di Francesco Caia* e Roberto Giovene Di Girasole**
Il Dubbio, 19 gennaio 2021
La Giornata internazionale dell'Avvocato in pericolo, che si celebra il 24 gennaio di ogni anno, costituisce una importante occasione per far conoscere le gravissime violazioni dei diritti umani nel mondo, perpetrate attraverso violenze, minacce e ritorsioni contro i naturali difensori dei diritti fondamentali, gli Avvocati.
Una triste contabilità quella degli avvocati perseguitati solo perché colpevoli di difendere, senza compromessi, dissidenti politici, persone impegnate nella lotta per l'affermazione dei diritti civili, oppure popolazioni indigene dall'accaparramento di suoli da destinare allo sfruttamento economico. Come è noto ogni anno, in occasione della ricorrenza, si pone al centro dell'attenzione un Paese diverso e, per il 2021, si è deciso di fare un focus sulla situazione in Azerbaijan.
Il Consiglio Nazionale Forense ha organizzato per lunedì 25 gennaio, alle ore 15,00, una conferenza da remoto, in diretta streaming, alla quale parteciperanno un avvocato ed una avvocata azeri, che daranno la loro testimonianza sulle ritorsioni che subiscono gli avvocati che osano esercitare con indipendenza la loro professione, nel rispetto delle regole dello stato di diritto e della convenzione europea dei diritti dell'Uomo, sottoscritta dallo Stato Azero.
In Azerbaijan gli avvocati sono soggetti ad intimidazioni attraverso la loro sottoposizione a procedimenti penali, azioni disciplinari e altre misure amministrative. La radiazione dall'albo degli avvocati che lavorano per la protezione dei diritti umani, le azioni penali, le perquisizioni e le misure come il congelamento dei loro beni fanno parte del più ampio quadro di intimidazioni diffuse nei confronti dei difensori dei diritti umani, che include non solo gli avvocati, ma anche i giornalisti, le ONG o tutti coloro che sono equiparati a degli oppositori.
Uno dei casi più conosciuti è quello di Intigam Aliyev, un avvocato molto apprezzato per la sua attività professionale tesa a difendere le vittime della repressione governativa e presidente della "Legal Education Society", una organizzazione non governativa. Ha collaborato con molte organizzazioni internazionali e con il programma di formazione in materia di diritti umani "Help" del Consiglio d'Europa.
Nel 2005 è stato radiato dall'albo ma ciò non gli ha impedito di continuare il suo lavoro di assistenza di persone che sono state perseguitate politicamente per diversi decenni. È stato arrestato nel 2014 e, nell'aprile dell'anno successivo condannato a sette anni e mezzo di reclusione e a tre anni di interdizione da alcuni incarichi e attività dopo essere stato giudicato colpevole di appropriazione indebita, attività illegali in gruppi organizzati, evasione fiscale, abuso di potere e falsificazione di dati in documenti ufficiali. Nel 2015 gli è stato conferito il premio del Consiglio degli Ordini forensi europei (CCBE) per i diritti umani.
Nel 2018 la CEDU ha condannato l'Azerbaijan per violazione dell'articolo 3 della Convenzione in relazione alle condizioni di detenzione dell'avvocato Intigam Aliyev e per violazione dell'articolo 5, in relazione all'assenza di motivi plausibili di sospettare che egli avesse commesso i reati per i quali era stato arrestato.
La vicenda azera si inserisce in un contesto molto più ampio, a livello mondiale, di intimidazioni, violenze, arresti arbitrari e condanne ingiuste a carico di avvocati. In questo quadro, purtroppo, l'anno che si è appena concluso è stato segnato dalla morte, in stato di detenzione della collega turca Ebru Timtik, per il rigetto di tutte le istanze dei difensori che ne chiedevano la scarcerazione per poterla adeguatamente curare, dopo 238 giorni di sciopero della fame, da Lei condotto per richiedere il rispetto dello stato di diritto, l'indipendenza dei giudici e nonostante tutti gli appelli, le iniziative di solidarietà del Cnf, della avvocatura internazionale, dell'Oiad, del CCBE, e la mobilitazione degli Ordini italiani e di tanti di colleghi avvocati, a titolo personale. Ebru Timtik era una collega colta ed impegnata in importanti processi, sempre in difesa dei lavoratori e dei diritti, ingiustamente condannata a termine di un processo caratterizzato gravissime violazioni delle regole dei principi dell'equo processo.
Una vicenda tristemente emblematica di un periodo storico segnato dalla repressione di ogni dissenso anche in Paesi come la Turchia, componente del Consiglio d'Europa e firmataria, come l'Azerbaijan, della Convezione dei diritti dell'uomo.
In Turchia una larga amnistia concessa per ridurre il sovraffollamento carcerario ha visto l'esclusione di tutti i detenuti poli- tici, tra i quali gli avvocati. Un anno segnato anche dalla pandemia che, se ha reso difficile se non impossibile l'attività di osservazione dei processi all'estero, condotta dal Cnf, dall' Osservatorio degli avvocati in pericolo (Oiad) e dall'avvocatura internazionale, non ha fermato l'attenzione e la solidarietà ai colleghi ingiustamente processati e detenuti, anche attraverso la pressione sui Governi.
Le ritorsioni contro gli avvocati Azeri che esercitano la professione con indipendenza, nel tentativo di ridurli al silenzio, esercitate anche attraverso la loro radiazione dall'albo professionale, pone al centro dell'attenzione il tema della indipendenza dell'Avvocatura, del rispetto del diritto della difesa e del segreto professionale.
Il ruolo dell'avvocato è oggi sotto attacco, sia pure con modalità assai diverse, a tutte le latitudini. Viene messo in discussione anche nei Paesi democratici, da parte di chi sostiene politiche populiste e la strumentalizzazione delle indagini penali, i cui risultati vengono già proposti all'opinione pubblica come fossero sentenze di condanna, senza attendere lo svolgimento dei processi e l'acquisizione delle prove nel contraddittorio delle parti.
Nei mesi scorsi in Turchia, nonostante le manifestazioni pubbliche e le proteste degli avvocati, intralciate dalla polizia, che ha anche fermato per alcune ore una marcia di protesta degli avvocati ad Ankara, è stata approvata una legge di modifica del sistema elettorale degli ordini forensi, allo scopo di ridurne l'autonomia, soprattutto di quelli più grandi, vale a dire Ankara, Istanbul ed Izmir. Occorre quindi impegnarsi sempre di più per difendere il ruolo dell'Avvocato ed i principi del giusto processo.
Il Consiglio Nazionale Forense ha sottoscritto un appello a sostegno del libero esercizio della professione di Avvocato in Azerbaijan ed il Dubbio pubblicherà il 23 gennaio un inserto speciale di otto pagine, per raccontare delle repressioni e delle violenze contro gli avvocati non solo in Azerbaijan ma anche in altri stati, tra i quali l'Egitto e la Cina, e l'impegno del Consiglio Nazionale Forense su questi temi, con articoli redatti anche dai componenti della commissione diritti umani.
*Consigliere Cnf, coord. Commissione diritti umani e Rapp. Int./Mediterraneo
**Componente della Commissione Rapp. Int./Meditterraneo











