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di Riccardo Pieroni

publicpolicy.it, 29 agosto 2022

Intervenire su alcuni aspetti contenuti nella riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Approvare in Parlamento la separazione delle carriere tra giudici e magistrati. Mettere a punto una riforma organica del sistema penitenziario. Sono queste alcune delle proposte avanzate da Enrico Costa, deputato e vicesegretario di Azione.

Membro della commissione Giustizia, Costa sarà candidato come capolista alle prossime elezioni del 25 settembre nel collegio plurinominale Lombardia 1 della Camera, nella lista unitaria tra Azione e Italia viva.

D. Onorevole Costa, tra i punti sulla giustizia contenuti nel programma di Azione e Italia viva vi è la revisione della riforma del Csm.

R. È evidente che è stata una riforma di compromesso perché c’era una maggioranza composita e forze che avevano valutazioni diverse dalle nostre. Ci sono degli elementi su cui occorre intervenire: il testo va migliorato.

Noi avevamo presentato degli emendamenti che erano molto più rigorosi, nel senso di rendere non decisive - l’auspicio è ininfluentI - le correnti nell’ambito del Consiglio superiore della magistratura. Abbiamo ottenuto anche dei risultati, come il fascicolo di valutazione del magistrato perché esso consentirà di avere un punto di riferimento per l’analisi sulle valutazioni di professionalità.

Ci sono dei profili che vanno ancora accentuati, come ad esempio il tema della legge elettorale, sul quale si è raggiunto un compromesso. Altro tema è quello dei fuori ruolo, un aspetto significativo che è stato affrontato in termini che avrebbero potuto essere stati più netti. Penso ai casi del magistrati che si candidano e non vengono eletti.

Altro tema è quello degli illeciti disciplinari, che vengono archiviati de plano dal procuratore generale senza un vaglio di nessuno che possa dire se questa è una valutazione giusta o sbagliata. Il ministero della Giustizia sotto questo profilo, diciamo, non ha fatto da filtro.

D. Proponete anche l’approvazione del ddl di iniziativa popolare promosso dalle Camere penali sulla separazione delle carriere tra giudici e pm. Quali altri provvedimenti intendete portare avanti nella prossima legislatura?

R. Questa iniziativa è molto importante perché noi abbiamo visto l’ostilità palese del Partito democratico e del Movimento 5 stelle anche solo a discutere. Siamo riusciti a portarla in aula e poi ce l’hanno fatta tornare in commissione. Secondo me questa è una proposta di legge che è la chiave di tutto il sistema. Abbiamo il giusto processo davanti a un giudice, terzo e imparziale, declamato. Non abbiamo però l’esecuzione pratica di quello che dovrebbe essere appunto avere due carriere: l’una per il giudice terzo e imparziale l’altra per l’avvocato dell’accusa.

Ci sono una serie di proposte che già in questa legislatura abbiamo avanzato, come per esempio sul tema dell’inappellabilità delle sentenze di primo grado. Questo è un principio a nostro giudizio da tenere in considerazione. Io penso che si possa arrivare ad una soluzione magari articolando la proposta e rendendola “approvabile” da tutti, anche da quelli che in prima battuta non sono favorevoli.

D. E in merito alle riforme del processo civile e penale promosse dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia?

R. Adesso siamo in una fase di analisi visto che a settembre è convocata, pur a Camere sciolte, la commissione (Giustizia; Ndr) per la valutazione dei decreti. Dei passi avanti ne sono stati fatti ma ci sono tante situazioni che potevano essere affrontate con maggiore coraggio. Bisogna evitare che per accelerare il processo si sottraggano delle garanzie e si facciano venir meno delle categorie.

Sul tema della presunzione d’innocenza noi abbiamo ottenuto dei risultati con il recepimento della direttiva europea ma teniamo conto che per esempio oggi abbiamo ancora delle cose da migliorare, come il risalto che viene dato alle notizie di assoluzione rispetto alle indagini sui giornali, al rapporto con i media. Non è soltanto un aspetto formale ma sostanziale: su questo profilo è necessario intervenire.

C’è poi la questione della custodia cautelare: in carcere abbiamo più del 30% dei detenuti senza una condanna definitiva. Molto spesso c’è l’abuso di questa misura. Con i tempi lunghi del processo la custodia cautelare diventa un po’ una situazione che si stabilizza nell’immagine collettiva.

D. Sulla situazione delle carceri italiane è possibile portare avanti qualche intervento in Parlamento?

R. Una proposta che avevo fatto è che ci fossero delle situazioni diverse tra coloro che sono in custodia cautelare - che sono presunti innocenti - e coloro che hanno una condanna definitiva. Lo Stato deve porsi questa questione perché sono situazioni completamente differenti.

Inoltre il condannato definitivo deve essere messo in condizioni di lavorare. Abbiamo delle statistiche che ci dicono che i detenuti lavorano e in percentuali magari anche alte. Ma non è così: quelli che lavorano sono alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria e quindi non è che apprendono un’attività da poter “sfruttare” nel momento in cui escono. Per cui il tasso di recidiva è particolarmente alto.

Questi sono aspetti da affrontare in una riforma organica del sistema penitenziario. Noi continuiamo ad avere dei testi fatti da commissioni su questioni che sono certamente significative. Non abbiamo invece mai avuto il coraggio di affrontare in modo determinato questo profilo. (Public Policy)