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di Giacomo Puletti


Il Dubbio, 8 giugno 2021

 

I referendum sulla giustizia proposti da Lega e Partito radicale continuano a far discutere la maggioranza, per ragioni distinte. Da un lato il centrodestra, che oltre a essere diviso tra sostegno e opposizione al governo Draghi, su questi temi vede la Lega saldamente schierata da una parte, con il leader Salvini convinto dell'importanza dei quesiti "per fare, tramite il volere popolare, ciò che una maggioranza così ampia non potrà mai fare" e Fratelli d'Italia a ruota, mentre Forza Italia continua a prediligere la linea della riforma da portare avanti in Parlamento, se necessario (e lo è), anche attraverso un serrato dialogo con il Movimento 5 Stelle.

"Le porte girevoli di magistrati che entrano ed escono dalla politica, l'abolizione dell'abominevole riforma della prescrizione voluta da Bonafede e l'introduzione del sorteggio nel Csm per eradicare la cancrena lottizzatoria a cui abbiamo assistito finora - spiega Andrea Delmastro, deputato di Fd'I - sono i nodi da risolvere nella giustizia, ma vengono scansati clamorosamente da questa maggioranza, oltremodo balcanizzata sulla giustizia e incapace di interventi che non siano altro che pannicelli caldi".

Ma se l'opposizione sovranista tenta, legittimamente, la spallata, dall'altro lato, in quello che potremmo definire "nuovo centrosinistra" c'è forse ancora più confusione sotto il cielo, visto che pentastellati e dem sono per motivazioni diverse intrappolati nelle loro diatribe interne. I primi, impegnati nel traumatico passaggio di consegne che terminerà con l'ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al vertice del nuovo Movimento (che magari avrà un altro nome, chissà); i secondi, alle prese con i liberi pensatori à la Bettini, che avallando alcuni (non tutti) i quesiti referendari hanno mandato in subbuglio il Nazareno, fermamente convinto che la consultazione popolare allungherebbe soltanto i tempi delle riforme.

Le parole dell'ex guru di Nicola Zingaretti sono state classificate come "pensieri personali" da alcuni dirigenti dem, giustificate dal fatto che il Pd "non è una caserma, a differenza di altri partiti", e che alcune idee in linea con il garantismo democratico di quello che sarcasticamente Matteo Renzi definì "il leader della corrente thailandese del Pd" sono note da tempo. Ma certo le recenti uscite di Bettini hanno fatto discutere, sia perché pronunciate e scritte da chi vorrebbe un Pd a braccetto con il M5S (e quindi con il suo giustizialismo) alle prossime Politiche, sia perché collimano, almeno in parte, con quelle di Salvini.

E questo, a chi come Letta ha incentrato la prima parte del proprio mandato di segretario con le risposte colpo su colpo al leader leghista non può che lasciare l'amaro in bocca. Bettini, che ha definito Conte "un democratico, colto, equilibrato e ragionevole", è quindi piuttosto isolato nella sua visione, respinta in maniera compatta dal resto del partito. "Vogliamo che il Parlamento si cimenti con la riforma, perché quello è il luogo dove si fanno le riforme - spiega una fonte dem al Dubbio - Certo poi è bene analizzare i quesiti referendari nel merito, senza pensare al fatto che sono sostenuti anche dalla Lega".

Se non riuscirà a spaccare la maggioranza, la questione dei referendum sulla giustizia rischia insomma di dare adito a una discussione accesa, in particolare sulla separazione delle carriere e sulla responsabilità civile dei magistrati. Per non parlare del fatto che alla riforma della giustizia è legato l'arrivo di una parte dei fondi del Recovery, attraverso i quali sarà realizzato il Piano di ripresa e resilienza.

"Ci aspetta dietro l'angolo il Pnrr che ci impone riforme immediate sull'efficienza del processo", è il ragionamento di Mario Perantoni, presidente grillino della commissione Giustizia a Montecitorio. Lo stesso M5S che ha avviato una fase nuova di cosiddetta maturità politica e istituzionale, anche se lo stesso Conte ha tenuto a precisare di essere contrario "a meccanismi che aumentino la denegata giustizia".

Per forza di cose il nuovo Movimento dovrà misurarsi con il vero obiettivo della riforma, quello che da tutta la maggioranza viene definito "una giustizia giusta in tempi rapidi". A parole sono tutti d'accordo, nei fatti il lavoro della ministra Cartabia è ancora lungo. Referendum o meno.