di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 7 maggio 2024
Le immagini dell’arresto di Matteo Falcinelli, avvenuto a Miami nello scorso di mese di febbraio, non lasciamo dubbi sui metodi brutali della polizia statunitense. Il giovane, originario di Spoleto, è stato arrestato all’esterno di uno street club, dopo aver avuto una discussione con i gestori del locale in merito ad un conto eccessivamente salato, contestato da Falcinelli. Allontanato dal locale, il Dean’s Gold, il nostro connazionale ha cercato di informare la polizia su quanto successo e di avere spiegazioni anche in merito alla sparizione temporanea dei suoi due smartphone. A nulla, a quanto pare, è servito il tentativo di chiarimento. Le bodycam in dotazione ai poliziotti registrano il momento in cui Falcinelli viene ammanettato all’esterno del club. Si nota subito l’uso immotivato e sproporzionato della forza: il giovane viene sbattuto a terra violentemente con il volto premuto sull’asfalto. Una posizione che gli provoca le prime escoriazioni. Nei verbali della polizia si sostiene che Falcinelli abbia spinto e toccato i poliziotti. La prima di una serie di incongruenze che le indagini dovranno chiarire. Le registrazioni non documentano nessun contatto fisico. Inoltre, le bodycam vengono tenute accese anche quando il giovane, iscritto ad un master della Florida International University, viene condotto nella stazione di polizia di North Miami Beach. Qui le scene si fanno ancora più violente tanto da indurre la madre di Falcinelli a parlare di tortura. Matteo viene di nuovo messo a terra, manette ai polsi, con una tecnica simile all’incaprettamento, già proibita da diverso tempo in alcuni Stati, compresa la California, perché può provocare la morte della persona arrestata. Mani e piedi sono legate dietro la schiena. Nelle immagini Matteo Falcinelli si lamenta per il dolore e chiede di essere liberato. Saranno le indagini richieste dalla famiglia del 25enne a chiarire tutti i contorni della vicenda, che, comunque, non può giustificare il trattamento riservato allo studente umbro e che continua a gettare ombre sui comportanti violenti della polizia. Negli Stati Uniti, “culla delle libertà”, si registrano spesso episodi di persone maltrattate durante i controlli e gli arresti da parte della polizia con la violazione dei più elementari diritti riconosciuti ad ogni persona e che si rinvengono a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha assicurato l’impegno dell’Italia e ha chiesto la collaborazione delle autorità statunitensi. “Le immagini che abbiamo visto - ha commentato il responsabile della Farnesina - non ci sono piaciute, mi hanno toccato profondamente. Anche io sono un padre e immagino quello che hanno provato i genitori di Matteo Falcinelli. Il nostro consolato continuerà a seguire minuto per minuto la vicenda, come ha fatto fin da febbraio. Così come facciamo in tutto il mondo seguendo le vicende dei nostri connazionali, continueremo a dare tutta l’assistenza necessaria a Mattero Falcinelli e alla sua famiglia per quanto riguarda l’attività processuale e tutto il sostegno di cui avrà bisogno anche in Italia qualora fosse necessario”.
La violenza fisica da parte delle forze dell’ordine e il mancato rispetto della dignità della persona in caso di arresto o fermo sono due elementi che rinveniamo anche in altri casi, nel civile e liberale Occidente. Una stonatura con i principi dello Stato di diritto. Anche l’Italia non è stata esente. Il cittadino americano Gabriel Natale Hjorth venne arrestato nel luglio del 2019 assieme a Finnegan Lee Elder con l’accusa di aver ucciso il vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega. Una foto di Hjorth, ammanettato e bendato all’interno della caserma dei carabinieri di via dei Selci a Roma fece il giro del mondo e indignò - non senza dosi di ipocrisia - anche i media d’oltreoceano. Il carabiniere che scattò e condivise con i colleghi la foto, facendola diventare virale, è stato condannato dal Tribunale di Roma nello scorso novembre a un anno di reclusione con pena sospesa, sentenza ribaltata il 26 aprile scorso con l’assoluzione. Inoltre, come non ricordare il trattamento riservato ad Ilaria Salis, in carcere da oltre un anno in Ungheria? Il tribunale di Budapest si è rifiutato di concedere gli arresti domiciliari. Le immagini della nostra connazionale con le manette ai polsi e alle caviglie fanno rabbrividire. Durante le udienze, l’attivista milanese viene sempre condotta in aula da una poliziotta. Oltre alle manette, Salis ha una specie guinzaglio che serve alla solerte poliziotta per accompagnarla durante gli spostamenti. “Legge e ordine”, scimmiottando qualche serie televisiva, è il credo del primo ministro ungherese Viktor Orbán, che piace tanto ad alcuni nostri politici, con buona pace per i trattamenti in grado di rispettare la dignità della persona.
Secondo Marinella Oliva, penalista del Foro di Bologna, le immagini della polizia di Miami inducono ad una profonda riflessione. “Quello che è accaduto a Matteo Falcinelli - dice al Dubbio l’avvocata Oliva - richiede un intervento immediato da parte degli organi preposti, affinché vengano accertati i fatti ed individuati i responsabili di queste pratiche ignobili. Seppur l’evoluzione legislativa, in termini di tutela dei diritti dell’uomo abbia raggiunto i massimi livelli in termini di garanzie, siamo costretti ancor oggi ad assistere a scenari di tale portata che, ahimè, rievocano pratiche lontane da tutte quelle garanzie volute conquistate nel tempo. Il trattamento al quale è stato sottoposto Falcinelli è inaccettabile. Reputo i comportamenti della polizia statunitense particolarmente umilianti. Mi riportano alla mente la vicenda di Gabriele Natale Hjorth, arrestato dopo l’omicidio del carabiniere Cerciello Rega, i fatti legati al G8 di Genova e l’irruzione alla scuola Diaz, oltre che alle torture di Bolzaneto. Tant’è che questi ultimi fatti imposero un intervento normativo e l’introduzione delle nuove fattispecie di “Tortura” e “Istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura” ex art. 613- bis e 613- ter del Codice penale, introdotte dalla legge n. 110 del 2017. Nonostante le opinioni divergenti sul testo normativo, l’inserimento nel nostro codice di queste norme ha colmato un vuoto normativo a tutela di chi subisce tortura. Il divieto assoluto della tortura o di qualsiasi altro trattamento inumano o degradante rientra in quella tipologia di norme di jus cogens di diritto internazionale che non tollera nessuna esclusione e non può essere ignorata da nessun Paese al mondo”.










