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cnel.it, 24 luglio 2026

Minunzio: “Alla base l’esigenza di favorire l’occupabilità delle persone sottoposte a misura penale”. Il Cnel ha approvato oggi il sesto disegno di legge predisposto nel quadro del programma Recidiva Zero, realizzato in collaborazione con il ministero della Giustizia, al fine di favorire l’inclusione sociale e lavorativa dei detenuti grazie a studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere. La proposta prevede l’istituzione di una Piattaforma nazionale delle competenze delle persone sottoposte a misura penale, nonché norme in materia di interoperabilità e gestione avanzata dei dati.

La Piattaforma è finalizzata a: promuovere l’integrazione socio‑lavorativa dei detenuti; migliorare l’orientamento professionale e la formazione attraverso sistemi digitali di tracciabilità delle competenze; creare un ecosistema interconnesso tra amministrazioni pubbliche, enti di formazione, imprese e servizi per l’impiego; gestire in maniera ottimale le competenze e le certificazioni digitali; ridurre il rischio di recidiva mediante percorsi personalizzati di formazione e inserimento lavorativo.

L’iniziativa è volta a delineare un quadro giuridico che possa supportare l’attivazione della piattaforma “Second Horizon”, a cui sta lavorando il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria con il sostegno dei fondi di coesione, nell’ambito del Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027.

Le principali funzionalità della Piattaforma riguardano la gestione dei profili utenti e dei dati anagrafici, la valutazione delle competenze, il monitoraggio dei percorsi formativi e l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Il disegno di legge individua i soggetti istituzionalmente competenti al caricamento, aggiornamento e validazione dei dati presenti nella Piattaforma e attribuisce la responsabilità del trattamento dei dati al ministero della Giustizia. Il Ddl disciplina, inoltre, l’interoperabilità con le principali banche dati nazionali e regionali, tra cui il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (SIISL) del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, già oggetto di una sperimentazione avviata in cinque Regioni, che rende possibile l’incontro tra domanda e offerta di lavoro anche per le persone in esecuzione penale, in raccordo con gli sportelli di lavoro attivati negli istituti penitenziari.

Le altre banche dati ricomprese nell’interoperabilità sono: i sistemi informativi di INPS e INAIL; i sistemi regionali per la formazione e i servizi per l’impiego; l’Anagrafe nazionale dell’istruzione; i sistemi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e della magistratura di sorveglianza (SISM, SIEPE, SIAP Afis); la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND). È previsto espressamente che la Piattaforma operi nel rispetto dei principi di trasparenza, proporzionalità e non discriminazione, in conformità alle normative vigenti e alle migliori pratiche in materia di trattamento automatizzato dei dati.

“Il disegno di legge - evidenzia il consigliere CNEL Emilio Minunzio, relatore del provvedimento e coordinatore del Segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale - risponde all’esigenza di rafforzare le politiche di reinserimento sociale e lavorativo delle persone sottoposte a misura penale, riconoscendo che la formazione, l’acquisizione di competenze e l’accesso al lavoro rappresentano fattori decisivi per la riduzione del rischio di recidiva e per la costruzione di percorsi di autonomia e inclusione. Il quadro strategico dell’intervento è orientato alla modernizzazione dei servizi e alla piena attuazione dei principi costituzionali di rieducazione della pena e reinserimento sociale. È uno strumento che ha l’obiettivo di garantire e facilitare l’erogazione di servizi avanzati di orientamento, formazione, consulenza e gestione delle certificazioni digitali, in coerenza con il quadro europeo dell’identità digitale e con le disposizioni nazionali in materia di interoperabilità e piattaforme pubbliche. Tutto questo nasce da un’esigenza molto semplice: l’occupabilità delle persone sottoposte a misura penale”.