di Emilio Minervini
Il Dubbio, 11 giugno 2026
Approvato in prima lettura al Senato il disegno di legge che consente ai detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti che aderiscono a un programma di recupero di scontare la pena ai domiciliari. Il testo del provvedimento passa ora all’esame della Camera. I sei articoli del provvedimento delineano un regime particolare di detenzione domiciliare e una procedura di definizione anticipata del processo a seguito dell’adesione da parte del detenuto a programmi di cura. La tipologia di percorsi previsti dalla norma è stata ampliata nel corso dell’esame del provvedimento e sono stati inclusi anche quelli semiresidenziali e le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale.
Sono stati inoltre rafforzati i controlli del tribunale di sorveglianza, disciplinati i trasferimenti tra strutture e reso più rigoroso il regime delle revoche. Alcune misure sono state estese agli imputati sottoposti a custodia cautelare ed è stato istituito un fondo sanitario dedicato da oltre 19 milioni di euro annui a partire dal 2026. È stato invece soppresso dalla Commissione il differimento dell’entrata in vigore, consentendo l’immediata applicazione delle nuove disposizioni.
La “piena consapevolezza” che il carcere “per chi abbia una dipendenza”, non sia la soluzione e che anzi, “possa costituire un luogo in cui il soggetto peggiori il proprio stato di sofferenza”, ha affermato il senatore di Fratelli d’Italia e segretario della commissione Giustizia di palazzo Madama, Sergio Rastrelli, sta alla base dell’approvazione al Senato di “un provvedimento di grande rilevanza, teso ad ampliare la platea dei soggetti condannati ad una pena detentiva, e con condizione accertata di tossicodipendenza o alcol dipendenza, che possono accedere a programmi di trattamento, disintossicazione e recupero al di fuori delle strutture penitenziarie”.
Soddisfazione anche da Fi che accoglie l’approvazione di un ddl che “che rafforza gli strumenti di recupero e reinserimento per i detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti, valorizzando il ricorso alle pene alternative e il ruolo fondamentale delle comunità terapeutiche. Un provvedimento di civiltà giuridica e sociale”, ha dichiarato il senatore e capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia, Pierantonio Zanettin. Per il Pd, e in particolare per il senatore Walter Verini, capogruppo Pd in Commissione Antimafia e segretario della Commissione Giustizia servono però “misure più coraggiose”, come “investimenti sul personale, più opportunità di lavoro e formazione, percorsi di reinserimento sociale e interventi concreti per ridurre il sovraffollamento. Lo impongono il rispetto della dignità delle persone detenute e la stessa sicurezza dei cittadini”.
Più critica invece la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi. “Il provvedimento dei ministri Nordio e Schillaci serve forse per prendersi i titoli dei giornali ma non svuota le carceri, che sono al collasso - ha sostenuto Cucchi - I possibili beneficiari, appena il 2% su una platea di oltre 25mila detenuti, e risorse stanziate insufficienti sono la cifra di questo provvedimento. Il governo non può pensare di svuotare le carceri usando le comunità. La cura delle dipendenze non può essere confusa con l’esecuzione della pena”.










