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di Valentina Stella

Il Dubbio, 1 settembre 2026

Mentre il Senato ha riaperto i battenti per la legge elettorale, già approvata in prima battuta, la Camera attenderà invece il 9 settembre per riprendere i lavori. Si inizierà alle ore 13 con la discussione generale del disegno di legge di conversione del decreto 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell’immobile degli uffici giudiziari di Bolzano. Ma quali saranno i dossier giustizia su cui si punterà nell’ultimo anno di legislatura? Per il vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, “la battaglia per i diritti prosegue: oltre a dover portare a casa la legge sulla prescrizione e quella sugli smartphone dobbiamo innestare provvedimenti che tutelino la nuova responsabilità dei medici, i nuovi modelli 231 per le società, la sicurezza sul lavoro.

Per la tutela dei lavoratori e dei pazienti occorre privilegiare rigorosi meccanismi di prevenzione. Lavoratori e imprese, pazienti e medici devono viaggiare sullo stesso carro”. “Alla ripresa dei lavori presenteremo una proposta di legge che preveda risarcimenti per i cittadini vittime di malagiustizia”, ci preannuncia invece Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia, la compagine più attiva sul tema, che non intende mollare, nonostante la sconfitta referendaria di marzo 2026. “Adesso - ci spiega - la normativa vigente contempla risarcimenti per ingiuste detenzioni o errori giudiziari. Noi vogliamo allargare i casi in cui lo Stato riconosca un ristoro ad un cittadino innocente a cui, ad esempio, è stato inibito l’esercizio di una professione, o che ha visto la sua azienda depauperata dopo un sequestro, o ha subìto ingiustamente altre misure cautelari”.

Inoltre, dice ancora Costa, “prevediamo il risarcimento anche per il cittadino che non ha avuto restrizioni ma ha comunque dovuto affrontare per anni un processo che non sarebbe dovuto mai iniziare. Perché un processo, per un innocente, è una pena, anche quando finisce con l’assoluzione”. Ma chi deciderà se quel processo non s’aveva da fare? “A stabilire che quelle udienze non si sarebbero mai dovute celebrare, qualora fosse lampante fin dall’inizio che il procedimento sarebbe finito in un nulla di fatto, sarà il giudice che assolve l’imputato”, chiarisce Costa. Gli azzurri poi non si sottraggono al tavolo sul tema delle intercettazioni ad ampio spettro “anche per discutere delle famose richieste del procuratore Melillo” volte a ripristinare la pesca a strascico, e “alle quali noi ribadiremo la nostra contrarietà”.

Per Costa ci sarà anche l’opportunità “di discutere dell’uso del trojan, uno strumento che ha una pervasività maggiore di quella di un’intercettazione ambientale. Per questo ci vorrebbe una disciplina autonoma”. Era stato lo stesso ministro Carlo Nordio a dichiarare più volte di star “lavorando per ridurre, se non proprio eliminare, questa vergogna che viola l’articolo 15 della Costituzione”. “Mah, vedremo...”, replica Costa, lasciando intendere di non confidare troppo che le parole del Guardasigilli si traducano in norma. Tra le questioni da non lasciare indietro c’è anche quella delle carceri: “Abbiamo apprezzato l’approvazione della legge che consente ai detenuti tossicodipendenti o alcolisti di scontare la pena in una comunità terapeutica. Ma ora occorre lavorare per avere maggiori risorse e rafforzare i profili organizzativi altrimenti saranno pochi quelli che ne potranno usufruire”.

Il parlamentare poi auspica che anche Palazzo Madama approvi la legge che ha istituito la giornata dedicata alle vittime degli errori giudiziari: “Una parte della magistratura nega ancora l’errore giudiziario e lo tratta come un fisiologico effetto collaterale, invece l’approvazione definitiva di questa norma sarebbe un passo avanti culturale per far capire che lo Stato riconosce i casi di malagiustizia”. Costa non molla neanche l’organo di governo autonomo della magistratura: “Bisognerà mettere mano alle valutazioni di professionalità in seno al Csm, inverosimilmente positive al 99%, e quella sugli illeciti disciplinari perché chi sbaglia non paga mai”.

Le correnti dell’Anm, per il deputato, “sono compatte nel difendere gli interessi corporativi. Lo state facendo notare bene voi raccontando cosa accade a chi si candida fuori di esse, come Vincenzo Depalma. A differenza di chi ha frettolosamente archiviato la battaglia referendaria, noi pensiamo che le riforme più ambiziose abbiano bisogno di tempo per maturare, e proseguiremo nel nostro impegno quotidiano”. Per questo conclude con una stoccata a Via Arenula: “Subito dopo il referendum si era parlato di un tavolo con Anm e Cnf per delineare una road map delle riforme. Una illusione, senza dubbio perché l’Anm è interessata a mantenere lo status quo dopo aver vinto il referendum, anche grazie ai suoi testimonial come Ranucci”.