di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 10 dicembre 2025
Ci sono notizie che bisogna saper riconoscere per tempo, fatti da mettere a fuoco subito, perché segnano un prima e un dopo. In una fase in cui tutto è convulso, tutto corre veloce, non sempre ci si riesce. Non sempre siamo attrezzati a capire cosa conta e cosa no, cosa è ripetizione e cosa novità, cosa apre la strada e cosa invece la chiude. E quale differenza c’è tra le parole - dichiarazioni, conferenze, editoriali - e i fatti, l’impegno tenace e continuo che produce trasformazioni. Servono entrambi, intendiamoci, per consentire al cambiamento di avverarsi: guai a metterli in opposizione tra loro. Ma sul terreno del contrasto alla violenza contro le donne non ci si può fermare al primo dei due piani, non più.
La cultura non cambia se le istituzioni, come diceva un detto latino-americano, non girano il cappello: non cambiano passo, dicendo con chiarezza da che parte stanno in una guerra alle donne che è tutto, purtroppo, fuorché metafora. È una notizia, dunque, la decisione della Terza Corte di Assise del Tribunale di Roma di ammettere Sapienza parte civile per il femminicidio di Ilaria Sula. Le motivazioni che la sostengono, le parole della Rettrice Polimeni, lo chiariscono fino in fondo, ed è bene approfondirle, perché in un tempo nel quale il ruolo della scuola e dell’università - i luoghi dell’educazione - viene visto come laterale nella lotta alla violenza, questi gesti, pacati e al contempo fermissimi, affermano il contrario.
La decisione di costituirsi parte civile era stata presa subito. Un gesto inedito, nessun ateneo aveva mai fatto un passo simile. Ma nel nostro tempo i giovani che uccidono le loro coetanee per un rifiuto sono un fatto ricorrente; la violenza tra i ragazzi è una delle voci in crescita - fonte ISTAT - e con i fatti bisogna farci i conti. Ilaria Sula aveva 22 anni, da Terni era venuta a Roma per studiare, con profitto e successo, statistica. Il 25 marzo scorso era scomparsa; la comunità studentesca si era mobilitata: nella zona di S. Lorenzo e intorno al Campus si trovavano piccoli manifesti con la foto per segnalare la sua sparizione. Il suo corpo è stato ritrovato una settimana dopo, chiuso in una valigia gettata in fondo a un dirupo. Mark Antony Simpson, l’ex ragazzo - anche lui studente dello stesso Ateneo - l’ha uccisa la sera stessa della sua sparizione con tre coltellate: erano in camera sua, a casa sua, i genitori di là; la madre ha pulito il sangue. Negli stessi giorni, a Messina, Sara Campanella, 22 anni, studentessa di Tecniche di laboratorio biomedico, veniva uccisa a pochi passi dal Policlinico universitario da un giovane che non accettava di essere respinto.
Davanti a questo paesaggio si aprono due strade: la prima continua a considerare queste vicende questioni private, davanti alle quali scuotere, sdegnati e impotenti, la testa. Ma così la natura di questa violenza, spietata e ricorrente, viene negata, riportata nelle case, nelle camerette, dove matura e a volte si consuma. Oppure si sceglie di darle un nome, ossia di mostrarne il carattere pubblico e di assumersene coerentemente la responsabilità. Non potevano essere più chiare le parole di Polimeni nel commento all’ammissione di Sapienza: la scelta, ha ricordato, nasce “dal riconoscimento della missione educativa degli Atenei”, che non sono solo i luoghi della didattica e della ricerca ma “comunità chiamate a formare cittadini responsabili e rispettosi della parità, che rappresenta il vero antidoto contro la violenza”.
Nelle motivazioni che hanno sostenuto la scelta del Tribunale, resa nota solo ieri, vengono riconosciute la continuità e l’efficacia delle azioni dispiegate nel tempo dall’Ateneo: dall’apertura del Centro Antiviolenza alla “Cassetta degli Attrezzi”, il corso contro la violenza di genere fruibile da tutta la comunità, fino al varo del Codice antimolestie. Solo una rete capillare può battere la violenza: lo ripetiamo spesso. Ma l’educazione è un anello strategico di questa rete: quando fa la sua parte, la differenza c’è e si vede. Che sia davvero l’inizio.









