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di Elisa Campisi

Avvenire, 29 marzo 2026

Ti devi dispiacere se vedi qualcuno buttare della plastica, ti devi sentire responsabile del tuo ambiente. È una cosa che ti riguarda. Ecco come l’iniziativa di Plastic Free e Seconda Chance si inserisce in un processo formativo che sta a monte di tutto ed è una delle tante opportunità di creare un ponte tra il dentro e il fuori... sta poi a noi avere il coraggio di attraversarlo”, a parlare è Pierdonato Zito, 67 anni, ergastolano in semi libertà del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che nella vita ha provato a trasformare lo spazio detentivo in uno formativo, per sé e per i suoi compagni di cella, diventando sociologo e ricercatore proprio su temi carcerari: un percorso che ieri l’ha portato a guidare la delegazione di detenuti in permesso premio che hanno ripulito dai rifiuti l’Oasi di Variconi a Castel Volturno.

L’esperienza fatta dai reclusi di più carceri campane è solo una delle tante che ieri, grazie alla collaborazione tra Plastic Free e Seconda Chance, ha portato oltre 100 detenuti di 21 carceri in una decina di località italiane, a raccogliere i rifiuti e restituire quei luoghi alla comunità, in un progetto che coniuga il rispetto per l’ambiente al reinserimento sociale. Zito è un detenuto che ha avuto la fortuna e la forza di attraversare quel ponte. Ha incontrato lungo il suo percorso realtà come Seconda Chance che lo hanno anche aiutato nell’inserimento lavorativo (attività principale dell’associazione).

Ma per molti altri suoi compagni di cella, racconta lui stesso, le opportunità sono poche: “Tutto dipende da come reagiamo a quello che ci capita nella vita. Io ho reagito con una laurea in sociologia, ma è pur vero che nel nostro sistema spesso è difficile essere valorizzati per il percorso che si è compiuto e questo può essere molto frustrante per un detenuto”.

Ecco perché quella di ieri per Zito è un’avventura positiva, per sé ma soprattutto per gli altri. Un valore sociale confermato dal questore di Caserta Andrea Grassi, che ricorda: “Castel Volturno è stato in passato teatro di dinamiche criminali importanti, un degrado ambientale e sociale che in parte resiste ancora. Questa iniziativa dunque non ha solo un valore simbolico, ma offre ai detenuti una speranza di una vita futura in libertà basata sul rispetto di valori comuni”, a partire da quello della tutela dell’ambiente.

La raccolta di rifiuti è andata fino alle spiagge di Salerno e Bacoli, al lungomare di Stazzo ad Acireale, alla foce del fiume Volturno, la pineta di Su Siccu a Cagliari, ma anche aree urbane, da Nord a Sud. Tra queste Torino dove, per esempio, tra Piazza Castello, Piazza San Carlo e dintorni sono stati raccolti circa 13mila mozziconi, per un totale di 2,6 kg. Tra coloro che li hanno raccolti c’era un 30enne in permesso premio, che racconta: “Sono felice di aver fatto qualcosa di bello per l’ambiente che può avere risvolti sul futuro di figli e nipoti. Ho imparato tanto, ma soprattutto ho avuto la possibilità per un attimo di rientrare nella vita “normale” e di farlo con la mia famiglia”, racconta il giovane che ieri alla pulizia delle strade ha potuto partecipare con i suoi genitori, che di solito riesce a vedere solo brevemente.

A Torino, infatti, come negli altri luoghi, l’occasione della pulizia, “è stato pure un modo per riunire le famiglie e permettere loro di pranzare insieme”, spiega Flavia Filippi, presidente di Seconda Chance che, organizzando insieme a Plastic Free questa giornata poco prima di Pasqua, ha anticipato quel pranzo delle feste che ai detenuti mancherà, oltre a dare loro la possibilità di fare delle visite guidate in luoghi di cultura e ripulire spazi della natura che nei giorni di festa potranno essere goduti dalle comunità, “risarcendole dunque anche per gli errori passati”.

“Lo scopo principale di questa come di tutte le iniziative che facciamo - conclude, riprendendo l’immagine del ponte - rimane il reinserimento di queste persone nella società. La nostra speranza è anche che mentre bonificavano qualche imprenditore li abbia notati e magari in futuro abbia meno diffidenze all’idea di dar loro un lavoro. Il concetto è che se vogliamo possiamo”.