di Gianni Spinelli
Corriere della Sera, 8 novembre 2026
Dacia Maraini è tantissimo. Un percorso fatto di ore, giorni, mesi, anni (90 venerdì prossimo) in cui non è stata mai ferma. La Rizzoli, Paolo Di Paolo e Serafino Amato, con “Agro e dolce” hanno fatto un dono a lei e a noi lettori: il racconto e le foto (alcune bellissime scattate da Dacia) della sua vita. Che è un unicum: nata con i libri tanto da girare per casa a cinque anni con volumi fingendo di leggere pur non sapendo leggere, l’internamento nei campi di concentramento in Giappone, Moravia, Fellini, Pasolini, la Callas, lotte per i diritti delle donne, impegno sociale, produzione letteraria immensa, premio Strega, premio Campiello. Una donna che ha attraversato il Novecento con forza gentile, inseguendo giustizia e libertà.
Singolare la scelta di alcuni personaggi dei suoi romanzi: “Una persona bussa alla mia porta, si siede, prende un caffè, mi chiede la cena, e poi un letto per dormire. Vuol dire che si è accampata nella mia immaginazione”. Abbiamo bussato anche noi per un’intervista, alla vigilia della sua venuta in Puglia, l’11 novembre a Sammichele (Bari), per la presentazione in prima nazionale di questa (auto)biografia.
Agro e dolce. Come si trova l’equilibrio fra i due stati con il passare degli anni?
“La vita ti abitua a passare dall’agro al dolce e dal dolce all’agro. Si tratta di sviluppare un senso dell’equilibrio”.
Dacia Maraini tra cinema, teatro, fotografia, giornalismo e poesia... Questo essere poliedrica in quale misura ha arricchito il suo lavoro di scrittrice?
“Ho tanti interessi ma fondamentalmente sono una narratrice. Mi piace raccontare storie. Il teatro mi ha sempre accompagnato. Quando ero in collegio a Firenze e avevo tredici anni scrivevo testi per le mie compagne; io non recitavo mai perché ero timida. Mi piaceva stare dietro le quinte. La fotografia è un piacere ma non mi considero una fotografa di professione. Prendo la macchina ogni tanto”.
Perché leggere e scrivere devono andare in simbiosi?
“Lo si capisce meglio se lo si pensa riferito alla musica: si potrebbe comporre musica senza conoscere i musicisti e le loro opere del passato? Con la letteratura nasce l’equivoco: siccome io parlo, quindi scrivo. Ma fra il parlare e lo scrivere c’è una grande differenza”.
I suoi tanti viaggi come hanno cambiato il suo modo di osservare, scoprire e capire? L’Africa, per esempio...
“Sì certo, ma credo di avere fatto sentire le varie esperienze nei miei libri”.
Anche nel narrare occorre l’etica. Pensa che ci sia ancora nella letteratura e nel giornalismo?
“La letteratura ha sempre avuto a che fare con l’etica ma in un modo sperimentale e di ricerca”.
La morte cruenta di un poeta, Pasolini, a lei tanto caro. Dopo decenni forse si riapre l’indagine. Sono i ritardi colpevoli della giustizia?
“Ci sono state delle leggerezze gravissime nelle ricerche. Ma oserei dire che sono state parte di un progetto criminale. Si voleva fare fuori un testimone troppo importante e quindi si è preparata la trappola, lo si è denigrato con una storia di violenza su un minorenne per poi farlo fuori. Una cosa orribile. Comunque è gravissimo che un paese civile non riesca a trovare la verità su un delitto così efferato”.
Il confronto e il dialogo possono cambiare il nostro futuro?
“Certo, il dialogo e il confronto devono cambiare il nostro futuro”.
Il mare, il gabbiano, la leggerezza. La leggerezza è un bene necessario?
“La leggerezza non è una necessità ma una scelta, e dipende dal momento in cui si scrive”.
Nella sua vita affettiva c’è il primato dell’amicizia con uomini e donne (la sorellanza). L’amicizia può essere più forte dell’amore?
“Sì, lo penso. Purtroppo l’amore, soprattutto se sessuale, a un certo punto finisce. Mentre l’amore sublimato ovvero l’amicizia può durare una vita. L’amore erotico è limitato dalla sua esclusività mentre l’amicizia è inclusiva”.
Lei dice: “Gli animali non ci chiedono parole, ma presenza. Odio gli allevamenti intensivi. Gli uomini non capiscono la loro sofferenza”.
“Infatti credo che gli allevamenti intensivi sono un orrore, indegni di paesi civili. Io manderei tutti i ragazzi a fare una visita in un macello per capire da dove viene la loro fettina”.
I giovani: ama incontrarli nelle scuole, sono le sue presentazioni preferite. I giovani sono migliori di come sono dipinti?
“Sì, amo confrontarmi con i ragazzi perché sono ancora capaci di sorprendersi e di cambiare idea, mentre con gli adulti è più difficile”.
Il suo feeling con la Puglia ci onora. Cosa la lega a questa terra?
“La sua antica cultura, il suo atteggiamento di accoglienza, il suo amore per la cultura. Naturalmente non tutti i pugliesi sono così, ma la base della cultura comune è quella”.









