di Liana Milella
La Repubblica, 15 ottobre 2024
Il Pd denuncia: “Nomina fuorilegge”. Domani la sua prima audizione alla Camera. Opposizioni pronte a contestargli il passaggio dalla direzione delle prigioni alla verifica degli effettivi diritti dei detenuti. Con lui il Sappe, il sindacato di destra degli agenti. Non comincia affatto bene la vita del neo Garante dei detenuti di Riccardo Turrini Vita che domani alle 13, per un’audizione definita “informale”, sarà davanti alla commissione Giustizia della Camera. Ad attenderlo “al varco” ci sono le opposizioni pronte a contestargli quello che, come vedremo, considerano “un’inaccettabile conflitto d’interessi” - lo ha denunciato subito, ma non solo, il Pd - perché lui assume il ruolo di Garante da altolocato funzionario del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dove ha lavorato per anni dopo essere stato anche magistrato addetto al ministero della Giustizia.
Un passaggio che, come dice l’associazione Antigone, rivela “un’evidente confusione di ruoli”, poiché assai spesso, come purtroppo dimostrano le cronache, i detenuti sono vittime degli stessi agenti penitenziari.
Turrini Vita è stato scelto dal Guardasigilli Carlo Nordio con il pieno via libera di palazzo Chigi - l’annuncio è del 3 ottobre - per rivestire il ruolo che è stato di Felice Maurizio D’Ettore. Lo stesso Nordio ha reso pubblica la nomina. Scelta urgentissima che il ministro aveva sul tavolo dal 22 agosto quando, per un improvviso infarto, è scomparso l’ex Garante Felice Maurizio D’Ettore, mentre era in vacanza nella sua Locri. Quindi una nomina assolutamente urgente visto che i suicidi nelle patrie galere hanno toccato quota 75. Un record, poiché siamo solo a ottobre e pur facendo gli scongiuri non si può escludere che questo numero già altissimo rispetto al passato possa ancora salire.
Ma eccoci a oggi. Turrini Vita viene ascoltato in commissione come non era avvenuto invece a gennaio per D’Ettore, ex deputato di Forza Italia, poi passato a Coraggio Italia, e ancora a Fratelli d’Italia. Il suo conflitto d’interessi è sul tavolo. I Dem di Camera e Senato Debora Serracchiani, Federico Gianassi, Alfredo Bazoli e Walter Verini, parlano di “una palese incompatibilità che rende la sua nomina fuorilegge”. Perché “il suo status di dipendente pubblico costituisce una palese violazione, configurando la scelta del ministro Nordio come un’azione contra legem che compromette la terzietà e l’indipendenza richiesta per un incarico così importante e delicato”. Il passo indietro, insomma, dovrebbe essere scontato. Ma va da sé che il governo non accetterà queste osservazioni, visto che il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano parla del neo Garante come di persona “che ha un curriculum e un profilo di elevatissima professionalità rispetto alla funzione da ricoprire”.
Ma non c’è solo il Pd a contestare la figura di Turrini Vita. Ecco Devis Dori, capogruppo di Avs alla Camera, che vede “un paradosso”, frutto “di questa destra al governo senza regole”, visto che la nomina è “in palese violazione dalla legge istitutiva dell’ufficio del Garante che stabilisce chiari criteri”, tant’è che Avs chiede al ministro “un immediato passo indietro” che si può già prevedere che non ci sarà. Anche se a criticare questa scelta non ci sono solo le opposizioni, ma anche chi conosce assai bene il mondo delle carceri. A partire da Patrizio Gonnella di Antigone che parla di “un’evidente confusione di ruoli tra controllati e controllori” con la conseguenza di mettere a rischio l’indipendenza stessa della funzione ricoperta perché “un massimo dirigente dell’amministrazione non può diventare il Garante dell’utenza soggetta a controllo”.
Il lampante problema è tutto qui. E a farlo rilevare sono stati anche esponenti della magistratura. Il segretario della corrente di sinistra delle toghe Giovanni “Ciccio” Zaccaro parla di “un singolare paradosso per lo stesso Nordio che da bravo liberale dovrebbe sapere che i controllori devono essere diversi dai controllati”. “Riserve” giungono da Magistratura democratica perché “a prescindere dalla persona, la cui conoscenza del mondo del carcere è fuori discussione, esiste una delicata questione di rispetto della legge”. Protestano anche gli avvocati delle Camere penali per la scelta “di una figura dirigenziale apicale del Dap da oltre vent’anni anni che stride in maniera troppo evidente con il ruolo e le funzioni attribuite, per legge, all’autorità di garanzia dei diritti delle persone detenute”. E proprio l’Ucpi mette in rilievo la contraddizione di delegare una nomina come questa al governo, mentre il protagonista avrebbe dovuto essere il Parlamento. Ma è sufficiente vedere come avvengono le nomine tra Camera e Senato per rendersi conto che anche in questo caso la maggioranza avrebbe avuto la meglio.
Riccardo Turrini Vita entrerà domani alle 13 nella ‘fossa dei leoni’ della commissione Giustizia, la maggioranza sarà dalla sua parte, ma visto il terreno delicato di cui dovrà occuparsi, inevitabilmente dovrà accettare il contraddittorio con le opposizioni. Dalla sua parte c’è il Sappe, il Sindacato di destra della polizia penitenziaria che ha definito la sua nomina “una notizia positiva”, nonché i sottosegretari di via Arenula. Il forzista Francesco Paolo Sisto: “Ha tutti i requisiti, esperienza, competenza e capacità”. E per il leghista Andrea Ostellari “un’ottima notizia per il Paese visto il suo profilo di altissimo livello”.











