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di Gloria Bertasi

Corriere del Veneto, 11 novembre 2025

Claudia Brunino è la presidente dell’Anm del Veneto: “Il governo promette assunzioni nel 2027? Vediamo se ci arriviamo”. Il 27 febbraio hanno scioperato compatti e, prima, il 25 gennaio a Venezia, l’Anm (Associazione nazionale magistrati) del Veneto ha manifestato all’inaugurazione dell’anno giudiziario contro una riforma, quella della giustizia del ministro Carlo Nordio con la separazione delle carriere e le nomine del Csm a sorteggio, che, per pm e giudici, andrebbe fermata. Ora che è stata approvata in Parlamento, in vista del referendum l’Anm sosterrà il “no”. “Questa riforma non rende più efficiente il lavoro, non migliora il servizio erogato ai cittadini e non viene incontro agli interessi di coloro che hanno bisogno di giustizia”, dice Claudia Brunino, pm e presidente dell’Anm del Veneto.

Brunino, i cittadini proprio non avranno benefici?

“Per il cittadino questa riforma è inutile oltre che dannosa. Per partorirla sono stati impiegati tempo e risorse che potevano essere investite nel miglioramento delle condizioni di lavoro pietose in cui lavoriamo. Dovevano essere sostituiti i computer obsoleti, assunti migliaia di amministrativi prima dell’introduzione di App (del ministero, ndr), non abbandonare gli impiegati a fronteggiare un sistema mal congegnato, senza iniezione di giovane e specializzato personale”.

La separazione delle carriere, dicono i contrari alla riforma, porterà i pm, ossia la parte accusatoria, potenzialmente “sottomessi” alla politica? Perché?

“Divide et impera, dico innanzitutto questo. Viene scardinato un impianto unitario, demandando alla legge ordinaria l’attuazione di norme che comportano lo stravolgimento della natura della magistratura, il cui assetto è legato alla qualità di una democrazia. La fiducia dei cittadini non si acquista con interventi mediatici, in questo caso la nostra voce esce dai palazzi per dovere e senso civico. Siamo chiamati a sensibilizzare i cittadini con una prospettiva di osservazione privilegiata e tecnica. Non vogliamo essere antagonisti a niente e a nessuno, ma ciò che come Anm dobbiamo fare, come servitori dello Stato, in questo momento storico, è informare. La Costituzione è la cosa più politica che ci sia e, in questa opera di decostituzionalizzazione delle garanzie dei magistrati, non ci possiamo esimere dallo spiegare, nell’opera che da tempo è in atto di mistificazione delle parole, che siamo di fronte ad una separazione delle magistrature”.

Si dice anche che il cittadino imputato-indagato sarà meno tutelato. Di contro, i favorevoli sostengono che finalmente accusa e difesa avranno uguale peso.

“Certo che il cittadino sarà meno tutelato, perché i tre fronti su cui interviene la riforma, in particolare l’Alta corte disciplinare, mirano a normalizzare la magistratura, a creare dei burocrati timorosi e facilmente annientabili, è una riforma che porterà ad una magistratura forte con i deboli e debole con i forti. Accusa e difesa non possono per definizione avere lo stesso peso specifico: il processo non è una partita di calcio. Faccio da tredici anni il pubblico ministero (a Padova, ndr) e ho chiesto decine di volte l’assoluzione (in Italia superano il 40%, ndr), non faccio indagini e non vado in aula per vincere o servire un cliente, mi batto per la ricerca della verità con i mezzi che mi sono messi a disposizione. Se a volte un magistrato sbaglia non è di certo perché si appiattisce su scelte di altri o perché mette una maglia in campo, piuttosto perché le nostre scrivanie sono troppo piene e, non lo dico io, ma i dati oggettivi”.

Nordio sostiene che la maggior parte dei magistrati è favorevole al sorteggio.

“A me non risulta, quello che so è che in Veneto il 27 febbraio ha scioperato il 75% dei magistrati. Altro dato oggettivo ed incontrovertibile è che il 96% dei magistrati italiani è iscritto alla Anm e che all’unanimità, il 15 dicembre 2024 e il 25 ottobre, con mozione unitaria, è stata esclusa la possibilità di restare inermi di fronte ad una riforma che incide sul cuore della funzione giurisdizionale. Mi lasci aggiungere che il sorteggio non è percepito come legittimo nemmeno da chi lo difende. Cito le dichiarazioni del 9 ottobre del ministro: “Da modesto giurista lo strazio che il Tribunale dei ministri ha fatto delle norme più elementari del diritto è tale da stupirsi che non gli siano schizzati i codici dalle mani, ammesso che li abbiano consultati”. Ecco: secondo l’opinione di chi ha promosso la riforma, nemmeno nei casi in cui già avviene il sorteggio funziona. Il Tribunale dei ministri è infatti composto da magistrati estratti a sorte: è andata male pure in quel caso? L’accusa che ci viene rivolta di essere una corporazione politicizzata è frutto di un irragionevole attacco a coloro che fanno parte del potere di controllo; le polemiche mosse alle decisioni di magistrati estratti a sorte ne sono la prova. Il sorteggio è soltanto uno schiaffo ad un potere dello Stato”.

Il sottosegretario Andrea Ostellari annuncia 20 mila amministrativi assunti entro il 2027. Basteranno?

“La scopertura del personale amministrativo nel distretto della Corte di appello di Venezia per il settore giudicante è in media del 39,4%. Siamo in sofferenza da decenni: vedremo se arriviamo a erogare il servizio giustizia fino al 2027. Nei tribunali di Venezia e Vicenza la percentuale è del 47%, a Belluno del 48,9%. Nelle procure la condizione non è migliore. La situazione degli uffici del giudice di pace è al collasso. Vedremo in concreto quando saranno assunti, solo allora verranno fatti i conti con i pensionamenti che saranno nel mentre arrivati. Non lo so quanti saranno destinati in Veneto, so però che poi appena assunti dal nostro distretto scappano, come i dati dei precedenti concorsi dimostrano, sia per tornare nelle regioni di origine, sia perché l’impiego comporta un lavoro massacrante mal retribuito, sia per passare ad altre amministrazioni”. 

Che dice del tribunale della Pedemontana?

“Un progetto anacronistico e fuori dalla realtà. Questo perché è risaputo che il tribunale di Vicenza ha una scopertura dei magistrati al 33%, al 50% del personale amministrativo, dei giudici di pace all’80%, al 60% all’ufficio Notificazioni Esecuzioni e Protesti, cioè l’ufficio che si occupa di notificare atti e eseguire provvedimenti come pignoramenti, sfratti e sequestri. C’è la necessità, poi, di specializzazione ed è praticabile solo in tribunali medio grandi, non potendo un giudice essere tuttologo. Si peggiorerà la situazione di Padova, Vicenza e Treviso prelevandovi magistrati. Poi, le nuove norme impongono maggiori collegi di giudici per decidere: un tribunale piccolo non li può garantire”.