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di Diletta Capissi

 

Il Dubbio, 24 settembre 2020

 

Al "Bellini" di Napoli va in scena l'impegno civile con lo spettacolo "Y-Saidnaya" Di Ramzi Choukair. Al Teatro Bellini di Napoli sono in scena l'impegno civile e l'amore militante per i diritti di libertà e giustizia, con il commovente spettacolo "Y-Saidnaya", su testo e regia del siriano Ramzi Choukair, con interpreti Hend Alkahwaji, Riyad Avlar, Rami Khalaf, Alaa Mansour, Shevan Rene Ven Der Lugt, accompagnati dalla musica di Saleh Katbeh.

Così quei pochi spettatori "contingentati" a causa delle disposizioni anticovid, incollati alle poltrone ma emotivamente coinvolti per la toccante pièce che svela attraverso le testimonianze dei sopravvissuti i meccanismi del regime siriano, hanno potuto assistere al secondo appuntamento della sezione Internazionale del Napoli Teatro Festival, diretta da Ruggero Cappuccio. Ci auguriamo che possa essere di nuovo ospitato alla riapertura normale dei teatri.

Ramzi Choukair, regista siriano rifugiato in Francia, mette in scena in prima assoluta "Y-Saidnaya", in arabo con sovra titoli in italiano, seconda parte di una trilogia dedicata al contesto politico di una terra bellissima e martoriata.

Alla maniera de "Le Mille e una notte", si racconta la storia di Riyadh, giovane turco di 22 anni che, nel 1996, si era recato in Siria per imparare l'arabo ma fu arrestato e torturato dai servizi segreti perché accusato di spionaggio. Rimarrà in carcere per 21 anni in una prigione a Nord di Damasco, da cui prende il titolo la rappresentazione.

Si tratta di una narrazione che si fonde drammaticamente con il racconto dei diversi testimoni, sei attori in scena, tre dei quali sopravvissuti alla spietata repressione del regime, di cui uno si chiama Ryad. E ci chiediamo perché siamo così chiusi nei nostri "confini" e non siamo minimamente informati sulla geopolitica di questi Paesi, o forse non siamo semplice interessati, a stati e regimi così vicini a noi?

Ecco non lontano dalle nostre vite e dai nostri luoghi, c'è una narrazione che, grazie al Teatro di impegno civile, arriva in modo diretto e disvela i meccanismi di quel sistema repressivo. Racconta delle storie drammatiche di torture, di soprusi, di orrori su prigionieri messe in atto da pregiudizi, fede religiosa e corruzione di quei regimi.

In questa prigione, nella sezione per i dissidenti politici, secondo un rapporto Amnesty International del 2017, sarebbero state uccise non meno di 13 mila persone, ripetutamente torturate e private di cibo, acqua, medicine e assistenza medica.

Un pugno nello stomaco la testimonianza di Shevan Rene Ven Der Lugt, in continua ricerca di una identità, a partire dal suo nome, che però gli viene negata e sostituita continuamente, a partire dal padre che si separa dalla madre e sposa una musulmana che gli cambia il nome da Renè a Mohammad, e poi di nuovo affidato alla madre dove ritorna René.

Una identità negata per il suo orientamento sessuale, in un contesto politico- religioso dove "l'omosessualità è considerata una infamia". Dopo l'arresto subisce torture e sevizie sessuali dai carcerieri. Liberato su pagamento di una salata cauzione, a sua volta pagherà la cauzione del compagno, chiederà la cittadinanza olandese e si chiamerà definitivamente Shevan Rene Ven Der Lugt.

In un carcere dove le donne per sopravvivere devono mettersi al servizio dei bordelli per il potere carcerario. In quel luogo dell'orrore, Riyhad dovrà dimenticare l'amore per la sua compagna, per la sua famiglia. Sopravvive per due decenni e promette a sé stesso che, se verrà fuori dall'incubo, testimonierà e racconterà. Lo fa oggi in teatro, ancora con quel dolore che arriva integro e forte, ma anche con crudezza. Denuncia un sistema che limita la libertà, controlla con pregiudizio e punisce con crudeltà, mettendo i siriani gli uni contro gli altri.

Ecco, si chiede Syriad, se il sistema è così corrotto, se si poteva pagare la mia scarcerazione perché la mia famiglia non l'ha fatto? Ma sono tante le domande di Ryhad che non trovano risposte se non quelle della negazione dei diritti fondamentali.

L'evento fa parte anche dell'iniziativa "La Francia in scena", stagione artistica dell'ambasciata di Francia in Italia. Lo spettacolo Y- Saidnaya, è coprodotto da Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia, Bonlieu-Scene Nationale Annecy, La Villette-Parigi, Espace Malraux-Scene Nationale Chambery, Theatre D' Arles, ha il sostegno dell'Institut Francais e della Fondazione Nuovi Mecenati.