sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Chiara Sgreccia

La Repubblica, 14 luglio 2025

Un approccio che preoccupa le organizzazioni per i diritti dei detenuti. Dovuto non solo all’ondata di criminalità ma anche alla trasformazione del sistema penitenziario a causa delle politiche punitive dell’estrema destra. Dal modello scandinavo, basato sulla riabilitazione, a uno punitivo, che punta a recludere i detenuti. Così la Svezia negli ultimi dieci anni è passato dall’essere il Paese delle carceri vuote, in cui gli istituti penitenziari chiudevano perché non c’erano abbastanza persone da mettere in cella, a quello del sovraffollamento delle prigioni. Che, per uscire da “una situazione di crisi” a causa delle galere troppo piene, come l’ha definita il capo del personale penitenziario, Joakim Righammar, si organizza per trasferire i suoi detenuti all’estero, in modo da liberare posti nelle carceri nazionali.

Come spiega il Guardian, infatti, la scorsa settimana il Dipartimento di Giustizia svedese ha fatto sapere di aver incaricato il Kriminalvården, cioè l’agenzia governativa per il servizio penitenziario e di libertà vigilata svedese, di avviare i preparativi per attuare il programma estone. Per costruire la basi, quindi, per mettere in pratica l’accordo firmato lo scorso giugno tra Stoccolma e Tallin secondo cui l’Estonia affitterà alla Svezia 400 celle per ospitare fino a un massimo di 600 detenuti nel carcere di Tartu, nella parte sud-orientale del Paese. Con un costo, per ogni persona reclusa, di 8.500 euro al mese, escluse le spese di trasporto da e per la Svezia. Mentre in Svezia, il costo è di circa 11.500 euro al mese per detenuto.

Sulla base dell’accordo, che secondo il ministro della Giustizia entrerà in vigore dalla primavera del 2026, anche se deve ancora essere approvato dai Parlamenti di entrambi i Paesi, tutto il carcere di Tartu sarà a disposizione della Svezia. Al suo interno si applicherà la legge estone, molto simile a quella svedese per quel che riguarda le pene detentive, nella maggior parte dei casi. E il personale penitenziario svedese sarà sul posto per addestrare le guardie estoni.

“L’accordo alleggerirà significativamente il carico sul sistema carcerario svedese”, aveva dichiarato il Ministro della Giustizia Gunnar Strömmer subito dopo la firma del patto Tallin-Stoccolma. Non tutti, però, sono soddisfatti dell’accordo per l’esternalizzazione dei detenuti. Non soltanto perché la proposta di inviare i condannati a 400 chilometri di distanza dal Paese in cui hanno gli affetti e la rete familiare, ha implicazioni che preoccupano le associazioni che si occupano di tutela dei diritti dei detenuti. Ma anche perché il sovraffollamento delle carceri, e quindi la necessità di affittare celle in altri Stati, è la conseguenza di un cambiamento strutturale del sistema carcerario svedese che sta abbandonando la sua propensione alla riabilitazione, al reinserimento del detenuto all’interno della società, che per decenni ha fatto della Svezia un modello da imitare, in favore di approccio punitivo, che punta a isolare, allontanare e rinchiudere chi commette reati.

“È terrificante che questo stia succedendo senza un ampio dibattito al riguardo: stiamo assistendo a un’incarcerazione di massa, come abbiamo visto negli Stati Uniti, e sappiamo che non funziona. Sappiamo che succederà il contrario, la situazione peggiorerà”, ha detto al Guardian Emelí Lönnqvist, ricercatrice all’università di Stoccolma, che si occupa di politiche criminali e dell’analisi degli istituti penitenziari nei Paesi nordici. Sottolineando come “un approccio razionale e umano alle politiche criminali in Svezia è semplicemente scomparso”. Lönnqvist evidenzia anche che se queste sono davvero le politiche carcerarie che il governo svedese intende perseguire, 600 posti in più rappresentano poco più di una goccia nel mare. Secondo un recente rapporto del Kriminalvården, infatti, il numero di detenuti nel Paese è destinato a salire dagli attuali 7.800 a 41.000 entro il 2034.

Il cambio di passo netto nel sistema penale è dovuto sia all’ondata di criminalità che sta segnando il Paese negli ultimi anni, che ha fatto della Svezia, ad esempio, lo Stato con più casi di violenza armata mortale pro capite dell’Unione europea. Soprattutto a causa della violenza delle gang, spesso commessa da minori di 18 anni. Ma è anche conseguenza delle politiche punitive promosse dai partiti di destra, tra cui gli estremisti Democratici Svedesi che dopo l’ottimo risultato raggiunto alle elezioni del 2022 influenzano le decisioni del governo di Stoccolma.