le superiorità della razza caucasica bianca è stato Gobineau in "Essais sur l'inégalité des races humaines", del 1853. Il titolo già dice tutto. Otto Weininger con "Sesso e carattere" teorizza l'inferiorità della "razza femminile" considerata passiva, improduttiva, inconsapevole, illogica e amorale, mentre la razza maschile sarebbe consapevole, cosciente, logica e morale. Di conseguenza tutti i paesi deboli sono da considerarsi femminili, e quindi da dominare. Altri teorici del razzismo biologico sono pensatori illustri come Rosenberg, Chamberlain, Spengler Evola. Stiamo tornando a quelle perversioni? Oggi, in tempi di mercato e memoria corta, il perverso razzismo biologico torna a farsi vivo e ci mettiamo le mani nei capelli.










