di Flavia Amabile
La Stampa, 25 gennaio 2025
Sempre più chiamate al 1522, ma il 73% delle donne non denuncia: “Hanno paura”. Mancano però statistiche approfondite. Valente: “C’è una legge ma non i decreti”. Il Governo la prenderà come l’ennesima puntata dello scontro con la magistratura, ma nelle parole pronunciate ieri dalla prima presidente della Corte di Cassazione Margherita Cassano non ci sono giudizi, commenti, affermazioni scomposte. Soltanto le nude cifre. Nel 2024 - spiega la prima donna a guidare la Cassazione - gli omicidi volontari sono in calo dell’8% rispetto ai 340 dell’anno precedente e ai 328 del 2022. Crescono, però, gli omicidi compiuti all’interno delle famiglie. L’assassino ha le chiavi di casa, urlano le donne durante le manifestazioni contro la violenza.
E i delitti maturati in ambito familiare o affettivo - ricorda la presidente della Cassazione - ammontano a 151 e in 96 casi hanno come vittima una donna. La presidente Cassano prosegue poi spiegando che “sono in progressivo, costante aumento nell’ultimo triennio i cosiddetti reati “spia” (tra cui violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, stalking), dei quali i femminicidi costituiscono spesso il tragico epilogo, nonché gli altri reati ricompresi nel cosiddetto “codice rosso” (violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa +18%; diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti +1%; costrizione o induzione al matrimonio +21%; deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti +3%)”.
Queste cifre, invece, forse faranno piacere a un governo che sull’inasprimento del codice rosso ha fondato una delle poche misure concrete approvate in materia di contrasto alla violenza sulle donne. Resta un ultimo richiamo da parte della presidente della Corte di Cassazione sul silenzio e sulla paura che ancora circonda questi reati nonostante i toni trionfalistici usati intorno al 25 novembre da chi è al governo.
“A loro volta le rilevazioni dell’Istat restituiscono un quadro composito in cui all’incremento delle chiamate al numero di aiuto nazionale antiviolenza e stalking (+37,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) non corrisponde un aumento percentuale delle denunce o delle querele che anzi, nel 73% dei casi, non risultano presentate per varie cause, tra le quali assume preminente rilievo il timore delle reazioni dell’autore degli atti violenti (37,5%)”, conclude la presidente Cassano.
A rendere più grave l’allarme lanciato ieri è un’altra mancanza da parte del governo che crea un quadro confuso, spesso opaco, incompleto, suscettibile di interpretazioni strumentali. Sul fenomeno si fa riferimento ai dati Istat che pubblica rapporti periodici. L’ultimo risale al 20 novembre, include un focus sulle vittime donne di omicidio e le relazioni con il loro assassino. Altri rapporti affrontano temi specifici, come il ruolo dei centri antiviolenza o l’impatto dei social. L’ultima indagine ampia che analizza più in profondità il fenomeno, risale al 2014. Dieci anni fa. Ci sono poi dati del ministero dell’Interno, altre rilevazioni Istat con cifre raccolte seguendo metodi diversi e quindi non comparabili, banche dati che non dialogano tra di loro.
Quella sulle statistiche è una battaglia combattuta e vinta nel 2022 quando il governo era guidato da Mario Draghi e fu approvata la legge 53 che, però, è ancora in attesa di applicazione. Valeria Valente, senatrice del Pd e componente della Commissione Bicamerale contro il femminicidio che quella legge l’ha voluta, spiega: “Insieme a una lettura finalmente corretta e giusta del fenomeno della violenza che fa la presidente Cassano, è prezioso e necessario avere numeri e dati oggettivi e puntuali per contrastare e prevenire il fenomeno della violenza, e non solo quelli che può registrare il sistema giudiziario come per esempio quelli dei centri antiviolenza o dei pronto soccorso. Per questo aspettiamo l’approvazione dei decreti attuativi della legge sulle statistiche”.
Per Cecilia D’Elia, senatrice Pd e vicepresidente della commissione bicamerale sul femminicidio, la relazione della presidente Cassano “è una fotografia della nostra società che parla soprattutto alle istituzioni per dire che per cambiare la rotta c’è bisogno di investire sulla prevenzione e sulla formazione degli operatori e delle operatrici della giustizia. C’è ancora un grande lavoro da fare, ancora troppa vittimizzazione secondaria e sottovalutazione del rischio. Per conoscere questo fenomeno, che è strutturale, avremmo bisogno finalmente dei decreti attuativi della legge sulle statistiche”.
Per Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio - nelle parole della presidente Cassano c’è “consapevolezza e corresponsabilità” e bisogna “concentrarsi su politiche propositive e interventi mirati affinché la donna - aggiunge la presidente - non sia più una vittima, ma sempre più protagonista di una cittadinanza attiva. Il linguaggio, nelle nostre famiglie, nella scuola, nella società civile, nella politica e nella magistratura è elemento fondamentale assieme a una rinnovata cultura del rispetto”. Semenzato ricorda che “i numeri del 2024 in tema di violenza di genere segnano un piccolo ma significativo segno meno e l’aumento delle denunce per i cosiddetti reati spia costituisce un segnale di rinnovata fiducia delle donne nelle istituzioni. L’imponente apparato normativo, messo in campo negli ultimi due anni, certamente perfettibile, sta producendo i suoi effetti”.









