di Francesco Grignetti
La Stampa, 18 giugno 2023
Il Guardasigilli reagisce alle critiche dell’ordine giudiziario sulla riforma in arrivo. La replica di Anm: “Abbiamo il dovere di prendere la parola sui temi della giustizia”. Il ministro Carlo Nordio non lascia (la polemica), ma raddoppia. Avrebbe potuto godersi il notevole successo che è seguito alla presentazione del suo primo pacchetto di norme. “Per il risultato che abbiamo raggiunto, anche di fare innervosire le opposizioni che si sono divise, mi darei un dieci”, dice con una certa baldanza.
Proprio perché dalla politica la reazione non è stata poi così ficcante, però, sono state le puntigliose critiche dell’associazione magistrati a dargli più fastidio. E il ministro reagisce male: “Se il rappresentante di un sindacato di magistrati - dice durante il festival letterario Taobuk SeeSicily, a Taormina - prima che fosse noto il testo del disegno di legge, ha pronuncia tutta una serie di critiche severissime, secondo me in corretto italiano significainterferire”.
È un concetto che Nordio aveva già espresso. Il senso è che la magistratura deve stare al suo posto e non intervenire nella elaborazione delle leggi. “Nel mio mondo ideale, i rappresentanti dei giudici non possono e non devono criticare le leggi in formazione come i politici non devono criticare le sentenze”.
L’associazione magistrati non può non replicare. “I magistrati e l’Anm che ne ha da oltre un secolo la rappresentanza - gli risponde il presidente Giuseppe Santalucia - hanno non solo il diritto ma anche il dovere di prendere parola, per arricchire il dibattito sui temi della giustizia. Perché in tal modo ampliano il confronto e contribuiscono, con il loro punto di vista argomentato e ragionato, a migliorare ove possibile la qualità delle riforme. Questa è l’essenza della vita democratica”.
Velenoso, poi, è l’accenno di Nordio agli “errori giudiziari” degli ex colleghi. Lui è dalla parte dei cittadini: “Sapete quanto è costato il processo fatto a suo tempo contro Andreotti che è finito nel nulla? È costato un miliardo di lire alla parte soltanto per fare le fotocopie”.
Con l’Anm, insomma, è guerra aperta. Nordio non li vorrebbe più ascoltare. “L’interlocutore istituzionale del governo e della politica non è il sindacato, ma il Csm”, scandisce. Tale è la sua verve che si scaglia contro gli ex colleghi passati al Parlamento. E il suo caso? “Avevo detto che il magistrato non dovrebbe mai fare politica, poi ho ritenuto che dopo cinque anni dalla cessazione del mio lavoro in magistratura questa decantazione potesse giustificare il fatto di assumere una carica governativa”.
Nel merito della riforma, Nordio non ha molto da aggiungere. Garantisce che interverrà sulle intercettazioni radicalmente. “Che sia una barbarie che costa 200 milioni di euro l’anno per raggiungere risultati minimi è sotto gli occhi di tutti”. Il reato di traffico di influenze è stato riscritto perché “la stessa raccomandazione poteva essere ritenuta traffico di influenze”. Quanto all’abolizione dell’abuso di ufficio, se la Ue dovesse riprenderci, Nordio è pronto al passo indietro: “Se l’Europa ci chiedesse una sorta di rimodulazione, noi siamo disposti ad accoglierla”.
Quanto alle critiche di chi, come il professor Franco Coppi o Giulia Bongiorno, teme un’escalation dopo l’abrogazione dell’abuso di ufficio, “mi rifiuto di pensare che un pm, se non riesce a contestare un reato, ne cerchi un altro. Se così accadesse, significherebbe che quel pm non sta guardando al reato ma al reo, cioè alla persona che vuole colpire e che magari è un politico”.










