di Aldo Fontanarosa, Serenella Mattera e Liana Milella
La Repubblica, 23 maggio 2022
Oggi, nelle sue raccomandazioni, la Commissione europea rinnoverà il pressing sul nostro Paese perché approvi le riforme strutturali che l’Ue considera indispensabili. In ballo ci sono i quasi 46 miliardi di euro che Bruxelles ci spedirà tra giugno e dicembre - nel quadro del piano di rilancio Pnrr - a patto che le riforme abbiamo preso forma. Il governo Draghi ha fatto la sua parte presentando le sue proposte, ne sono seguiti mesi di trattative con i partiti della maggioranza parlamentare che non hanno sciolto tutti i nodi.
La riforma del Codice degli appalti è in dirittura d’arrivo. Dopo il sì del Senato, oggi il testo arriverà alla Camera, quindi tornerà a Palazzo Madama per il definitivo via libera. Sui valori catastali delle case, Lega e Forza Italia danno finalmente semaforo verde perché sembra scongiurato un aumento delle tasse. Ma ora bisogna convincere Pd e Cinquestelle. Alte le barricate leghiste e forziste sulle concessioni balneari. Per votare il testo e permettere le gare, i due partiti chiedono indennizzi per i concessionari uscenti. Restano poche ore per trovare un accordo, altrimenti il governo porrà la fiducia sul ddl concorrenza. Sulla giustizia, opposizione di Lega e renziani.
Liberalizzazioni. Carroccio in trincea sulle spiagge. Draghi ha l’arma della fiducia - Rinvio delle gare e indennizzi ai concessionari uscenti per il pieno valore dei beni: sono le richieste al rialzo di Lega e Forza Italia che hanno bloccato la trattativa sulle concessioni balneari. La messa a gara delle spiagge italiane è uno dei grandi capitoli della riforma della concorrenza, che in base alla road map del Pnrr deve essere attuata entro il 31 dicembre, con tutti i decreti attuativi. Servizi pubblici locali, idroelettrico, farmaci, sono solo alcuni dei settori su cui interviene la legge. Ma il muro del centrodestra sulle spiagge è la ragione che ha indotto Mario Draghi a lanciare l’ultimatum: via libera del Senato entro il 31 maggio o voto di fiducia. La commissione Finanze, ferma da mesi, è convocata martedì. Sottotraccia si cerca un punto di caduta. Palazzo Chigi tiene il punto sull’avvio delle gare entro il 31 dicembre 2023, con poche eccezioni, e indennizzi ragionevoli, determinati con perizia asseverata. Ma la partita è soprattutto politica: Lega e Fi - divise al loro interno - insistono che il tema balneari non è citato dal Pnrr e quindi si può stralciare. E gli altri partiti? Il M5s tiene la guardia alta sugli indennizzi e chiede di non mettere la fiducia. Il Pd sostiene la mediazione di Palazzo Chigi. Le prossime ore saranno decisive. Ma il voto del Senato è solo una tappa per la legge sulla concorrenza: alla Camera si affronterà l’altro grande nodo, che riguarda taxi e Ncc.
Fisco. Compromesso al ribasso sul catasto, ma serve l’ok di Pd e Cinquestelle - Sulla delega fiscale l’intesa c’è, ma solo in teoria. Perché l’esame della riforma è stato messo in stand by finché non si scioglie il nodo della concorrenza. E perché la mediazione sul catasto siglata a Palazzo Chigi con il centrodestra formalmente deve essere ancora avallata dagli altri partiti. Il dossier è delicato, ad alta tensione politica, ed è assai probabile che non venga portato in Aula alla Camera prima delle amministrative di giugno. Due su tutti i capitoli sotto i riflettori. L’Ue chiede al nostro Paese di “allineare i valori catastali ai valori di mercato”: il testo della delega da qui al 2026 avvierà una nuova mappatura degli immobili italiani ma senza modificare la tassazione e, su pressione di Lega e Fi, conterrà solo un richiamo indiretto ai valori di mercato indicando accanto alla rendita catastale una rendita “ulteriore”, non valida ai fini fiscali. Poi ci sono le tasse: la riforma punta a riordinare, come auspica Bruxelles, le aliquote marginali e ad abbassare l’Irpef “a partire - propone il Pd - dai redditi medio-bassi”. Ma per le imposte sui capitali il centrodestra ha ottenuto un intervento meno incisivo di quello all’inizio previsto. Il M5s ha condizionato il suo via libera alla lettura dei testi finali.
Processi. Il Csm come ultimo scoglio con l’opposizione di Lega e Iv - L’ultimo miglio per la giustizia è la riforma del Csm. Non incide sui 2,8 miliardi che il Pnrr assegna all’Italia. Ma, dice il Piano, “produce conseguenze dirette sull’efficienza”. E mentre le riforme della macchina civile e penale sono già nella fase dei decreti delegati, la preoccupazione per la Guardasigilli Marta Cartabia è il via libera al piano per cambiare il Csm, ma soprattutto per eleggerne, tra un mese, uno nuovo. E qui al Senato, dove si va in aula il 14 giugno, incombe una duplice spada di Damocle. Renzi ha già detto che Iv si asterrà. Ma l’allarme arriva dalla Lega capitanata sulla giustizia dalla battagliera Giulia Bongiorno che dice: “Abbiamo presentato emendamenti migliorativi per rendere il testo, oggi blando, più incisivo. Confidiamo nella trattativa con Cartabia”. Il corridoio è stretto. Se la legge torna alla Camera, il Csm sarà eletto con le vecchie regole, una mano santa per le correnti. E sarebbe davvero uno sgarbo per la ministra che finora può contare su performance perfette. Sono in regola coi tempi le riforme dei processi civili e penali, dopo il via libera a settembre 2021, e a fine estate arriveranno a palazzo Chigi i decreti delegati su cui lavorano fior di giuristi (Gatta, Lattanzi, Lupo, Canzio, Ceretti, per citare quelli del penale). Garantito l’ok a fine 2022 come impone il Pnrr.
Codice degli appalti. Mesi di litigi e riscritture. Ora in dirittura finale alla Camera - Il confronto tra il governo Draghi e la sua maggioranza parlamentare è durato 9 mesi e ha avuto toni aspri. Poi - dopo una schiarita a febbraio - il 9 marzo 2022 il Senato ha dato il primo via libera alla riforma del Codice degli appalti con un consenso finalmente ampio: 24 voti contrari, 197 a favore. Oggi il testo arriverà in aula alla Camera, quindi tornerà al Senato per l’ultimo sì. Motivo dello scontro è stato, tra gli altri, il comma 4 dell’articolo 1 sui poteri del Consiglio di Stato. Una premessa. Il governo ha spedito in Parlamento una legge delega, dove sono scritti i principi generali della riforma. Il Parlamento sta esaminando questi principi generali, poi restituirà la palla al governo. Sarà il governo a rendere operativa la riforma, anche con i decreti legislativi. Per attuare la riforma, il governo si riservava di affidare un ruolo decisivo al Consiglio di Stato (come permette un regio decreto del 1924). Il Consiglio di Stato avrebbe scritto in autonomia dei regolamenti - anch’essi attuativi - per modificare in profondità il Codice degli appalti. Svariati parlamentari hanno contestato la soluzione (i 5Stelle con grande vigore). Ma alla fine il ruolo del Consiglio di Stato è confermato, anche se non farà da solo. Dovrà avvalersi dell’aiuto di magistrati del Tar, avvocati dello Stato, tecnici esterni.










