di Valentina Stella
Il Dubbio, 17 aprile 2025
“Intendiamo rimodulare i presupposti perché scatti la carcerazione preventiva. Oggi c’è il pericolo di fuga, l’inquinamento delle prove e la reiterazione del reato: queste sono categorie anche in parte obsolete, che dovrebbero essere riviste”: lo aveva detto due giorni fa il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervistato a SkyTg24. Obiettivo condivisibile, che si scontra con la realtà politica del momento. Vediamo come. Sul tema ieri, in commissione Giustizia alla Camera, si è tornato a discutere grazie a una interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia, Tommaso Calderone, che ha chiesto al governo cosa intenda fare “nel brevissimo termine” per ridurre l’abuso della custodia cautelare. Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31 marzo di quest’anno su oltre 62mila detenuti, 9.271 sono in attesa di primo giudizio.
Come aveva fatto a febbraio Nordio nell’aula di Montecitorio, anche il sottosegretario Andrea Delmastro ieri in commissione ha ribadito la sensibilità che il guardasigilli ha per la questione, ma allo stesso tempo ha alzato bandiera bianca dichiarando che il tema è all’attenzione della Commissione di studio presieduta da Antonio Mura e istituita per la riforma del processo penale. Il che significa che occorre aspettare molto, prima di avere un elaborato complessivo di riordino della procedura. Tuttavia Calderone, che al tema tiene molto, ha chiesto di valutare l’accelerazione dell’iter di discussione della sua proposta di legge che punta a modificare l’articolo 299 del codice di rito, intervenendo nella parte che prevede, tra le esigenze, il rischio di reiterazione del reato, escludendo però i reati di maggiore allarme sociale, come mafia e terrorismo e quelli a sfondo sessuale.
Dunque lo strumento esiste per portare a casa la modifica senza aspettare il mastodontico lavoro della Commissione Mura. Ma ciò che manca evidentemente è la volontà politica. Perché? Si tratta di una riforma sacrificabile in nome di quella epocale della separazione delle carriere. E lo è insieme a diverse altre, che potrebbero apparire agli occhi di una fetta di elettorato di destra troppo garantiste, di matrice “berlusconiana”, tanto da quindi, come un riflesso pavloviano, quei cittadini a disertare il voto o votare No al referendum costituzionale.
Sempre ieri nell’Aula di Montecitorio il presidente della seconda commissione Ciro Maschio, ha comunicato che, sulla proposta di legge “Enzo Tortora” concepita per istituire la giornata dedicata alle vittime di errori giudiziari, non si è riusciti a dare il mandato al relatore, a votare gli emendamenti e ad acquisire i pareri delle commissioni in sede consultiva. Per questo la prossima settimana la Camera deciderà se bocciarla o rimandarla in commissione. Entrambe le strade portano in ogni caso a un binario morto.
Un’altra questione che sta molto a cuore al guardasigilli è costituita dal processo mediatico e dalla conseguente esigenza di tutela della riservatezza dell’indagato. Sempre due giorni fa a SkyTg24, Nordio ha detto: “Stiamo pensando di rivedere l’istituto dell’informazione di garanzia e del registro degli indagati che, da elemento a garanzia di chi lo riceve, si è trasformato in una condanna anticipata e in una sorta di gogna mediatica. Stiamo cercando di intervenire a tutela della serenità dei cittadini”. Probabilmente è stato spinto a fare questa dichiarazione dalla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni del giocatore Nicolò Fagioli, finito al centro dell’inchiesta sulle scommesse.
Pubblicazione che, come ricorda l’ispiratore della norma sull’impubblicabilità delle ordinanze cautelari, il forzista Enrico Costa, è un reato codificato come tale dal 1930. Ma il guardasigilli ha anche l’ambizione, come riferito sempre a Sky, di riformare proprio il Codice Rocco, “firmato da Benito Mussolini: noi abbiamo un codice fascista su cui stiamo lavorando per mettere mano ai temi del nesso di causalità e alle scriminanti, che se modificati avrebbero un grosso impatto sul sistema giustizia”. Ricordiamo che da procuratore aggiunto a Venezia, nel 2001 Nordio fu messo a capo della Commissione ministeriale di studio per la riforma del codice penale, e un suo vecchio pallino era proprio quello della riduzione dell’area della perseguibilità. Una prospettiva che potrebbe stridere però con i desiderata di Lega e Fratelli d’Italia, sempre pronti invece a introdurre nuovi reati a ogni nuova “emergenza sociale percepita”.
Il nodo è sempre quello: da un lato, le spinte liberali e garantiste del Nordio pre- via Arenula vanno a sbattere contro il muro giustizialista di due azionisti di maggioranza del governo, che devono comunque dar conto al loro elettorato; dall’altro lato, quelle spinte devono essere sacrificate anche perché la premier Giorgia Meloni non può rischiare di perdere il referendum sulla separazione delle carriere, visto che quel genere di smacco potrebbe innescare persino una sconfitta alle successive elezioni. Quella della magistratura è la riforma su cui tutto il governo ha puntato dopo aver perso per strada l’autonomia e il premierato, e ora sull’altare di quella scommessa è immolato qualsiasi altro proposito in materia di giustizia.











